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La riflessione di Elio Sanfilippo

L’anno che verrà

di
1 Gennaio 2021

Cimentarsi in una previsione su cosa ci riserverà l’anno 2021 non può prescindere dalla pesante eredità che ci lascia il 2020. Il Covid si è abbattuto pesantemente sul sistema produttivo italiano e in particolare sulle economie più fragili come quella siciliana.

Il 2020 ci consegna così una Italia in ginocchio e scombussolata, che ha dovuto affrontare un nemico invisibile. Il Covid, infatti, ha lascito un segno profondo nell’animo dei cittadini che hanno avvertito tutta la precarietà della esistenza umana, che un virus può cancellare e nel migliore dei casi cambiare profondamente.

L’unica cosa positiva che ci lascia il 2020 è  la creazione del vaccino che ha alleviato le sofferenze e le privazioni di questi mesi e, cosa ancora più importante, ha restituito un po’ di fiducia e di speranza.

Ancora una volta, di fronte a tragedie epocali come le guerre  le carestie, le epidemie, riemerge la capacità dell’ingegno umano di sconfiggere il male e, in tal  senso, gratitudine e ammirazione vanno rivolte agli scienziati di tutto il mondo che hanno bruciato le tappe e in pochi mesi ci hanno consegnato un rimedio efficace contro il virus , nonostante era convinzione diffusa che normalmente bisognasse aspettare due o tre anni

Con il 2021, però, non può ritenersi chiusa la partita con il Covid e contestualmente  alle vaccinazioni sarà necessario ancora mantenere comportamenti virtuosi. Il virus, infatti, non è scomparso e realisticamente questo sarà un anno di transizione perché è ipotizzabile che la normalità, se la tabella di marcia sarà rispettata, potrà raggiungersi nel 2022.

Possiamo, tuttavia, in questa guerra contro il Covid guardare al 2021 con un pizzico di ottimismo.

Lo stesso non possiamo dire sul campo politico.

Sicuramente nel 2021 non vi saranno quelle trasformazioni che, come cantava Lucio Dalla, “tutti noi stiamo già aspettando” nella bella canzone L’Anno che verrà.

Al contrario sullo scenario politico si addensano nubi di crisi da cui non vi è da aspettarsi niente di buono, a prescindere se ci sarà una crisi di governo o meno, se ci sarà un terzo governo Conte o un governo di tecnici o lo scioglimento del Parlamento con le conseguenti elezioni anticipate.

Ci aspettano in ogni caso mesi di fibrillazioni, comportamenti da campagna elettorale, sia che si vota o no, in cui prevarrà  la propaganda e la ricerca del consenso ad ogni costo.

Una  conferma del livello di rissosità e di mediocrità dell’attuale classe politica. La  pandemia, infatti, con le profonde ferite sociali che ha creato e la grande opportunità,  in termini di risorse finanziarie, che l’Europa per la prima volta ci mette a disposizione, avrebbero dovuto spingere le forze politiche a far prevalere l’interesse nazionale, pur nella diversità dei ruoli. Come avveniva, peraltro, nella Prima Repubblica di fronte a gravi emergenze, e non alimentare, invece,  divisioni e contrapposizioni, non solo tra maggioranza e opposizione,  ma anche all’interno della stessa maggioranza che, inevitabilmente,  si rifletteranno sul terreno sociale.

Una delle cause di questa precarietà politica che non infonde sicurezza ai cittadini, probabilmente, risiede nel fatto che il Parlamento non riflette più la nuova realtà politica che si è determinata nel Paese rispetto a quando si è formato.

I Cinque Stelle non sono più il primo partito soppiantati dalla Lega di Matteo Salvini e il loro peso elettorale non corrisponde a quello della rappresentanza parlamentare. Lo stesso vale per Italia Viva il cui peso parlamentare è lontanissimo dal consenso elettorale che le viene attribuito.

Il centrodestra, dal canto suo, si ritiene maggioranza nel Paese, ma non lo è in Parlamento, mentre nel centro sinistra il Partito Democratico non ha ancora deciso se il fidanzamento con i Cinque Stelle si trasformerà in matrimonio e su che base, su quale programma, si realizzerà la convivenza.

Per non parlare dei cambi di casacca che hanno incrementato il gruppo misto e di un possibile partito personale del presidente del consiglio.  Situazioni che si riproporranno anche nel futuro se non si metterà mano, dopo il taglio dei parlamentari, alla riforma istituzionale e a quella elettorale  che restituisca ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti.

I mesi che ci attendono ci diranno se le forze politiche metteranno mano alle riforme che il Paese attende,  se si avvieranno progetti per rilanciare l’economia,  se vi sarà un robusto sostegno alle persone più bisognose e un serio aiuto alle imprese o si marcerà verso elezioni anticipate.

In questo caso si dovrà tenere conto che si ha tempo fino a luglio, dal momento che poi scatterà il semestre bianco  in vista della elezione del capo dello Stato prevista per il gennaio del 2022 , in cui non sarà possibile più sciogliere le Camere. È anche ben ricordare, a tal proposito, che i finanziamenti europei del Recovery Fund devono esser impegnati entro il  2023 e spesi entro il 2026.

Questo 2021 presenta, quindi, molte incognite sul piano politico nazionale. L’augurio è che i cittadini  e per quel che ci riguarda i siciliani si sentano più sicuri, riacquistino più fiducia e rilancino il valore della solidarietà, gli imprenditori riprendano lo spirito dell’intraprendenza , si tutelino i diritti dei lavoratori, mentre la politica recuperi il senso della sua missione creando lavoro e benessere per i cittadini. Sono queste le premesse per guardare con fiducia all’anno che verrà.

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