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Palermo

I magistrati chiedono più sicurezza ma "l'opera di architettura sarà stravolta", associazioni e ordini si ribellano.

Lavori al Tribunale, “Salvare Palermo” lancia l’allarme

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21 Novembre 2016

Da circa 18 mesi un pool di tecnici della pubblica amministrazione starebbe lavorando a un progetto dietro richiesta dei magistrati del palazzo di giustizia di Palermo. Si tratta della creazione di un corridoio che collega quattro edifici e che aumenterebbe la sicurezza della struttura veicolando il traffico di professionisti in un unico ingresso.

Parte immediatamente la polemica da parte dell’associazione Salvare Palermo e dell’architetto Iano Monaco. “I lavori previsti andranno a sconvolgere una struttura che è stata portata a esempio sulle più importanti riviste di architettura – afferma Monaco, direttore del progetto del 2002 – verranno cancellate stradelle e stravolti gli spazi urbani“. I magistrati d’altro canto chiedono “maggiore sicurezza” e hanno ottenuto un finanziamento ministeriale per potenziare i sistemi anti intrusione e anti attentato con degli interventi che prevedono il riassetto del complesso: mentre una ditta ha vinto la gara d’appalto, Salvare Palermo si schiera con Monaco. “Facciamo appello agli organi competenti in indirizzo di destinare al complesso del Nuovo Palazzo di Giustizia, nel caso degli interventi supplementari preventivati, attenzioni particolari perché le soluzioni adottate non ne compromettano gli assetti architettonici e i valori spaziali di cui, finora, siamo andati fieri come cittadini”.

I lavori progettati in segretezza da un pool di tecnici della pubblica amministrazione, stando a quanto racconta lo stesso architetto Monaco, consistono nella creazione di un corridoio in vetro blindato che collegherà al piano terra gli edifici L, M, N e O. “Di fatto – spiega – viene meno il concetto di restituzione alla città degli antichi isolati che hanno distinto il progetto originale del 2002”. Progetto che è stato preso a esempio di architettura contemporanea e citato da diverse riviste di settore proprio perché ha “Ritrovato il rapporto con il centro storico – continua Monaco – La cittadella giudiziaria è composta da edifici bassi e adeguati per forma e dimensioni al quartiere Capo, in cui si trova, e rispetta gli spazi urbani confrontandosi con l’antico”.  La costruzione di un nuovo corridoio ostruirebbe, interrompendole, le tre vie del Lume, dell’Altare e Cannatello che segnano gli antichi isolati rasi al suolo prima dai bombardamenti del ’43 e poi dal terremoto del ’60 e che diventerebbero cortili chiusi e privi di senso urbanistico. “Premesso che gli edifici sono già collegati da corridoi, al secondo piano, e che immagino non valga la pena di rovinare un progetto diventato simbolo solo per risparmiare sul personale all’ingresso, attraverso una lettera mi sono reso gratuitamente disponibile per una consulenza – sottolinea l’architetto – ma non ho ricevuto alcuna risposta”. L’appello è stato sottoscritto da Italia nostra Sicilia, Italia nostra Palermo, Istituto nazionale di architettura, l’Ordine degli architetti e quello degli Ingegneri di Palermo, Centro studi Anghelos, Ance, associazione nazionale Liberi professionisti architetti e ingegneri e dalla cattedra di Storia dell’arte contemporanea dell’Università di Palermo.”L’obiettivo comune è quello di ottenere una revisione del progetto e di aiutare la stazione appaltante a non rovinare un’opera, a suo tempo vincente e innovativa, che non appartiene solo ai magistrati ma a tutta la comunità”, conclude Iano Monaco.

 

 

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