Le piramidi siciliane, misteriose testimonianze di antiche civiltà :ilSicilia.it

Alla scoperta della nostra isola

Le piramidi siciliane, misteriose testimonianze di antiche civiltà

19 Febbraio 2020

La vostra Patti Holmes, più nelle vesti di Patti Jones, nipote di Henry Walton Jones Jr.,  noto come Indiana, il famoso archeologo ideato da George Lucas, protagonista di una serie di quattro film d’avventura diretti da Steven Spielberg, vi accompagna nel mistero delle Piramidi siciliane. Vi starete chiedendo cosa c’entri la nostra isola con il simbolo per antonomasia dell’Egitto e la risposta è che lo scopriremo srotolando questa appassionante matassa fatta di storia e leggende, che ci condurrà dalle pendici dell’Etna fino a Pietraperzia. Adesso, però, è arrivato il tempo di partire.

Le Piramidi

Le Piramidi sono delle imponenti costruzioni, con quattro facce triangolari, edificatie dai faraoni dell’antico Egitto. Per quanto riguarda l’etimologia del nome è di origine greca e deriva da pyramìs -ìdos, “focaccia d’orzo“, a sua volta da pyròs, “grano“. Sembra che furono i primi soldati greci, arrivati in questa straordinaria terra, a chiamarle così perché pensarono di essersi imbatutti in grandissime focacce. Da qui la leggenda che voleva le piramidi di Giza i “granai di Mosè“. Nell’antico Egitto, questo simbolo di onnipotenza ed eternità,  chiamato MR, pronunciato MER, in cui il prefisso M significava il luogo e quello R, invece, atto di salire, ascensione al cielo, rappresentava la figura geometrica della perfezione, corrispondente alla terra, alla stabilità, alla sostanza e all’immutabilità. Il Mistero Divino, infatti, si esprime attraverso 3 + 1 = 4, in cui 3 è Dio e 4 il Mondo; i quattro Triangoli che partono dal quadrato, che è la base della Piramide, terminano con Uno, dalla pluralità all’unità.

Passiamo ad una tesi i cui i sostenitori adducono una presunta origine extraterrestre della Piramide di Cheope, prendendo come tema principe l’impossibilità degli Egizi  di spostare, per chilometri, le pietre della Grande Piramide che pesano ognuna dagli 800 kg alle 4 tonnellate, mentre per le camere dalle 20 alle 80 tonnellate. Questi studiosi si chiedono come questa operazione, impensabile ai giorni nostri, possa essere stata possibile allora. Da qui l’ipotesi di un intervento di tipo alieno con l’utilizzo di tecnologie sconosciute agli uomini di ogni tempo. La stranezza che, però, vogliamo mettere in evidenza è che questo ragionamento viene fatto solo per la Piramide di Cheope, quando nel mondo sono disseminate costruzioni implicanti lo spostamento di pesi incredibilmente grandi.

Questa teoria, per alcuni fantasiosa e per altri realistica, viene smontata dalla tomba egiziana di Djehutihotep, risalente al 1900 a.C., che contiene l’immagine di 172 uomini, senza caschi di astronauti o misteriosi macchinari, che trascinano, con una slitta, una statua di alabastro il cui peso  è stato stimato in 60 tonnellate.

Relazioni tra Egitto e Sicilia

Adesso, però, passiamo, con un volo pindarico, ai rapporti tra Egitto e Sicilia, trattati in diverse conferenze, una per tutte, nel novembre 2018, quella su: “Rapporti tra l’Egitto e la Sicilia antica“, tenuta al Cairo da Eugenio Benedetti Gaglio, il presidente della Fondazione italiana di beneficenza. Una passeggiata nella storia, siamo peripatetici, tra gli antichissimi cani da guardia degli Dèi, la mega-nave di Archimede, condottieri arabi e l’imperatore Federico. Questo percorso parte dal 401 a.C. quando Dionigi il Vecchio, re di Siracusa, trasferita sull’Etna la popolazione di Mendolito, città degli antichi Siculi, fondò un tempio dedicato alle divinità Adr e Anu, da cui nacque Adranu, in onore di Anubi, il dio dell’oltretomba egizio, custodito da migliaia di cani della stessa razza del “Pharaon Hound” sopravvissuta intatta, fino ad oggi, nel “Cirneco etneo“.

