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L'ANALISI DEL FENOMENO

Le droghe possono causare danni irreversibili al cervello

di
2 Febbraio 2020

Nel corso degli anni, ho visto molti ragazzi fra i 16 anni e i 30 con gravi compulsioni e pensieri ossessivi la cui concausa non è da rintracciare solo nelle esperienze traumatiche che hanno vissuto ma nel fatto che tutti hanno in comune l’uso di sostanze stupefacenti, anche non continuo o interrotto, fra cui anche quella che viene considerata una droga leggera e “innocua”: la marjuana. Pertanto, mi auguro di invogliare a riflettere sulle proprie scelte, considerando lo sketch di storie che citerò in questo articolo.

Le droghe non causano solo una insidiosa dipendenza ma alterano alcuni importanti processi che hanno luogo nel cervello e causano sintomi che possono essere anche molto intensi, invalidanti, persistenti fino a portare a momenti di grave malessere per se stessi e gli altri a sé vicini. Per droga si intende una qualunque sostanza in grado di cambiare il modo in cui il corpo e la mente funzionano (Ministero della Salute).

L’effetto che viene considerato “terapeutico” dai giovani che, per incoscienza e disperazione, si approcciano alle droghe, svanisce molto presto e non fa che peggiorare la situazione iniziale, non solo fisica ma anche psichica, andando persino a moltiplicare il disagio provocato da un torto subito che resta impresso come un trauma importante. In altre parole, le droghe compromettono le capacità mentali, danneggiano, fra le altre cose, il cervello e, per quanto la terapia psicologica aiuta a gestirsi meglio, la macchina non funzionerà più bene, sarà come un giradischi incantato. Le droghe non andrebbero neanche provate perché la loro composizione chimica è, comunque, dannosa, soprattutto, immaginando cosa ci mettono dentro per indurre a quello che, per gli stolti, può rappresentare il massimo piacere, il che non fa sorridere ma desta molto pathos: si tratta davvero di una convinzione drammatica con altrettanto devastanti conseguenze.

Il cervello inizia la sua evoluzione alla nascita. Le aree di immaturità cerebrale vanno via via riducendosi col progredire dell’età fino a raggiungere la completa maturazione all’età di circa 20 anni. In questa fase, le cellule sono particolarmente sensibili e possono essere facilmente alterate e deviate o distrutte dall’uso o abuso di droghe e alcol. È il periodo in cui la persona sviluppa la sua personalità e il funzionamento mentale che può, quindi, così, essere compromesso irreversibilmente! Le percezioni possono permanere alterate per moltissimo tempo se non addirittura per tutta la vita, condizionando il “sentire”, il “pensare”, il “volere” e, in ultima analisi, il proprio comportamento (Giovanni Serpelloni).

Una storia che posso raccontarvi è che alcuni giovani si ritrovano bloccati sui social a controllare tutti i “mi piace” messi perché temono il giudizio altrui, possibilmente perché anni prima sono stati giudicati male per un loro commento a un post. Le compulsioni possono avere diverse forme, i contenuti dei pensieri ossessivi e ripetitivi possono essere i più svariati ma privi di senso, eccessivi, ridondanti e assordanti fino allo sfinimento.

Chi ha bisogno delle droghe? Chi le ricerca? Le personalità a rischio sono quelle che hanno disturbi dell’umore e del comportamento, ricercano sensazioni piacevoli, in contrasto con le tendenze depressive, la sensazione di sentirsi soli e la tendenza all’isolamento sociale. Hanno anche ipersensibilità, impulsività, disturbi della condotta. Si potrebbe fare molto con un buon piano di prevenzione nelle scuole, perché con i test e l’osservazione clinica si possono identificare i bambini a rischio, individuandone i tratti predisponenti prima che possano divenire ancor più problematici. Attenzione ai bambini paranoici, sono molto predisposti alle dipendenze o a deviazioni sessuali da adulti.

Mi vengono in mente due grandi autori, uno è Aldous Huxley, che ha scritto in merito “Le porte della percezione” e l’altro è Sigmund Freud, il quale ha provato la cocaina per vederne gli effetti e comprendere quanto fosse terapeutica e quanto no e ha riportato tutti i suoi studi in “Sulla cocaina”. Entrambi ne hanno fatto uso per scopi scientifici o di curiosità intellettuale. D’altra parte, grazie alle loro opere, si può pensare di farne uso prima di morire, senza volere istigare nessuno a farlo ma, se proprio si vuole fare questa esperienza, visti i danni che possono essere provocati, meglio pensarci “in fin di vita”, almeno lo ritengo più razionale. Se Huxley, gli sciamani e i teorici che elucubrano sull’Universo hanno ragione quello che percepiamo è solo quello che siamo spinti a vedere e sentire dai nostri schemi interiori, dai modelli operativi interni.

Certo, non dobbiamo avere bisogno delle droghe per non apparire delle mummie! Con rammarico e da un certo punto di vista ha ragione Charles Bukowski, quando scrive: “Certo, la droga fa delle cose tremende a chi ne fa uso ma guardate chi non ne fa uso, è senza cervello, senza anima, niente e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa”.

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