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la bufera giudiziaria

La testa della Vicari e l’autodifesa di Crocetta: la politica si lecca le ferite

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20 Maggio 2017

L’etica e il rispetto delle regole investono in pieno la politica siciliana. Mentre a Trapani si guardano le macerie lasciate dalle inchieste della procura di Palermo e ci si interroga su cosa accadrà nella campagna elettorale comunale dopo il coinvolgimento di Mimmo Fazio e Tonino D’Alì, nei corridoi siciliani del Palazzo si tenta di restare a galla e parare i colpi in qualche modo.

E così, ecco da un lato le dimissioni di Simona Vicari da sottosegretario del governo Gentiloni e dall’altro la strenua autodifesa del governatore Rosario Crocetta, che si dice estraneo ai fatti contestati. In mezzo ci sono i Siciliani, frastornati da un bombardamento mediatico, che in poche ore ha narrato il resoconto di una giornata di fuoco che ha lasciato sul campo “morti e feriti”.

La Vicari, si diceva, paga con la testa, salvando in questo modo la tenuta del governo nazionale e la reputazione del ministro Angelino Alfano, segretario del suo partito: “Poiché la mia permanenza nell’incarico di sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture comporterebbe di affrontare quotidianamente una materia per la quale sono oggi sottoposta ad indagine – ha spiegato la parlamentare – al fine di garantire a me e al mondo che è maggiormente interessato al trasporto marittimo e a tutto il Governo che ho avuto l’onore di rappresentare, una maggiore serenità, ritengo opportuno rassegnare le mie dimissioni. Sono assolutamente tranquilla e certa della liceità della mia azione essendomi, della vicenda, interessata nel pieno adempimento delle deleghe che mi erano state conferite e nella pienezza del ruolo di Parlamentare che rivesto e questo per venire incontro alle esigenze dell’intero comparto marittimo. Le intercettazioni, con rolex in regalo da parte dell’armatore Morace, la incastrerebbero. A questo punto, potrà difendersi in sede giudiziaria da quella che le malelingue – non senza una certa dose di sarcasmo – hanno definito, nel suo caso, “giustizia a orologeria”. 

Ben diversa la reazione di Crocetta, che si trovava fuori Palermo al momento dell’arrivo dell’uragano giudiziario e che oggi rientra in fretta e furia per tenere una conferenza stampa. C’è da credere che l’appuntamento con i giornalisti servirà per rilanciare, per riaffermare la propria estraneità alle accuse, per non darla vinta ai pm e per ribadire l’azione antimafia propria e del proprio governo.

Già ieri, nelle dichiarazioni rilasciate all’agenzia Ansa, il presidente della Regione precisava di “non avere avuto alcun rapporto con Morace e di non avere mai ricevuto in regalo una vacanza a Filicudi”Non sono mai salito in barca con Morace né con altri. Apprendo queste notizie dai giornalisti, non so altro dell’inchiesta”.

Crocetta ha anche fornito alcune cifre, giusto per affermare la propria posizione politica in materia di trasporti marittimi: “Quattro anni fa la spesa per il trasporto marittimo ammontava a 91 milioni di euro, 76 milioni nel 2014 e nel 2015, 63 milioni nel 2016 e 66 milioni quest’anno. Con Ettore Morace ci fu un braccio di ferro incredibile perché voleva un contratto di servizio troppo alto a nostro avviso. Il governo non cedette di un millimetro”.

In serata però si è appreso che fra gli indagati è finito anche il suo segretario Massimo Finocchiaro, presidente dell’Ast: “Sono sereno, non so perché sono finito nell’inchiesta – ha detto – Ho solo organizzato una festa a Messina per Riparti Sicilia. C’è chi ha dato contributi di 30, 50 o 100 euro tutto registrato. Morace ha versato 5 mila euro. Tutto nella massima trasparenza”. Già, cinquemila euro. Un regalo, che per i magistrati però sarebbe molto di più che un semplice atto di liberalità, ma avrebbe il sapore di un vero e proprio finanziamento al partito del Presidente. In cambio di cosa? Si domandano i pm titolari dell’indagine.

Dove sta la verità lo stabilirà l’inchiesta.

 

 

Foto di copertina: Ansa

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