Piramidi sicilianeLe relazioni tra la Sicilia e l’Egitto influenzarono i costumi siculi, grazie ai prosperi commerci tra i Regni tolemaici e quelli siracusani, culminando nel matrimonio, 306 a.C., del re di Siracusa Agatocle con la principessa Teossena, figlia di Tolomeo I, che giunse in Sicilia con un corteo di elefanti e un tempio di Iside, attestato anche da Cicerone nel 70 a.C., rievocato da Benedetti Gaglio. L’apice di questi rapporti fu toccato con Archimede che, nel 240 a.C., progettò e fece costruire nei cantieri navali siciliani uno strabiliante vascello a remi e a vele, lungo 110 metri, di 1.100 tonnellate, con un equipaggio di 500 uomini, la più grande nave del mondo antico, chiamata Syrakosia, inviata da Gerone II in dono a Tolomeo III. Secondo le cronache, ad Alessandria, il Faraone, facendola tirare a secco, la trasformò nella sua residenza.

Nella sua cavalcata attraverso i secoli, Benedetti ha, poi, rievocato il condottiero arabo-siciliano Jawhar al-Siqilli, Giafar il Siciliano, che, nato ad Ibla nel 911, conquistò l’intero Nord Africa creando l’impero fatimide, fondando, nel 922, la città del Cairo ed erigendo la gran moschea di Al Ahzar. Fu ancora Federico II, re di Sicilia, oltreché imperatore di Germania, a negoziare la liberazione di Gerusalemme col Sultano di Egitto Malek El Kamil nel 1229. Benedetti, fra l’altro, ha rievocato anche “Mezzomondo”, la nave siciliana che, durante il XIII secolo, faceva da spola tra Palermo e Alessandria, trasportando ogni sorta di mercanzie nel quadro di un trattato commerciale che legò la Sicilia all’Egitto.

Le Piramidi Siciliane

Questa ragnatela di storia, ipotesi e curiosità è stata intessuta per arrivare alle Piramidi Siciliane, la cui presenza nella nostra isola non deve stupirci perché questo straordinario tipo di architettura, che ritroviamo sparso per il mondo, ha fatto ipotizzare l’esistenza di un popolo ancestrale. Nella Valle del fiume Alcantara, alle pendici settentrionali dell’Etna, in provincia di Catania, ne sono state scoperte una decina con la stessa identica struttura: alte all’incirca 10 metri e larghe 20/30, composte da pietre vulcaniche scure posizionate con grande meticolosità secondo uno stesso schema. Qua, si innesta un tassello interessante che ci porta nell’isola di Tenerife, nelle Canarie, dove si trovano delle piramidi a gradoni realizzate anch’esse in pietra vulcanica e di cui parleremo approfonditamente in seguito.

Ai piedi del nostro Dio borbottante e, a volte, agente, nel territorio compreso tra Linguaglossa e Adrano, a cui abbiamo già accennato, sorgono decine e decine di costruzioni piramidali immerse nella lussureggiante campagna etnea. Considerate, per moltissimo tempo, di recente costruzione e legate alla coltivazione della terra, da alcuni studi è emersa, invece, la loro origine antica, grazie alla scoperta di antichi sentieri, sistemi di canalizzazione delle acque che farebbero ipotizzare la presenza di un’antica civiltà.

piramides-guimar-tenerife

Madame Gigal, archeologa ed egittologa francese, ha evidenziato come tutte le piramidi, nonostante le diverse forme, abbiano un sistema di rampe o scale d’accesso con vista privilegiata sulla sommità dell’Etna, cosa che potrebbe far pensare al culto del Dio Vulcano. La curiosità è che  presentano caratteristiche architettoniche simili alle piramidi di Güímar, nell’arcipelago delle Canarie. Due sono le ipotesi sui loro costruttori: secondo alcuni studiosi potrebbero essere stati i Sicani, ancor prima dell’arrivo dei Siculi, ad edificarne alcune nella Sicilia centrale; secondo altri, invece, gli Šekeleš, o Shekelesh, una tribù della confederazione dei Popoli del Mare, provenienti dal Mare Egeo, identificati da alcuni archeologi con gli antenati dei Siculi o i Siculi stessi.

D’altronde questi ultimi erano un popolo di navigatori che percorsero il Mediterraneo in lungo e in largo, approdando sulla penisola italiana e successivamente in Sicilia, dove si stanziarono convivendo per un migliaio di anni con i Sicani e gli Elimi.  I Siculi, come gli Etruschi, sono un popolo che sembra sia stato inghiottito dalla storia e, ancora, poco conosciuti per via delle scarse testimonianze archeologiche. Certamente sicule e sicane sono le tombe a “grotticella” diffuse un po’ ovunque in Sicilia e in tutto il meridione d’Italia, il cui modello è stato, poi, ripreso in diverse parti d’Europa.

