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i due capigruppo: non ci atterremo alla nuova legge

Legge antimassoneria all’Ars, Udc e Fratelli d’Italia annunciano ricorso e disobbedienza

16 novembre 2018

“Una legge ingiusta, iniqua e discriminatoria va contrastata con tutti i mezzi possibili. Abbiamo dato questa valutazione alla legge regionale 18 del 2018 e per tale ragione oggi abbiamo depositato, presso la presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, una dichiarazione con la quale rinunciamo al termine di 45 giorni per dichiarare l’eventuale appartenenza a logge massoniche”.

Lo affermano Eleonora Lo Curto e Antonio Catalfamo, rispettivamente capigruppo dell’Udc e di Fratelli d’Italia all’Assemblea regionale siciliana, in merito alla nuova legge che impone agli eletti all’Ars e negli enti locali di sottoscrivere una dichiarazione per affermare l’eventuale appartenenza massonica.

La lettera dei due deputati Lo Curto e Catalfamo contiene, infatti, l’espressa rinuncia ad avvalersi del termine di quarantacinque giorni previsto dalla L.R. n.18/2018 per rendere la dichiarazione prescritta.  Tale decisione è giustificata dalla volontà, già espressa dai due deputati nel dibattito parlamentare, di censurare una Legge che definiscono discriminatoria e liberticida.

Per i due parlamentari regionali, secondo quanto si legge nella nota, la decisione “di non cedere all’obbligo dichiarativo imposto dalla Legge nasce dalla maturata consapevolezza di agire in aderenza ai superiori principi costituzionali di “non discriminazione”, previsto dall’art.3 e di “tutela della libertà di associazione”, sancito dall’art.18 della Costituzione”.

La L.R. n.18/2018 sarebbe in contrasto con i principi costituzionali ma anche con gli artt. 11 (Libertà di riunione e associazione) e 14 (Divieto di discriminazione) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, poiché determina a carico degli appartenenti alla Massoneria una violazione del principio di parità di trattamento, senza una ragionevole ed obiettiva giustificazione, con una conseguente non necessaria discriminazione di un’associazione in sé legittima, rispetto ad altre associazioni ugualmente legittime e non segrete ammesse dall’ordinamento nazionale.

Con la loro azione, gli on.li Lo Curto e Catalfamo non si pongono a difesa della Massoneria o di altre associazioni similari, ma a difesa dello Stato di Diritto, a garanzia dei principi sanciti come inviolabili dalla Costituzione Italiana ed auspicano che molti altri deputati e amministratori locali seguano il loro esempio e si facciano testimoni, con la loro azione, di uno spirito liberale e garantista che una regione di grande tradizione politica e giuridica come la Sicilia, non può rinunciare a pretendere.

I sindaci, gli assessori, i consiglieri comunali e circoscrizionali hanno tempo fino al 3 dicembre prossimo per rendere la dichiarazione prevista dalla Legge. Con la loro azione, Lo Curto e Catalfamo invitano, di fatto, tutti quelli che hanno a cuore lo Stato di Diritto a seguire il loro esempio e non rendere quella dichiarazione.

“Comprendiamo che ora ci troviamo nella condizione di soggetti passibili di sanzione da parte del presidente dell’Ars, ma la nostra odierna determinazione deriva dalla consapevolezza di agire – aggiungono – in ossequio alla Costituzione Italiana ed ai principi di non discriminazione e di tutela della liberta’ di associazione, previsti e sanciti dagli articoli 3 e 18”.

Per i due parlamentari, lo scopo è far impugnare la legge dinanzi la Corte Costituzionale “per ottenere – dicono – la pronuncia di illegittimità costituzionale e tutelare i diritti dei cittadini siciliani ma anche di tutti i Sindaci e i consiglieri comunali che invitiamo a desistere, in vista della scadenza del 3 dicembre, non sottoscrivendo una dichiarazione che solo un regime totalitario e non uno Stato di diritto, potrebbe permettere”.

I deputati regionali hanno già dichiarato che impugneranno la Legge Regionale sull’obbligo di dichiarazione di appartenenza alla massoneria e si avvarranno dell’assistenza e consulenza degli avvocati Enzo Palumbo di Messina, Andrea Pruiti Ciarello di Capo d’Orlando e Rocco Todero di Catania.

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