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Palermo

Il commento di Elio Sanfilippo

La vittoria di Orlando

di
12 Giugno 2017

Ha ragione Leoluca Orlando quando, nel commentare il voto e la sua vittoria a sindaco, ha detto che Palermo ha deciso di continuare il cammino di rinnovamento intrapreso.

D’altronde, anche i critici più severi sull’operato della sua amministrazione, non possono non riconoscere che in questi anni la città è cresciuta, si vive meglio, si è data un profilo culturale, una identità che valorizza il suo patrimonio storico con una idea di futuro.

Insomma, egli ha saputo coniugare il quotidiano con il progetto e nonostante i limiti che peraltro lo stesso Orlando riconosce, “ i 55 metri che mancano ai 45 già fatti, gli elettori si sono guardati bene dall’affidare le sorti della città a sedicenti rinnovatori improvvisati o agli eredi delle vecchie pratiche politiche, ad incompetenti da un lato a faccendieri dall’altra, che si presentavano tutti sotto mentite spoglie”.

Questo percorso di crescita, tuttavia, e il voto lo conferma, non è stato tutto lineare, appesantito da antichi problemi non risolti e da vecchie e nuove contraddizioni.

Vi è infatti una parte della città che non è ancora in sintonia con questo percorso, come testimonia il dato dell’astensionismo, una altro pezzo che si sente escluso da questi miglioramenti, relegato in condizioni di marginalità, con un accentuarsi del disagio sociale.

Elio Sanfilippo
Elio Sanfilippo

Una realtà che non coinvolge solo le periferie, peraltro non esiste più la vecchia distinzione tra centro e periferia, tutto può essere centro e tutto può essere, a secondo il ruolo e la funzione che svolge nella comunità.

Vi sono aree sociali che vivono in condizioni di precarietà e di incertezza per il futuro che si manifestano nell’astensionismo, un parte nella protesta inconcludente, un’altra parte ancora si rifugia nelle vecchie pratiche clientelari e corruttive che i vecchi arnesi della politica tentano di rinverdire rispolverando metodi che ricordano i tempi di Lauro a Napoli che si sono poi diffusi in tutti il mezzogiorno, anche se ai pacchi di pasta hanno sostituito il buono spesa, perfino la ricarica del telefonino, rimane invariata la solita promessa del posto di lavoro.

La città ha avvertito questo pericolo e ha ridato fiducia a chi esprime innanzitutto una politica, pulita, trasparente, in grado di guardare al futuro.

Il compito principale che sta di fronte ad Orlando, infatti, è di natura culturale, prima ancora che politico: superare questa divisione, questa frammentazione sociale, ripristinare l’Unitarietà della città.

Un senso di Comunità che si realizza solo in occasione del Festino, che Orlando ha saputo trasformare da evento religioso a simbolo e a momento di identità di tutta la città.

Occorre partire dai bisogni primari come, ad esempio la scuola. Troppo alta l’evasione scolastica. La residenza, troppe case sfitte e troppa gente senza casa. Un nuovo Welfare che oggi tiene fuori dalla porta, i pensionati al minimo e le famiglie monoreddito. E ancora, le persone escluse per malattia o per handicap, una disoccupazione crescente con troppi giovani che lasciano la città e, infine, il grande tema dell’immigrazione e dell’accoglienza, su cui però Orlando ha già dato prova di grande attenzione. Sono i problemi del nostro tempo che si coagulano tutti nelle grandi aree urbane e che solo le forze progressiste con un progetto riformista sono in grado di affrontare e risolvere.

E’ quindi un grande compito storico che attendono i 5 anni della prossima amministrazione Orlando. Se non fosse così, infatti, non si capirebbe perché, un fatto che tutti dimenticano, 5 anni fa Orlando abbia lasciato il comodo scranno di parlamentare e tornare a fare il sindaco non per galleggiare nell’ordinaria amministrazione ma tracciare un nuovo futuro per la città.

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