Le Ong mettono in "scacco" le inchieste sul traffico di migranti, lo dicono i magistrati :ilSicilia.it

Il pm di Catania,Carmelo Zuccaro, è stato ascoltato dal Comitato Schengen a Palazzo San Macuto di Roma

Le Ong mettono in “scacco” le inchieste sul traffico di migranti, lo dicono i magistrati

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22 Marzo 2017

Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è intervenuto sul fenomeno sempre più corposo della migrazione al Palazzo San Macuto di Roma davanti il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen che vede la libera circolazione dei cittadini all’interno del cosiddetto Spazio Schengen. Nel suo discorso, il pm ha anche rivolto alcune frecciate alle Organizzazioni non governative, minacciando di aprire un’inchiesta per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. “Le Ong non inseguono profitti privati, ma si rendono responsabili della violazione dell’art. 12 della Bossi-Fini?”. Questa è la domanda che si è posto Zuccaro davanti la commissione. “Appena si verificherà uno di questi casi io aprirò un’inchiesta“, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina- “perché si può dubitare del fatto che si sceglie sempre il porto d’approdo e si portano in Italia migranti che non dovrebbero arrivare”.

Il procuratore ha spiegato come la convenzione di Ginevra imponga di portare le persone soccorse in mare nel porto più vicino ma è un procedimento che “non avviene“, ha accusato il pm ricordando comunque che la violazione non sia penalmente perseguibile.

Secondo Zuccaro è “la politica a dover porsi il problema che riguarda le Ong private“; il magistrato e il suo pool stanno analizzando la presenza di 13 navi di Ong attive nel Canale di Sicilia. Proprio a Catania, negli ultimi mesi del 2016, il 30% dei migranti soccorsi sono arrivati con navi Ong. “Nei primi mesi del 2017 – ha osservato – siamo già al 50%”. Il numero potrebbe essere messo in relazione con il fatto che le loro navi “sono più vicine al limite delle acque internazionali e sono alla ricerca di migranti”.

Nonostante la presenza in mare di diverse navi di Ong il numero di migranti morti in mare durante naufragi non è diminuito. Anzi, adesso è più difficile avere numeri affidabili. Intanto seicentotrentasei migranti sono sbarcati stamani al molo Marconi del porto di Messina da una nave militare spagnola, la ‘Canarias’. Tra loro anche minori e donne incinte. I profughi sono stati recuperati nei giorni scorsi al largo del Canale di Sicilia. Ad accoglierli personale della Prefettura, delle Forze dell’ordine, dell’Asp, della Caritas e di associazioni di volontariato.

“Dobbiamo registrare una sorta di scacco che la presenza di Ong provoca all’attività di contrasto degli organizzatori del traffico di migranti; l’intervento immediato delle navi delle Ong rende inutile le indagini anche sui ‘facilitatori’ delle organizzazioni criminali, rendendo più difficili le indagini”.

Questa è l’analisi del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, alla commissione Schengen. “I naufragi – spiega il magistrato – una volta avvenivano in alto mare, in zone controllate da navi militari. Oggi non abbiamo più documentazione, perché abbiamo notizie soltanto dai sopravvissuti ai naufragi. E noi stimiamo che ci sono 5-600 persone che muoiono per ogni imbarcazione che affonda“. Il Pm Andrea Bonomo ha rilevato che “gli organizzatori, in gommoni cinesi di bassa qualità, stipano migranti fino all’inverosimile: alcuni muoiono schiacciati o annegati dentro il gommone stesso”.

La giurisdizione è italiana su quello che avviene in alto mare, nelle acque internazionali. Proprio per questo si è cercato un accordo, che prevedeva delle attività di rogatorie internazionali, con l’Egitto soprattutto “che però non ha collaborato”. Zuccaro ha ricordato come l’Egitto abbia dato informazioni molto limitate – ed inizialmente anche errate –  su alcuni organizzatori e trafficanti che operavano in alto mare, “e quando è stato chiesto di trarli in arresto, ci hanno detto che la loro Costituzione lo impediva, nonostante i trattati e le convenzioni firmate”.

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