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La storia e i riti della pesca e della lavorazione del tonno in Sicilia e nella Tonnara di Favignana potranno continuare a vivere

La Tonnara di Favignana potrà riaprire. E’ una delle 6 autorizzate dal ministero per la lavorazione del tonno rosso

13 Aprile 2017

Presto la Tonnara di Favignana potrà ritornare a lavorare i tonni appena arpionati in mare dai pescatori della piccola Isola delle Egadi. Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali l’ha inserita nel decreto che autorizza i siti in cui poter sbarcare il tonno rosso, la cui pesca oggi è sottoposta ad un severissima regolamentazione da parte dell’Unione europa. Sarà una delle 6 autorizzate in tutta Italia a trasformare il tonno catturato con il sistema della “tonnara fissa”.
Lo storico stabilimento non sarà più, quindi, solo un reperto di archeologia industriale, come è stato in questi ultimi 10 anni, ma un luogo dove poter conoscere e apprezzare una tradizione millenaria ricca di cultura e di incanto.

L’antico impianto fu acquistato nel 1841 dai Florio che decisero di ampliarlo. Consapevoli della rilevanza non solo economica che la tonnara rappresentava, la famiglia di imprenditori affidò il progetto ad uno degli architetti più importanti del tempo, Giuseppe Damiani Almeyda. Sin da subito lo stabilimento diede lavoro a centinaia di persone. Qui l’incontro tra l’antica arte della lavorazione del tonno con l’innovazione diede vita alle prime scatolette di latta con apertura a chiave. Testimonianza della capacità dell’imprenditorialità siciliana di stare al passo con i tempi. Con il declino della famiglia Florio la Tonnara passò nei primi anni 30 nelle mani dell’Istituto di ricostruzione industriale (Iri). Successivamente fu rilevato dalla famiglia Parodi di Genova e dall”85 fu gestito dall’imprenditore trapanese Nino Castiglione fino al 1991, anno in cui fu acquistata dalla Regione Siciliana che ha avviato una serie di lavori di riqualificazione.

Con l’inizio del nuovo millennio le difficoltà accusate già alla fine del ‘900 si fecero più pesanti. La scarsità di tonni determinata dallo sfruttamento selvaggio da parte dei pescherecci giapponesi e i rigidi vincoli imposti da una legislazione europea sempre più stringente ne hanno decretato la chiusura. L’ultimo anno di attività risale al 2007. Da allora la Tonnara Florio è diventata un museo, ma diversi imprenditori e pescatori del luogo non si sono mai arresi alle decisioni di Bruxelles. Il settore è, infatti, regolamentato dal sistema delle quote che stabilisce una soglia massima da poter pescare, al fine di salvaguardare la specie. Fino a ieri nessuna tonnara era stata autorizzata a riprendere le proprie attività. Una scelta che ha generato una situazione assurda per la quale, ad esempio, l’imprenditore Castiglione è costretto ad inscatolare tonno pinne gialle, proveniente prevalentemente dal pacifico, mentre non può lavorare quello pescato in Sicilia.

Oggi anche gli ambientalisti hanno cambiato parere, sia perchè in questi ultimi anni la popolazione dei tonni rossi e in ripresa e sia perchè i sistemi utilizzati dai tonnaroti del Mediterraneo sono sostenibili. Si tratta di un modello selettivo che non provoca effetti collaterali sulle altre specie. La stessa mattanza, inoltre, permette di catturare soltanto gli esemplari che hanno raggiunto la maturità sessuale. La vera minaccia è, invece, rappresentata dall’inquinamento e dalla pesca effettuata dai pescherecci provenienti dall’est asiatico.

Il decreto del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali segna finalmente una svolta, che seppur minima, consente di recuperare un’attività che si tramanda da generazioni che sembrava condannata alla scomparsa.
Per il 2017 sono 650 le tonnellate di tonno rosso, su un totale di 3.300 a livello nazionale, assegnate a 3 imbarcazioni siciliane, su un totale di 12 a livello nazionale, da poter pescare con il “sistema a circuizione”. Mentre 450 sono le tonnellate destinate al “sistema a palangaro”. In questo caso le imbarcazioni siciliane sono 26 su 30.
Il decreto inoltre stila l’elenco dei porti in cui è consentito sbarcare il tonno rosso. Quelli siciliani sono: Augusta, Castellammare del Golfo, Catania, Favignana, Gela, Lampedusa, Licata, Lipari, Marsala, Messina, Milazzo, Palermo, Pantelleria, Porticello, Porto Empedocle, Porto Palo di Capopassero, Riposto, San Vito Lo Capo, Sant’Agata di Militello, Sciacca, Termini Imerese e Trapani.

La storia e i riti della pesca e della lavorazione del tonno in Sicilia e nella Tonnara di Favignana potranno continuare a vivere, ad offrire ai consumatori un prodotti di altissima qualità e soprattutto e ad esercitare il loro fascino.

 

 

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