Le piramidi, oltre ai gradoni, presentano, in alcuni casi, una forma allungata, tipica dei templi piramidali del Messico e del Perù. Questa caratteristica, inoltre, ci rimanda a quello che viene considerato il più grande monumento megalitico europeo e, cioè, il tumulo “Cairn” di Barnenez, in Bretagna, a una cinquantina di km da Saint Malo che mostrerebbe la stessa struttura delle piramidi siciliane, scardinando le teorie di alcuni storici italiani che avevano liquidato le costruzioni della Valle dell’Alcantara come postazioni di osservazione costruite tra il XVI e il XIX Secolo, semplici luoghi di controllo del lavoro degli agricoltori da parte dei latifondisti.

In realtà, come dimostrano le foto, si tratta di imponenti opere che non sarebbero potute “essere” senza il lavoro di decine e decine di tecnici specializzati nell’incastro dei massi. Come sappiamo la Sicilia è piena di muri a secco, ma questi hanno la peculiarità di essere orientati secondo i punti cardinali, proprio come quelli presenti nell’Isola di Tenerife. La realtà, che ne dite, ha più inventiva o no della stessa fantasia?

Altra curiosità: le Canarie, adagiate nell’Oceano Atlantico, furono abitate, fino all’arrivo degli Spagnoli e prima di soccombere allo sterminio, da un misterioso popolo, i Guanci. Dai ritrovamenti archeologici e, soprattutto, dalle ricerche genetiche, oggi si conosce molto di questa etnia che coinciderebbe, tenetevi forte, con il popolo che edificò le piramidi siciliane. I Guanci, conosciuti dai Fenici e dai Cartaginesi, scoprirono le Canarie nel corso dei loro viaggi. Questo popolo pacifico, dotato di grandi doti manifatturiere, orgoglioso della libertà e del suo rapporto con la Natura, adorante una Dea Madre e il Dio Sole come gli Egizi, aveva caratteristiche fortemente caucasiche di origine Crô-Magnon: alti, con la pelle bianca e i capelli biondi o rossi.  Secondo una tesi suffragata da prove genetiche del Dna mitocondriale, erano fortemente imparentati con i Berberi del Nordafrica. Ma cosa c’entrano i Guanci con i Sicani?

I Sicani, che abitavano l’area a sud della Spagna, corrispondente all’incirca alla moderna Andalusia, entrati in conflitto, sempre secondo gli storici, con le popolazioni Liguri autoctone, si diressero verso la Sicilia. Un interessante studio afferma che avessero delle fortissime somiglianze fisiche e genetiche coni Berberi e, quindi, per la proprietà transitiva con i Guanci. D’altronde, in tempi preistorici, antecedenti la fine dell’ultima Glaciazione avvenuta 12 mila anni fa,  la Sicilia era notevolmente più vicina all’Africa in seguito all’abbassamento del livello dei mari, rendendo possibile una colonizzazione diretta della Trinacria da parte della Tunisia.

Piramidi siciliane

Le sorprese, però, non sono finite, ed eccoci catapultati alla Piramide di Pietraperzia, in provincia di Enna, sull’altopiano di Cirummeddi (Cerumbelle) nel cuore pulsante del nostro entroterra. Si tratta di una costruzione a pianta rettangolare, lunga 55 metri, larga 30 e alta 13 che presenta, nei dintorni, tracce di grotte abitate, officine per la lavorazione della selce, quattro scale megalitiche intagliate nella roccia, anch’esse orientate secondo i punti cardinali e un trono in pietra simile a quelli ritrovati in Francia e Spagna, utilizzati per scopi propiziatori e rituali di fertilità. Probabilmente fu costruita per adorare il dio sole e si pensa che risalga al periodo Neolitico, anche se fu modificata nel Medioevo. Costruita sulla base di due idee progettuali fortemente simboliche, quali il cerchio e il quadrato, sulla circonferenza è stata eretta la pianta dei piani superiori, innestati appunto sulla circonferenza che sta alla base della costruzione.

