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Il problema

Le piogge cadute non bastano, in Sicilia si profila lo spettro della siccità

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13 Gennaio 2018

La pioggia caduta nei mesi ritenuti più piovosi per la Sicilia, novembre e dicembre, non sarebbe sufficiente a garantire una prospettiva di serenità per riempire le dighe e gestire i lunghi mesi caldi. L’allarme è stato lanciato dall’Anbi (associazione nazionale consorzi di bacino) e riflette una situazione di disagio costantemente monitorata dagli uffici di Viale Campania a Palermo, sede dell’Assessorato Acqua e Rifiuti.

Le rilevazioni registrate mei mesi scorsi raccontavano flessioni più consistenti a Pozzillo nell’Ennese, (-18,47), Garcia nel Palermitano (-9,53), Ogliastro, tra Enna e Catania (-4,51) Poma vicino Partinico (-4,67). Nei numeri del report della Regione, le maggiori flessioni degli invasi  hanno riguardato nel rapporto tra luglio e agosto, più o meno le stessi dighe. Con numeri solo leggermente diversi. La diga  Pozzillo (-27,64) Garcia, (-8,39)  Ogliastro, (-7,91) Poma (-5,08)

Scostamenti minimi e variazioni poco significative in entrambi i periodi rilevati per tutte le altre dighe. I territori di Enna e Gela hanno vissuto una delle annate più difficili e complicate degli ultimi anni. Un travaglio che era stato preso in considerazione tra le ipotesi di inizio stagione da parte dell’amministrazione regionale, ma che non ha potuto ugualmente risparmiare problemi e criticità.

L’ipotesi di dovere sacrificare il comparto agricolo per quello potabile, mediamente e non in singole ed episodiche situazioni, più volte si era fatta concreta, sfumando solo nelle ultimissime settimane. Ora l’incubo per le campagne, per gli agricoltori e per i consorzi di bonifica che gestiscono il servizio, si profila all’orizzonte concretamente.

Per il futuro il quadro ideale che potrebbe determinare la migliore situazione possibile ai fini dell’ottimizzazione degli invasi siciliani sarebbe quello di un afflusso costante, regolare e quanto più abbondante possibile nei mesi meno freddi dell’anno. Chiarisce infatti il responsabile della Regione per le dighe Francesco Greco:“I periodi transitori dall’estate all’inverno solitamente sono quelli in cui maggiormente questi fenomeni si verificano mediamente”.

Le recenti piogge inoltre hanno rappresentato una soluzione solo temporanea e di accomodamento. Anche per ragioni tecniche: “Dal momento che la terra è arsa- spiega Greco- la prima pioggia in questi casi serve a  saturare la superficie dal momento che oggi è quasi come una spugna secca. Dopo che la terra è satura, l’acqua comincia a scorrere in superficie”.

“Alcune piogge-spiega- sono definite  di grandissima intensità. Ad esempio se un evento piovoso di un’ora porta 200 millimetri di pioggia, più o meno pari a un quinto della quantità di pioggia che può cadere nell’intera stagione, impatta fortemente sul terreno determina un forte scollamento che porta una consistente quantità di fango nelle dighe. Se la percentuale di terra introitata supera il 10% ne risente complessivamente nel lungo periodo anche la vita della diga che si accorcia”.

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