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l'opinione

L’assessorato alla cultura e all’identità siciliana tra passato e speranze

16 Maggio 2020

Ospitiamo questo contributo di riflessione di Giovanni Callea (imprenditore,esperto di turismo) sul tema dell’assessorato ai beni culturali e all’identità siciliana, al di la delle polemiche di questi giorni e del toto-nomi su chi sarà il nuovo assessore.

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Certamente Sebastiano Tusa era un luminare di profilo alto. Qualcuno ricorda gli altri assessori alla cultura? E cosa hanno fatto? Uno dei migliori a mio avviso è stato Vittorio Sgarbi, verso cui peraltro non ho mai avuto particolare simpatia, non lo conosco personalmente. Durato poco il suo mandato, ma non posso dimenticare che è stato il primo e l’unico che ha posto il tema dell’apertura dei musei e dei parchi archeologici nei giorni festivi. Ci voleva un romagnolo per capire questa evidenza? Comunque, per non sbagliare, andato via lui l’evidenza ce la siamo scordata.

Tutti gli altri, da che mi ricordi, hanno lasciato un segno meno che anonimo, inclusi i celeberrimi e siciliani Zichichi e Battiato (quest’ultimo al Turismo). Tutti i partiti siciliani importanti e che in Sicilia hanno o hanno avuto consensi stratosferici, hanno occupato quella postazione con risultati ed azioni non certo memorabili.
Io credo che sia interessante porre questioni di contenuto su quello che a mio avviso dovrebbe essere chiamato assessorato al Futuro. Perché prima o poi capiremo realmente che la cultura è la nostra industria, capiremo ed agiremo conseguentemente, perché capirlo non basta più. Quindi provo ad andare oltre il nome o l’etichetta di chi andrà a governare il più importante ente della Regione siciliana, provando a rilanciare la questione sul tema dei contenuti, nonostante capisca che di questi tempi è un’impostazione poco attuale.

L’Assessore dovrebbe a mio avviso convocare gli stati generali per la cultura. Invitando trasversalmente il mondo dell’arte, musicisti, registi, attori, artisti, maestranze per capire cosa avrebbero da proporre e come immaginano la Sicilia tra uno, tre, cinque anni. Una riflessione aperta in un momento di grande cambio storico nella nostra società. Condiviso con gli attori del comparto e allargato il più possibile ad una riflessione generale.

La creatività partecipi a porre i problemi ed alla ricerca delle soluzioni. E facciamo, per una volta, ragionamenti di comparto e di struttura e non solo relativi alla propria arte quando non ancora peggio solo alla propria produzione. Lione capitale della cultura fu progettata dagli operatori culturali della città. Artisti ed intellettuali escano allo scoperto dunque con idee, se ne hanno, e la politica li ascolti, provi a capire almeno.

Chiederei immediati provvedimenti a supporto gli operatori dell’arte e dello spettacolo (non solo gli artisti, ma anche le maestranze). So bene che parte degli spettacoli è gestita dal Turismo, come anche l’Orchestra sinfonica, ma occorre un lavoro di sinergia tra Cultura e Turismo. Le potenzialità turistiche della nostra produzione culturale sono infatti sempre state sottovalutate a mio avviso, eppure ricordo che Vucciria, il festival di musica popolare siciliana che feci nascere come spin-off di Kals’art, ha avuto una notevole eco internazionale. Perché, alla fin fine, chi viene in Sicilia vuole conoscere la nostra cultura.

Nel settore nel quale l’Italia sta sbagliando miseramente, la Sicilia può agire e mostrare un’altra via. Il comparto della creatività è stato abbandonato a se stesso. Garantiamo un sostegno economico immediato a chi non ha tutele perché già di suo lavora poco, in una terra nella quale chi vive di creatività da sempre vive soprattutto di stenti.

Obbligherei i teatri (che prendono FUS e fondi regionali per i quali non saranno neanche obbligati a particolari rendiconti a causa del Covid), quindi anche il Teatro Massimo, Il Bellini, il Teatro Biondo, tanto per dire, a produrre spettacoli pensati da siciliani e con artisti siciliani. Ci hanno intrattenuto gratis durante il lockdown, adesso mettiamoli al lavoro. E se per una stagione al Teatro Massimo canteranno i ragazzi del conservatorio, i giovani musicisti della 800A, o del Brass, con un’opera rock, o in una produzione jazz, o quello che sapranno inventarsi, sarà un modo fantastico per celebrare insieme il ritorno alla vita. Possiamo rinunciare ad artisti lirici blasonati e strapagati per qualche stagione.

