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L’educazione è passata di moda. Cos’è cool, trendy, fashion o attuale?

21 Agosto 2017

Un invito a ripassare il bonton

A tutti sarà capitato di pensare di essere anacronistici in un mondo dove l’educazione sembra, per la maggior parte delle persone, giovani e non, passata di moda. Il problema è che capita pure di pensare che proprio chi si lamenta della società, razzola male.

L’inquilino che si fa sfrattare, anzi che andarsene nei tempi, che lascia mila euro di debiti e che con molta nonchalance si comporta come se tutto fosse dovuto, non avesse doveri, ma solo diritti, appellandosi a non si sa quale legge giusta, senso civico o bontonper non pagare le bollette condominiali riferite ai propri consumi. Si scopre che è un rappresentante della legge e che proprio perché conosce la legge, sa anche come fregare il prossimo, uscendone illeso. Ecco perché gira senza casco, con la figlia dietro. E quanti insegnanti hanno un comportamento discutibile? Cosa trasmettono ai ragazzi? Possibilmente, anche loro sono inquilini o dirimpettai insopportabili, chiassosi, ridondanti. Al ristorante vi sarà capitato che inizino a fumare senza considerare minimamente che gli altri stanno ancora mangiando. E se si fa loro notare questo o un altro motivo più serio come il fatto che si è soggetti asmatici, rispondono: “Allora si resti a casa! Io mica posso non fumare per lei!”.

Vetusto pensare che domandare sia lecito e che rispondere sia cortesia, che, anche se si chiede un favore, senza pretese, ci si aspetta un riscontro positivo. È matematico, fa parte di regole di buon comportamento che tutti dovremmo conoscere, perché rendono piacevole la convivenza. È obsoleto, dunque, anche il principio secondo cui: “la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro”. Negli uffici, poi, i villani sono anche ladri. Ladri di serenità, quando si parla di mobbing. Ladri di stipendi, quando non fanno niente tutto il tempo, anche se dovrebbero e potrebbero rendersi utili. Se si va in ospedale, capita a molti medici di dover sopperire alle inadempienze o assenze degli operatori sanitari che sono a fumare, a prendersi il caffè o, per i quali, aiutare il paziente ad andare in bagno o pulirgli il deretano è declassante. A nulla vale discuterne, a quanto mi riferiscono. Non perché comandino loro, ma perché hanno un contratto indeterminato, non gliene frega niente a nessuno, vige la legge del gruppo. Se si tratta di pecore, peggio per gli anacreontici. Così,in luoghi austeri come gli uffici, se hanno da dire al collega: “Sei cretino, non vali nulla, perché non vai sul Montepellegrino a gettarti di sotto così ci liberi?”, sono autorizzati a farlo (dal datore di lavoro, dal sistema, dalla società) e, se quel poveretto ha una fragilità dell’io tale da rischiare di ascoltarli, “non sono problemi loro, ma del medico curante che non lo ha guarito”.

Essere gentili, cortesi, giusti, civili ed educati con questo genere di individui non è facile, ma è una bella soddisfazione oltre che una prova di forza. Ricordiamoci che è facile empatizzare con chi ci porge la mano, ma è più nobilitante provare a farlo con chi ci fa lo sgambetto o non ha la minima idea di quello che stiamo dicendo. “È tempo sprecato lottare contro i mulini al vento o le teste di capra”. Si può solo provare a sollecitare in loro un qualche tipo di pensiero evolutivo, agendo in modo differente e contrario.

Essere educati e raffinati non è affatto passato di moda. È questa la giustificazione o il velo dietro il quale si nasconde la vera e corretta definizione che ci si è da soli appioppata come un’etichetta?Cos’è oggi cool, trendy, fashion? Essere incivili, rozzi, cafoni e maleducati o cercare di fare la differenza, risultando uguali e contrari?

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Sanità in Sicilia
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