Legalità: dal metodo Chinnici alla Procura europea nel contrasto alla mafia | VIDEO :ilSicilia.it
Palermo

il seminario Comando Legione Carabinieri Sicilia - Caserma Carlo Alberto dalla Chiesa

Legalità: dal metodo Chinnici alla Procura europea nel contrasto alla mafia | VIDEO

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29 Luglio 2021

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Ricorre la commemorazione del 38° anniversario dell’attentato mafioso consumatosi in via Pipitone Federico in cui perse la vita il magistrato Rocco Chinnici.

Questa giornata di legalità, in cui Rocco Chinnici resta nella storia della magistratura italiana ma anche della cultura del diritto, è stata l’occasione per tenere un seminario titolo “Dal metodo Chinnici alla Procura Europea” all’interno del Comando Legione Carabinieri Sicilia – Caserma Carlo Alberto dalla Chiesa, a Palermo.

“Oggi abbiamo voluto incastonare nella commemorazione un momento di riflessione sulla procura europea, che ha appena iniziato la sua attività e che sostanzialmente una prosecuzione di quell’idea di Rocco Chinnici iniziata 40 anni fa. Un passo importante per la cooperazione giudiziaria nel contrasto alla criminalità organizzata attraverso le misure patrimoniali, la collaborazione tra giudici e procuratori e nel lavorare insieme delle forze di polizia”. Lo ha detto Caterina Chinnici, magistrato e deputata al Parlamento europeo, figlia del giudice Rocco, durante la cerimonia di commemorazione della strage a Palermo.

Io dico sempre – ha aggiunto – che il sacrificio di mio padre non è stato vano perché lui ha segnato una strada ha segnato un percorso che adesso da espressione del suo lavoro anche in abito europeo e credo che questo sia importante perché la criminalità organizzata si muove sempre di più a livello transnazionale soprattutto nei reati nazionali. La procura europea si inserisce in quel solco che Rocco Chinnici ha tracciato”.

Alla manifestazione ha partecipato l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla in rappresentanza del governo Musumeci, e numerose personalità militari e civili, tra queste la magistrata rumena Laura Codruța Kövesi, neo Procuratrice europea e tra i maggiori protagonisti della lotta alla corruzione e del processo di ammodernamento del sistema giudiziario in Romania negli anni successivi all’ingresso del paese nell’Unione europea.

E’ molto importante per me essere qui oggi perché Rocco Chinnici rappresenta un modello, una fonte di ispirazione, insieme agli altri magistrati che hanno dato la loro vita per la lotta alla mafia”, ha detto la neo Procuratrice europea.

E’ la mia prima volta a Palermo – dice la procuratrice Kövesi – Chinnici rappresenta un modello perché il suo metodo di scambio di informazioni, il tracciamento del denaro, cioè il “Follow the money”, e tutto ciò che ha rappresentato l’avvio del pool antimafia, rappresenta oggi quello che la Procura europea sta mettendo in pratica nella lotta anche alle organizzazioni criminali in tutta Europa. I criminali sono molto più deboli di quanto non appaiano. I criminali non sono in grado di conquistare i cuori e le menti della gente, mentre Rocco Chinnici ci è riuscito. Non dovremmo mai smettere di lottare, mai piegarci e lasciare campo libero a queste persone. Sono trascorsi molti anni da quando giudici e agenti hanno perso la vita. Siamo qui per aiutare. Per molto tempo siete stati lasciati da soli in questa battaglia, ma adesso non siete più soli. Siamo arrivati molti anni dopo, saremmo dovuti arrivare prima, ma adesso siamo qui determinati e pronti ad aiutare”.

“Il giudice Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia, è stato un uomo dal rigore morale, un riferimento per i magistrati ma anche per gli studenti. Da lui non abbiamo che da imparare. E’ stato il creatore di un metodo di lavoro, quello della condivisione e del coordinamento. Quindi, ha dato origine a un nuovo modo di lavorare. Un modo vincente che ha determinato poi l’istituzione della Procura nazionale e via via la stessa Procura europea”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ricordando il giudice Rocco Chinnici.

Il ministro  della Giustizia, Marta Cartabia, ha inviato un messaggio agli organizzatori del seminario, in occasione del 38esimo anniversario dell’uccisione del giudice istruttore per mano mafiosa.

“Sono sinceramente dispiaciuta di aver dovuto, mio malgrado, rinunciare a essere con voi a Palermo, per ricordare un uomo e un magistrato a cui tutta l’Italia e l’intero mondo della Giustizia deve tantissimo. Oggi dobbiamo vigilare su altre vie di circolazione della ricchezza delle mafie, compresa quella dei fondi europei. Quando sono arrivata, l’Italia era il Paese più in ritardo per la Procura europea, oggi partecipa generosamente con 20 procuratori delegati, perché è anche qui che si combattere il fronte di contrasto alla criminalità economica”. Così prosegue il ministro della Giustizia, in un messaggio letto da Caterina Chinnici nel corso del seminario organizzato dalla Fondazione. “Palermo è un Distretto dove si riesce a rassicurare una risposta di giustizia ai cittadini – ha aggiunto Cartabia – Questo è un dato fondamentale perché la qualità del servizio è il primo importante argine contro il potere criminale. Cercherò di assicurare ai Distretti gli strumenti per permettere ai magistrati di svolgere al meglio il proprio lavoro”.

Palermo, insomma, è un Distretto dove, nonostante i reati gravissimi e spesso molto complessi, si riesce ad assicurare una risposta di giustizia ai cittadini in tempi rispettosi del principio costituzionale della ragionevole durata dei processi. E
questo è un dato fondamentale. “Perché come sostenevano i migliori magistrati – ha continuato il guardiasigilli – che hanno servito la giustizia in questa città, la qualità del servizio della giustizia è il primo fondamentale argine contro ogni potere criminale. Sento moltissimo questo dovere e per quello che è nelle mie competenze cercherò di assicurare ai Distretti gli strumenti necessari per mettere i magistrati nelle migliori condizioni per svolgere il proprio lavoro”.

La priorità assoluta è la cattura dell’unico latitante rimasto fuori. Credo che sia un punto di non ritorno fermo della magistratura e delle forze di polizia che stanno lavorando su questo. E poi c’è a mio parere la necessità di cambiare il passo nella capacità investigativa perché secondo me adesso noi dall’aspetto militare, che abbiamo affrontato con ottimi risultati, dobbiamo passare a colpire efficacemente sotto il profilo patrimoniale l’organizzazione criminale”, ha detto Francesco Messina, direttore del Dac (Direzione Centrale Anticrimine), a margine della commemorazione.

“Cosa nostra è ancora in grado di spostare e utilizzare grandi quantità di denaro. Ci sono beni che dobbiamo attingere che hanno fatto parte della provvista in nero che Cosa Nostra attraverso i suoi componenti ha acquisito; noi dobbiamo colpire anche un’area grigia di persone che si mettono a disposizione e che sono intestazioni fittizie e colpiamo l’aspetto più importante che è quello patrimoniale ed economico e che realizziamo fattivamente le intuizioni di Falcone e Borsellino. Abbiamo misure importanti di prevenzione, penso all’ablazione patrimoniale preventiva, penso al potere del questore di incidere con la misura di prevenzione patrimoniale e credo che agire controllando l’aspetto militare e contemporaneamente – conclude Messina – aggiungendo un’azione massiva di contrasto patrimoniale investigazione patrimoniale , non lasciarlo solo ai colleghi della guardia di finanza, è la nuova frontiera”.

 

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