L'autodifesa di De Luca: "Mi possono solo ammazzare, continuerò a testa alta" [VIDEO] :ilSicilia.it
Messina

Il deputato UDC ai domiciliari per evasione fiscale

L’autodifesa di De Luca: “Mi possono solo ammazzare, continuerò a testa alta” [VIDEO]

di
8 Novembre 2017

“Mi dispiace per questo ulteriore clamore. Sapevo già che mi avrebbero arrestato. Perché già certi ambienti mi avevano avvertito. Ed oggi più di ieri vi dico che anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”.

Lo afferma in un post e in un video diffusi sulla sua pagina Facebook Cateno De Luca, il neodeputato eletto alle Regionali di domenica scorsa come più votato nella lista Udc-Sicilia Vera e stamattina finito in manette a seguito di un’operazione congiunta eseguita da Carabinieri e Guardia di Finanza. De Luca è adesso ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata ad una presunta evasione fiscale di circa un milione 750 mila euro.

“Nei prossimi giorni saprete il perché non vogliono che io faccia il sindaco di Messinaafferma De Luca -. Ringrazio i militari che stamattina alle ore 7:25 hanno suonato alla mia porta per arrestarmi in quanto sono stati un esempio di professionalità, gentilezza e riservatezza. Io li aspettavo da qualche giorno. Ora sono agli arresti domiciliari a Fiumedinisi e penso solo a preservare mia moglie, i miei figli, la mia famiglia dall’ulteriore calvario giudiziario che li attende. Chiedo scusa ai miei sostenitori ed elettori per ciò che subiranno nei prossimi giorni. Posso solo dirvi che i fatti contestati risalgono al periodo 2007 – 2012 per i quali risulta pendente presso la Commissione tributaria regionale un procedimento: mi contestano che io avrei agevolato il Caf Fenapi ad evadere il fisco e quindi non sarei io ad aver commesso l’evasione ma il Caf Fenapi di proprietà della Fenapi, che ha oltre 300 mila soci”.

“Ecco adesso forse capirete – spiega De Luca nel video diffuso – perché ho insistito molto affinché venisse eletto Danilo Lo Giudice (primo dei non eletti nella lista Udc-Sicilia Vera, ndr). Perché sapevo di scontrarmi definitivamente con i poteri forti di Messina, che non vogliono che io faccia il sindaco di Messina. Questo procedimento aveva originariamente come capi di imputazione: appropriazione indebita, peculato ed evasione fiscale. Abbiamo chiarito tutto con il Pubblico Ministero ed era rimasta questa storia dell’evasione fiscale per la quale è pendente presso la Commissione regionale Tributaria un ricorso. La Commissione aveva sospeso tutti i provvedimenti cautelari. Tutto questo si verificava nel giugno 2015. Sono passati oltre due anni e ci siamo trovati all’improvviso con questo provvedimento che è conseguenziale alla mia dichiarazione di volermi candidare a sindaco di Messina“.

“Questa battaglia la porterò avanti, sino in fondo – conclude De Luca -. Mi possono solo ammazzare ma continuerò a testa alta a difendere la mia dignità e a difendere tutti coloro che non hanno la forza e i mezzi per farsi difendere, quelli che sono rimasti per anni in carcere e poi sono stati scarcerati. Non è pensabile che in uno Stato libero quando dici ai magistrati che sbagliano ti sei sostanzialmente scritto la sentenza di morte. Non mi sta bene e continuerò fino in fondo a difendere i veri diritti, per combattere tutte le forme di mafia. Cateno De Luca non si farà macinare dal fango, sino a quando avrò l’ultimo respiro si difenderà in tutti i luoghi”.

De Luca per il momento si congeda con una immagine provocatoria che lo vede sorseggiare un caffè e accanto alla quale afferma: “Vi saluto offrendovi virtualmente il caffè del galeotto“.

 

Il Gip Monia di Francesco usa toni duri nell’ordinanza di arresto per il neo deputato dell’Ars e parla di una “spiccata personalità criminale”. De Luca viene ritenuto, secondo l’accusa, il presunto “dominus” di “un’associazione a delinquere” capace di mettere in atto per un “significativo arco temporale” un sistema che, attraverso il ricorso ad “artifici contabili” avrebbe assicurato “un profitto illecito milionario a danno dell’erario”.

“La spregiudicatezza e la pervicacia degli odierni indagati, e soprattutto di colui che risulta essere il capo e promotore di questa organizzazione illecita – afferma sempre il Gip – si palesa anche attraverso i contegni assunti durante gli accertamenti allorquando…gli stessi si prodigano nel confezionare ad arte i documenti”, “lasciando chiaramente trapelare la preoccupazione di sistemare le carte dando ad esse una parvenza di regolarità e legalità al fine di superare indenni i controlli fiscali”. Una “spregiudicatezza e caratura criminale”, sostiene ancora il Gip, che si manifesterebbe anche in un meccanismo “assai affinato, complesso ed articolato delle frodi fiscali che sarebbero state messe in atto.

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