Chiederei all’Assessore che si batta perché parte dei fondi in finanziaria assegnati al turismo vengano usati per animazione territoriale da affidare esclusivamente ad artisti residenti in Sicilia, organizzare mostre, estemporanee di pittura. Il turismo non è solo dormire, è anche tutto il resto, e magari troviamo un modo perché questa animazione possa servire per riattivare l’indotto di un’altra categoria allo sbando, chi si occupa di intrattenimento, i ristoranti ed i locali che fanno musica dal vivo ad esempio.

Sia chiaro le produzioni teatrali possono anche andare in scena tra un anno, ma intanto le maestranze mettiamole all’opera già adesso. Produrre richiede tempo perché vi sia qualità, e non è da escludere che questi artisti con tempo e risorse sapranno dimostrare il valore e le loro opere potranno girare l’Italia e, perché no, il mondo.
Finanziamo opere di scrittura, mai come adesso è necessaria una riflessione critica sul nostro tempo, per la narrativa, il teatro, il cinema, la televisione. Ricordando che cultura deve essere la cura di ciò che è stato fatto, ma anche produrre cose nuove.

E poi Assessore, apriamoli questi musei ed i parchi archeologici. I siciliani entrino gratis e scoprano quanto è bella la nostra terra. Possiamo monitorare gli ingressi, se il punto è la sicurezza. Approfittiamo di questa chiusura al mondo per aprirci realmente, torniamo a visitare la Cappella Palatina, il duomo di Monreale, ma anche destinazioni meno note, Megara Hyblea, Akrai, le Cave di Cusa. Gli oltre 3000 dipendenti dell’assessorato avranno l’opportunità di servire la nostra terra. E sono certo che messa cosi nessuno si tirerà indietro. Occorre che ciascuno riprenda il piacere ed il desiderio di appartenenza.

La cultura è anche cultura materiale, il cibo, il vino. Vanno attivati protocolli di collaborazione con le attività produttive e l’agricoltura, perché non c’è migliore ambasciatore nel mondo della nostra tradizione enogastronomica, e non c’è casa o ambasciata migliore nel mondo dei ristoranti siciliani, che sono tanti e ci rappresentano con grande onore. Fa parte della nostra rappresentazione il patrimonio archeologico ed artistico, ma anche lo straordinario patrimonio rurale. Che è cultura prima di essere produzione agricola, ed in quanto nostro prodotto culturale è un valore ed è in grado di produrre un valore anche economico certamente più alto della semplice produzione agricola.

Credo che dovremmo usare il prossimo tempo per creare rete e produrre in sinergia con il settore più bello del mondo, quello della creatività e della cultura, un progetto di medio e lungo periodo. Affrontiamo l’emergenza ma attiviamo una visione prospettica. L’Edimburgh festival, la Notte della Taranta, il Montreal jazz festival, non mancano i casi in cui la produzione artistica è diventata volano economico per i territori. Abbiamo in Sicilia arroccato sulle Madonie un piccolo festival che ha fatto scuola. Ascoltiamo i ragazzi di Ypsigrock e vediamo cosa hanno da insegnare.

E poi il tema del recupero dei beni monumentali, ripartiamo con il restauro, con gli scavi archeologici, riavviamo questa macchina straordinariamente importante. E diamo lavoro, c’è tanto da fare ad architetti, pittori, restauratori. Gli esperti formino i giovani.

Ho citato volutamente altre facce della cultura in Sicilia, ma ovviamente tutto il resto è un immenso patrimonio su cui lavorare, dai parchi archeologici, centri storici, l’opera dei pupi, i musei, i teatri. Chi parla di Assessorato alla cultura come di un assessorato minore è solo un idiota.

Recuperiamo il valore identitario, non a chiacchiere, ma riprendendo il senso della nostra storia. Recuperando l’orgoglio di appartenenza, l’uso della lingua, la conoscenza di cosa è stato il Regno delle due Sicilie, quanta ricchezza e quanta bellezza ha ospitato questa terra.

Quanto mi piacerebbe se si riuscisse a parlare di progetti per una volta, sotto l’ombrello di quella che è la patria del progetto e del pensiero: la cultura. Ho solo paura che fatta la nomina, qualunque essa sia, perderemo nuovamente interesse ed attenzione per questo comparto così strategico, esattamente come avviene da quando mi ricordi.
Pronti ad inseguire il prossimo tema di moda. Dimentichi, ed è questa la vera colpa di tutti noi, che la questione culturale è oltre la moda.

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