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La Sicilia greca: una colonizzazione all’insegna degli incontri di civiltà

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24 Giugno 2019

I greci, a partire dalla seconda metà dell’VIII secolo a. C., iniziarono a colonizzare la Sicilia, terra che già conoscevano attraverso gli scambi commerciali. Innanzitutto, è bene ricordare che la colonizzazione greca dell’Isola rientrò in un processo più ampio che riguardò varie regioni del Mediterraneo occidentale: pensiamo alle coste iberiche, della Provenza, della Corsica e dell’Italia meridionale. I greci, di solito, fondavano le proprie colonie in zone costiere pianeggianti o in zone collinari facilmente accessibili e le spedizioni che partivano dalla madrepatria, da cui la colonia, pur mantenendo strettissimi legami, ne diventava completamente indipendente, erano costituite per lo più da uomini, guidati da un capo, chiamato ecista.

La prima colonia siciliana fu Naxos, fondata sulla costa orientale, probabilmente da alcuni abitanti provenienti dall’isola di Nasso. Tucidide indica il 734 a. C. come anno di fondazione, data verosimile poichè le ceramiche più antiche, ritrovate nel sito, risalgono alla seconda metà dell’VIII secolo a. C.Dagli scavi archeologici sembrerebbero non esserci stati contatti bellicosi con le popolazioni indigene: in particolar modo, la parte orientale era abitata dai Siculi, quella centro-occidentale dai Sicani, invece nel trapanese vivevano gli Elimi. Il contatto con queste popolazioni era praticamente inevitabile, anche perché i coloni partivano dalla Grecia portando con sé poche donne. In ogni caso, spesso, i rapporti non erano pacifici.

Qualche anno dopo la propria fondazione, Naxos diede vita ad altre due colonie, cioè Lentini e Catania: entrambe le città raggiungeranno un certo grado di floridezza. Lentini, a differenza di Naxos, fu costruita in collina ad una certa distanza dalla costa e diventerà un centro importante per la produzione di cereali.

Nel 733 a. C. alcuni coloni provenienti dalla città di Corinto fondarono Siracusa, destinata a diventare, la città più potente dell’Isola, addirittura la più potente del Mediterraneo durante la tirannia di Dionisio I. I padri fondatori scacciarono i siculi dall’isolotto di Ortigia che in seguito sarà collegato alla terraferma mediante un terrapieno. Negli anni successivi, i siracusani daranno vita a delle colonie dipendenti dalla madrepatria, tra cui Akrai (663 a. C.), Kasmenai (643 a. C.) e Kamarina (598): Siracusa, in questo modo, riuscirà a controllare un territorio sempre più ampio, premessa della sua egemonia sulla Sicilia sud- orientale, base della sua successiva potenza e dovei siculi verranno, in parte scacciati verso le regioni più interne, in parte sottomessi, giuridicamente ed economicamente, alla popolazione greca.

Intorno al 730 a. C. un drappello di coloni provenienti da Cuma (colonia greca fondata dai calcidesi intorno al 740 a. C. sulle coste della Campania) e da Calcide fondarono la colonia di Zankle (Messina). Quest’ultima, bisognosa di terre da coltivare, nel 716 a. C. edificherà Mylai (l’acropoli di Taormina) rimanendo dipendente dalla madrepatria, invece, Himera, fondata sulla costa settentrionale intorno al 650 a. C., raggiungerà una potenza tale che riuscirà ad emanciparsi da Zankle.

Nel 728 a. C. un drappello di navi provenienti da Megara sbarcarono sulla costa orientale fondando la colonia di Megara Hyblaia (Iblea), quest’ultimo termine deriverebbe dal nome del re siculo Hiblon che cedette ai megaresi la terra su cui sorgerà la nuova città, probabilmente per cercare un’alleanza contro Siracusa e Lentini. Nel 628 a. C. Megara Hyblaia fonderà Selinunte, che diventerà una delle città greche di Sicilia più importanti e fiorenti, di cui ancora oggi è possibile ammirare i templi. Uno dei segreti della floridezza di questa città risiedeva nel possedere due porti, oggi interrati, segno di una vita commerciale molto dinamica.

La colonia di Gela fu invece fondata nel 688 a. C. da un gruppo di rodesi (e probabilmente anche di cretesi) e la città, anche se oggi è estranea agli itinerari turistici, ha molto da offrire, essendo visitabile, per esempio, uno degli impianti termali più antichi del mondo greco, risalente al IV secolo a. C. Gela, nel 580 a.C. fonderà Akragas (Agrigento), destinata a diventare la seconda città più estesa dell’Isola, dopo Siracusa.

In definitiva, come abbiamo potuto vedere, nell’arco di circa due secoli, i greci colonizzarono prima la costa orientale, poi quella settentrionale e infine quella meridionale, invece, le zone interne rimasero sotto il controllo di siculi e sicani, anche se i confini erano molto labili e fluidi. Ma le popolazioni indigene furono sempre più influenzate dalla cultura greca come dimostrano, ad esempio, il tempio e il teatro greco di Segesta, importante città degli Elimi collocata nella parte occidentale della Sicilia. Qui, forte era la presenza dei cartaginesi le cui città più importanti furono Mozia, Solus e Panormos (Palermo). Una Sicilia, quindi, già nell’VIII secolo a. C., incredibilmente multiforme e dinamica, crogiolo di civiltà e culture differenti (cartaginesi, elimi, sicani, siculi e greci) che s’influenzavano reciprocamente, generando progresso e sviluppo, generando ricchezza, arte e bellezza.

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