Lampedusa, sequestrato il depuratore: indagati il sindaco Martello e la Nicolini :ilSicilia.it
Agrigento

inquinamento diecimila volte superiore ai limiti

Lampedusa, sequestrato il depuratore: indagati il sindaco Martello e la Nicolini

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26 Aprile 2018

La Procura di Agrigento ha disposto il sequestro dell’impianto di depurazione del Comune di Lampedusa e protezione delle acque. I magistrati, coordinati dal procuratore Luigi Patronaggio, hanno notificato anche 13 avvisi di garanzia e confiscato 600 tonnellate di materiali.

Impianti non funzionanti e livelli di inquinamento da batteri fecali diecimila volte superiori ai limiti di legge: questo è il risultato degli accertamenti della Procura. Le ipotesi di reato contestate vanno dall’inquinamento ambientale al falso, dalla truffa, all’omissione d’atti d’ufficio e alla frode in pubbliche forniture.

Oltre al sindaco di Lampedusa (Ag) Salvatore Martello e al suo predecessore, Giusi Nicolini, sono 11 – fra dirigenti di Regione e Comune e responsabili delle ditte che avrebbero dovuto fare i lavori di sistemazione dell’impianto di depurazione di Lampedusa – ad essere stati iscritti nel registro degli indagati per le presunte irregolarità nel funzionamento del depuratore.
Si tratta di Maurizio Pirillo, 56 anni, ex direttore generale del dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione Sicila; Felice Ajello, 60 anni, direttore dei servizi attuativi della gestione del servizio idrico della Regione; Salvatore Stagno, 47 anni, responsabile unico del procedimento relativo al rinnovo del depuratore; Giuseppe Tornabene, 64 anni, direttore dei lavori; Giuseppe Dragotta, 62 anni, direttore dei lavori; Manlio Maraventano, 50 anni, ex dirigente dell’Utc di Lampedusa; Francesco Brignone, 55 anni, ex dirigente Utc; Calogero Fiorentino, 61 anni, ex dirigente dell’Utc; Sonja Nunziatina Cannizzo, 48 anni, amministratore della Nuroni Srl, società che avrebbe dovuto realizzare il nuovo depuratore dell’isola; Luigi Fidone, 43 anni, direttore tecnico della Nuroni e Giovanna Taormina, rappresentante della Epilscan, società che si occupava del conferimento dei rifiuti sull’isola che avrebbe creato una discarica abusiva.

“E’ da tempo che teniamo d’occhio la situazione di Lampedusa. Dal 2012 il vecchio depuratore non funziona più. E’ una situazione che, nel tempo, si è sempre più aggravata, le opere che dovevano essere effettuate non sono state realizzate e oggi abbiamo una situazione di estrema gravità”. Lo ha detto, durante la conferenza stampa convocata al tribunale di Agrigento, il procuratore capo Luigi Patronaggio che ha disposto il sequestro dell’impianto di depurazione di Lampedusa .

“Abbiamo dovuto necessariamente inviare le informazioni di garanzia a tutti gli amministratori che si sono succeduti dal 2012 ad oggi – ha aggiunto Patronaggio – proprio perché vogliamo capire se ci sono state omissioni penalmente rilevanti. Non escludiamo l’esistenza di reati contro la pubblica amministrazione e inadempienza nelle pubbliche forniture perché questo appalto si è protratto per più tempo e ancora non è stato chiuso”.

Dell’attività investigativa si sono occupati i carabinieri del centro Anticrimine natura del comando provinciale di Agrigento e la Guardia costiera. “E’ nostra preoccupazione far partire la stagione estiva per cui abbiamo impartito al Comune delle direttive che se verranno rispettate, probabilmente, riusciranno a contenere l’inquinamento ambientale, altrimenti poi si procederà con un amministratore giudiziario”, ha concluso.

Il depuratore di Lampedusa non funzionava più dal 2012. Il Comune, beneficiando di finanziamenti per l’insularità, ha ottenuto 8 milioni di euro per i lavori di ripristino. Ma in questi anni nulla è stato fatto. “Il progetto prevedeva una serie di step per la consegna degli interventi, tutto si sarebbe dovuto risolvere nel giro di due anni”, ha spiegato il sostituto procuratore di Agrigento Alessandra Russo che ha disposto il sequestro dell’impianto e aperto un’inchiesta.

“Qualcosa si è inceppata. Il depuratore non funziona – ha argomentato il procuratore capo Luigi Patronaggio – Venivano utilizzate impropriamente le vasche del vecchio e del nuovo depuratore e un tubo, una sorta di collettore, che si vede che spande in acqua i rifiuti melmosi”. Gli investigatori – la Guardia costiera prima e i carabinieri del centro Anticrimine natura del comando provinciale di Agrigento – monitorano i lavori e il funzionamento, o meglio il non funzionamento, dell’impianto dal 2015.

“Si tratta di imputazioni provvisorie – hanno tenuto a precisare il procuratore capo Luigi Patronaggio e il sostituto Alessandra Russo – in attesa di ulteriori verifiche”.

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