La struttura, come accade a Tenerife e nella Valle dell’Alcantara, è a gradoni, con terrazze degradanti.  Adesso riportiamo una notizia trovata su un forum di archeologia: “E’ stata creata una collaborazione con l’Unione Europea e una partnership con studiosi di Tenerife (tra cui Vicente Valensia Alfonso di Tenerife che ha già lavorato con l’Univ. del Maine nel sito spagnolo di Güimar) per poter effettuare uno studio approfondito su tutta l’area. Inoltre uno studio stratigrafico verrà effettuato sotto la supervisione del prof. E. Anati con l’ausilio di un pallone aerostatico per effettuare rilevazioni aeree su una più vasta area circostante. L’obiettivo è, data la presenza di numerose necropoli nelle vicinanze, la ricerca di un villaggio correlato al sito“.

A Pietraperzia, come in moltei siti del mediterraneo, sono state applicate conoscenze comuni con i popoli amerindi, Maya, Atzechi ed Incas, in questo caso specifico le tracce di quattro scale, ognuna su uno dei quattro lati della piramide, si riscontra in quelle dello Yucatan e in particolar modo in quella Maya di Chichen Itza. Chiaramente dobbiamo immaginare il tutto rapportato alle diverse dimensioni in gioco tra le due costruzioni e dal fatto che quella di Pietraperzia sia stata costruita, probabilmente, da una comunità più piccola di quella Maya di Chichen Itza.

Le piramidi si trovano sotto i nostro occhi, scorrono come in un film ma, trovandosi all’interno di proprietà private o in terre non coltivate, sfuggono al nostro sguardo. E dire che ce ne sono tante: sul versante Nord dell’Etna, a circa 800 metri d’altitudine, all’interno di una proprietà privata, sempre la già citata archeologa francese, ne ha trovata una tra le più grandi, alta circa 35 metri, con la base di 23 metri, scaloni che salgono fino alla sommità, di cui, purtroppo, gli ultimi piani sono crollati. Un’altra di notevoli dimensioni si trova nei dintorni di Francavilla di Sicilia e ha una forma oblunga, gradini ripidi e diritti, che raggiungono la cima che si apre in una specie di piattaforma. Nei pressi di Linguaglossa, lungo una piccola strada in una zona abitata, vi è un sentiero di antiche pietre nere che conduce a una piccola piramide, confusa da muretti in rovina, che si trovano nelle sue vicinanze, ha una rampa d’accesso a occidente.

Tra Linguaglossa e Randazzo se ne trova una dalla forma rettangolare, con sei gradoni e una scaletta rivolta verso l’Etna. Lungo la strada tra Randazzo e Bronte, nascoste dalla folta vegetazione, ve ne sono una decina dalla forma classica, alcune molto deteriorate. Un’altra si trova lungo la strada che porta da Mascalucia a Nicolosi; una seconda, lungo via Etnea, a Tremestieri Etneo e una terza sempre lungo la stessa strada. Un importante particolare, rinvenuto in numerose piramidi, riguarda la presenza, sulla loro cima, di una specie di altare con un trono a due posti, destinato, probabilmente, ai fratelli Palici, le divinità ctonie legate all’Etna protettrici degli antichi Siculi.

Un tassello fondamentale di questo puzzle, inerente la salvaguardia delle misteriose piramidi dell’Etna, riguarda l’associazione Free Green Sicilia – Beni Culturali che ha lanciato un appello per salvare le misteriose piramidi dell’Etna da speculazioni edilizie e piani regolatori che potrebbero cancellare per sempre queste testimonianze del passato. Molte piramidi si trovano, infatti, in terreni privati e di difficile accesso. “A prescindere dai risultati degli archeologi francesi sull’origine di tali piramidi, – scrive l’associazione – la stessa presenza di tali manufatti di archeologia umana, per la loro storia etnoantropologica, la bellezza architettonica e artistica e per la loro testimonianza avente valore di documento ‘vivente’ della civiltà contadina etnea (anche in considerazione dell’imposizione UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità al nostro vulcano ) nel rispetto del Codice dei Beni Culturali e paesaggistici (continueremo a chiedere formalmente al Presidente della Regione, agli Assessori ai Beni Culturali e al Territorio, alla Sovrintendenza di Catania, al Presidente del Parco dell’Etna ma anche all’Unesco di mettere in essere ogni dovuta ed urgente iniziativa affinché tali manufatti siano salvaguardati con un decreto regionale di vincolo di tutela e conservazione in quanto patrimonio culturale nazionale e mondiale, anche se in sé dovrebbero essere considerate già monumenti protetti in forza del Codice dei Beni Culturali”.

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