L'elezione di Cammarata a Palermo nel 2007: "Una storia di brogli mafiosi, senza mafiosi e senza brogli" :ilSicilia.it
Palermo

le parole dell'ex sindaco

L’elezione di Cammarata a Palermo nel 2007: “Una storia di brogli mafiosi, senza mafiosi e senza brogli”

di
2 Luglio 2020

L’elezione  di Diego Cammarata a sindaco di Palermo è ancora oggetto di discussione nel capoluogo siciliano. L’ex primo cittadino ha scritto una lettera in cui racconta “una storia di brogli mafiosi però senza mafiosi e senza brogli“.

 

Le Parole di Diego Cammarata

La mattina dell’8 novembre 2014 scoprii di avere vinto le elezioni del 2007 a sindaco di Palermo in danno del mio amico Leoluca Orlando Cascio perché i verbali di 192 sezioni su 600, a suo dire, erano stati manipolati dalla mafia.

I verbali vengono redatti in due copie ed inseriti in due diverse buste sigillate con tanto di timbro e firme. Le buste vengono consegnate dal Presidente del seggio ad un delegato del Comune presso il seggio OPPURE da lui personalmente al Comune o da due scrutatori da lui delegati.

Nei verbali di quelle sezioni non erano indicati né il delegato del Comune (costui, in verità in nessuno dei 600 verbali) né gli scrutatori delegati dal Presidente alla consegna. Io, che sono poco intelligente, ho pensato: dov’è il problema? Saranno stati ovviamente consegnati dal Presidente personalmente. Orlando, che invece è molto intelligente, disse che erano stati manipolati dalla mafia.

La cosa davvero bizzarra fu che, stranamente, nel 2014, dopo sette anni dal ricorso, un solerte magistrato, tale Filoreto D’Agostino, Presidente e relatore, in una sentenza che doveva solo dichiarare la improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, si inventò il concetto di “procedimento perplesso”, che avrebbe addirittura potuto portare ad una “probabilità di inquinamento della documentazione versata”. Fatto davvero insolito in una sentenza di quel genere, da cui il povero Leoluca, che è una mente raffinata sempre in attività, ricavò, a suo modo, di essere stato davvero raggirato e dichiarò: “Mi assumo la piena responsabilità di affermare che tutto questo è stato organizzato da una vera e propria organizzazione di stampo mafioso”.

Mise addirittura nero su bianco questa sua idea e la mandò al Procuratore Agueci, al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia, al Ministro dell’Interno, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente della Commissione Parlamentare antimafia e al Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Dico sul serio, non è uno scherzo. Non contento, fece una conferenza stampa e queste dichiarazioni vennero riprese da oltre trenta testate tra carta stampata, giornali online e blog.

Un’aggressione vera e propria, arricchita da una campagna mediatica basata sul verosimile che non è la verità ma che potrebbe esserlo o non esserlo.

Il danno in questi casi non viene dal ‘fatto’ (che in realtà non esiste) ma dalla notizia del fatto. Orlando in questo è sempre stato un maestro.

Allarmato, pertanto, per avere vinto le elezioni grazie ad una organizzazione di stampo mafioso e conoscendo il mio amico Leoluca che, come dicevo prima, quando si parla di lotta alla mafia, minchiate non ne dice (certo a tutti ogni tanto può accadere di dirne una), dissi pubblicamente che volevo, come lui, vederci chiaro e lo invitai a  presentare un esposto alla Procura a firma congiunta.

Niente, non mi diede conto. D’altro canto, perché avrebbe dovuto? Il giocattolo era suo, io volevo giocare senza essere stato invitato e, per di più, nella sua visione, io dovevo essere l’abusivo e lui la vittima.

Decisi allora di non aspettare e l’esposto lo presentai io.

Dopo qualche anno l’inchiesta, su richiesta del PM, è stata archiviata dal GIP e nel fascicolo da me ritirato in questi giorni, nella nota di indagine della Digos si legge: “Si trasmette l’esito dell’attività  di indagine esperita da questa divisione dalla quale non emerge alcun elemento investigativo che possa dimostrare qualsivoglia infiltrazione di organizzazione mafiosa nella competizione elettorale indicata”.

Niente da fare, pare proprio che le elezioni del 2007 si siano svolte legittimamente, nessuna organizzazione mafiosa le ha manipolate, nessun procedimento perplesso e nessun inquinamento. È successo quello che succede in tutte le competizioni elettorali: uno vince e uno perde anche se si chiama Leoluca Orlando Cascio.

A me tutto questo era ovviamente noto ma avevo voluto uguale presentare l’esposto per rassicurare il mio amico Leoluca.

Si è acquietato? Manco per idea, ha confermato quanto allora dichiarato con una variante grottesca: “Mi assumo la piena responsabilità di affermare che la manipolazione delle elezioni del 2007 fu organizzata da una vera e propria organizzazione ‘di stampo mafioso. Che questa organizzazione avesse al proprio interno esponenti della mafia non è detto e non spetta a me dirlo”.

Certo, io posso capire che non l’abbia presa bene ma qui siamo alla farsa.

Nessuno si pose mai il problema di dire che questa irreale manipolazione, (che c’entrasse o meno la mafia), così come era stata paventata, era non solo inverosimile ma addirittura impossibile da realizzare. Una pura follia!!

È davvero difficile vedere un gatto nero in una stanza buia ed è impossibile se il gatto non c’è.

Orlando spesso ci riesce.

Stavolta però la stanza era ben illuminata e si vedeva chiaramente che non solo non c’era alcun gatto ma la stanza era totalmente vacante. La cosa grave è che nessuno troppo spesso si preoccupi di guardare dentro.

 

 

© Riproduzione Riservata
Tag:
Come se fosse Antani
di Giovanna Di Marco

La ddraunàra: i racconti di Silvana Grasso

È disponibile dal 16 luglio La ddraunàra, la raccolta di racconti di Silvana Grasso, a cura di Gandolfo Cascio ed edita da Marsilio che ripubblica così due opere, Nebbie di ddraunàra (Le Tartarughe 1993) e Pazza è la luna (Einaudi 2007).
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Zio Mariano era Stabile

Lui era di poche parole e ogni sua frase era una sentenza. Le persiane della sua finestra a balcone sono chiuse e sotto c’è soltanto un via vai di gente che si affanna per farsi notare.

I giannizzeri

A partire soprattutto dal 1850, il controllo del territorio in Sicilia diviene sempre più arduo per la gendarmeria borbonica. Gruppi armati dediti al malaffare, bande e banditi, nonostante l’inasprimento delle pene – il ricorso all’esecuzione diretta era prassi ordinaria - percorrevano senza molti contrasti le campagne siciliane e rendevano difficile garantire la sicurezza.
. Rosso & Nero .
di Elio Sanfilippo

Palermo fa acqua da tutte le parti, Orlando cambi tutto o si dimetta

I cittadini sono sommersi dall'immondizia, intere zone trasformate in discariche, lavori stradali che non finiscono mai, servizi pubblici che non funzionano, fino allo scandalo dei cimiteri dove non si capisce perché non si sono avviate le procedure per la costruzione del nuovo cimitero previsto dal piano regolatore.
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.