Le mani della 'ndrangheta in Sicilia, l'ateneo di Messina e le logge coperte :ilSicilia.it

retroscena dell'inchiesta di catanzaro

Le mani della ‘ndrangheta in Sicilia, l’ateneo di Messina e le logge coperte

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21 Dicembre 2019

La cerniera che unisce lo Stretto potrebbe essere costituita dai legami garantiti dalla comune appartenenza massonica di alcuni dei personaggi coinvolti nell’inchiesta (denominata “Rinascita-Scott”) che 48 ore fa ha mandato in cella oltre trecento persone, ritenute a vario titolo vicine alla ‘ndrangheta calabrese.

Una cerniera che unirebbe Calabria e Messina, ma anche un passe-partout di favori vari reciproci. La polaroid è stata scattata qualche giorno fa con il blitz messo a segno dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha disarticolato le cosche calabresi ramificate in tutta Italia.

Arresti contro la ndrangheta- i numeri dell'operazione rinascita scott
I numeri dell’operazione

Fra gli indagati, ad esempio, c’è Giuseppe Capizzi, costruttore nato a Bronte, ex candidato sindaco di Maletto e vincitore di appalti pubblici – anche in Sicilia – per svariati milioni di euro. Un nome notissimo alle falde dell’Etna, finito invischiato pure luinella maxi-inchiesta contro la ‘ndrangheta.

Tanti i nomi eccellenti coinvolti in questa operazione, come l’avvocato Giancarlo Pittelli, più volte parlamentare di Forza Italia tra il 2001 e il 2013 e poi dal 2017 esponente di Fratelli d’Italia.

Lo potremmo chiamare l’uomo dei due mondi. Un avvocato capace di mescolare “la massoneria più potente” e perfettamente inserito nelle famiglie della ndrangheta essenzialmente alla corte del clan Mancuso di Limbadi: “Accreditato nei circuiti della massoneria più potente, è stato in grado di far relazionare la ‘ndrangheta con i circuiti bancari, con le società straniere, con le università, con le istituzioni tutte, fungendo da passe partout del Mancuso, per il ruolo politico rivestito, per la sua fama professionale e di uomo stimato nelle relazioni sociali”. Si legge nelle carte di questa maxi operazione come le logge si insinuerebbero tra le istituzioni e la malavita in Calabria: un pentito di Milazzo, Biagio Grasso, tempo fa ha parlato con i pm di Messina raccontando come moltissimi colletti bianchi “incappucciati” interpretano quella mafia 2.0 che si sarebbe inserita nei salotti buoni della città.

Fra gli episodi citati nell’inchiesta, poi, ce n’è uno emblematico: proprio a Messina frequenta la facoltà di Medicina Teresa, la figlia del boss Luigi Mancuso, detto “supremo. La ragazza non riusciva a superare l’esame di Istologia alla facoltà di Medicina del Policlinico messinese.

L’avvocato Pitelli avrebbe garantito il proprio aiuto nei confronti  della figlia del boss, rintracciando il rettore dell’Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea, attraverso suo cugino, l’avvocato Candido Bonaventura: “Ieri ero a Messina, vado a Messina, Teresa viene, la figlia viene all’aliscafo, al traghetto e dice…”avvocato, non riesco a superare Istologia ..perché è un professore stronzo” …le dico …”vieni con me tesoro, vieni con me”, vado all’università, chiamo l’avvocato Candido che è il cugino del nuovo Rettore, il rettore hanno fatto Cuzzocrea, che questo rettore io ho difeso il padre ad un processo che era l’ex rettore…e allora chiamo e dico “..inc…mi trovi tuo cugino per favore il rettore…eccetera” “si, guarda Giancarlo, dieci minuti e siamo al ristorante da te”, vengono davanti al Tribunale “Teresa vieni qua con me, sai chi è questo signore?” “si….il Rettore della mia università” “bravissima…bravissima… questa ragazzina scoppia a piangere e mi faceva “troppo avvocato. troppo avvocato troppo” si è messa a piangere Teresa, ma devi vedere che bella, che belle figlie, che bella famiglia…”.

Dei legami con la massoneria dell’avvocato Pitelli ne parla anche il pentito Cosimo Virgiglio, imprenditore di Rosarno attivo nell’import-export, vicinissimo al defunto boss di Gioia Tauro, Rocco Molè, ucciso nel 2008: il collaboratore di giustizia avrebbe svelato scenari del tutto inediti nel rapporto fra ‘ndrangheta e massoneria, risalenti tutti a diversi anni fa. Le sue conoscenze, infatti, si fermano al 2009, anno del suo arresto. Parla di logge ufficiali e di logge “coperte” e di come molti personaggi influenti facessero parte della cosiddetta Loggia dei Garibaldini d’Italia.

Lo stesso Giancarlo Pittelli avrebbe fatto parte di due logge, una ufficiale e pulita e un’altra deviata e coperta: “Premetto che io ero un massone, maestro venerabile…nella massoneria ero entrato a Messina, appena finita l’università, tra il 1990 e il 1993, all’interno del GOI; nello stesso periodo sono entrato a far parte del “SacroSepolcro”…l’avvocato PITTELLI aveva una doppia appartenenza, una “pulita” con il GOI del distretto catanzerese, e poi una Loggia coperta, “sussurrata”; lui aveva rapporti con quelli della Loggia di PETROLO di Vibo”.

 

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