17 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 10.56

Una bontà che ricorda un terribile martirio

Le Minne di Sant’Agata, un dolce della tradizione catanese

29 Gennaio 2019

Catania, dal 3 al 5 febbraio, celebra la sua Patrona “Sant’Agata, giovane vergine appartenente all’aristocrazia cittadina, votatasi a Cristo come sua sposa che, per aver rifiutato le avances del proconsole Quinziano, prima venne incarcerata per un giorno e una notte in una cella buia e umida all’interno del palazzo pretorio e poi percossa con le verghe, lacerata col pettine di ferro, con i fianchi squarciati con lamine arroventate, fino all’amputazione delle mammelle.

Agata, appresa la mutilazione che Quinziano aveva deciso di arrecarle, rivolgendosi al suo aguzzino gli disse: “Non ti vergogni di stroncare in una donna le sorgenti della vita dalle quali tu stesso traesti alimento, succhiando al seno di tua madre? Tu strazi il mio corpo, ma la mia anima rimane intatta”.

Sant'Agata

Le Minne di Sant’Agata, bianche e tonde come il generoso seno femminile, dal 3 al 5 e, poi, il 12 febbraio, data in cui si ricorda il suo martirio, troneggiano in tutte le pasticcerie della città o su banchetti improvvisati in ogni angolo. Non solo i catanesi, ma anche i numerosissimi turisti, non possono esimersi da gustare questo dolce che ricorda il terribile martirio che Agata dovette subire.

Le Minne di Sant’Agata, da mangiare rigorosamente in numero pari, esattamente come i due seni strappati alla Santa catanese, sono diventate simbolo della forza delle donne che sanno ribellarsi e rifiutare le imposizioni di certi maschi convinti di potere tutto. Agata, rappresentata in ogni dipinto con i seni strappati e posati su di un piatto, è come se fosse custode della inviolabile e sacra femminilità.

Il richiamo a questa crudele vicenda concentrato, però, in un dolce tanto buono si trova in un celebre passo del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa in cui ci si chiede come fosse stato possibile che un pasticcino tanto licenzioso non avesse scatenato l’attenzione del Sant’Uffizio, severo ministero ecclesiastico che avrebbe potuto imporre il divieto di produzione di un dolce così impudico, ma che, forse, per il suo “celestiale” sapore ottenne un inaspettato perdono.

Il Conto delle Minne

Ne “Il Conto delle minne”, Giuseppina Torregrossa, scrittrice palermitana, spostandosi a Catania, oltre a scrivere la storia di Agatina, ha voluto tramandare la sua viscerale appartenenza alla Sicilia. Qui di seguito un brano tratto proprio da questo bellissimo romanzo che racconta la preparazione delle Minne di Sant’Agata con due mani, che lavorano l’impasto fino a farlo diventare sodo ed elastico, mischiandolo a parole, spunti e riflessioni.

Agatì, beddruzza mia, comincia a mischiare la farina con la sugna e sentimi bene, che ti devo raccontare una cosa importante. Devi sapere che Sant’Agata, prima di fare miracoli, era una picciuttedda graziosa a tipo te, con la pelle bianca come a una distesa di mandorli in fiore, gli occhi celesti, che sembravano cielo a primavera, le trecce nere, lunghe, lucide di seta, strette con due nastri rosa. Ma lo sai che sei pettinata uguale a lei?” Adesso andiamo alla ricetta.

Ingredienti per 8 porzioni:

Per la Pastafrolla

  • 600 g. di farina 00
  • 120 g. di strutto
  • 150 g. di zucchero a velo
  • aroma di vaniglia
  • 2 uova

Per la Glassa

  • 350 g. di zucchero a velo
  • 2 cucchiai di succo di limone
  • 2 albumi

Per il Ripieno

  • 500 g. di ricotta di pecora
  • 100 g. di canditi
  • 100 g. di scaglie di cioccolato
  • 80 g. di zucchero

Procedimento:

Per la pasta frolla

1. Tagliate lo strutto a dadini e lavorarlo tra le dita insieme con la farina. Quando i due ingredienti saranno ben amalgamati aggiungete lo zucchero a velo, incorporate le uova e la vaniglia.
2. Impastate velocemente fino a quando il composto avrà una consistenza soffice ed elastica, da poterci così affondare le dita e coprite con una “mappina”, lasciandolo riposare.

Per la glassa

1. Montate parzialmente gli albumi con un pizzico di sale.

2. Aggiungete lo zucchero, il succo di limone e continuate a mescolare fino ad ottenere una crema bianca, lucina, spumosa.

Per il ripieno

1. Lavorate la ricotta e lo zucchero fino a farne una crema liscia, senza grumi. Unite i canditi e il cioccolato. Lasciate riposare il frigorifero per mezz’ora circa.
2. Imburrate e infarinate stampini rotondi affinché il dolce abbia la forma di un seno.
3. Stendete la pastafrolla in uno strato sottile. Foderate il fondo degli stampini, farciteli con la crema e chiudeteli con i dischi di pastafrolla. Capovolgeteli sulla piastra unta e infarinata.
4. Cuocete nel forno a 180 per 25-35 minuti. Sfornate e fate freddare su una griglia.
5. Estratta delicatamente ogni cassatina dal suo stampo, fate colare sopra la glassa in modo uniforme, perché tenderà a solidificare in poco tempo. Le semplici cassatelle si trasformeranno in minne piene, bianche, profumate e con una ciliegina candita a richiamare il capezzolo.

 

 

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