Lettera di un'adolescente dalla sua quarantena :ilSicilia.it

Il coronavirus

Lettera di un’adolescente dalla sua quarantena

di
2 Giugno 2020

Oggi la mia rubrica ospita una lettera molto intensa scritta da un’adolescente che ci narra i suoi giorni di quarantena. Osservare la vita attraverso i social e distanti dagli affetti più importanti per i giovanissimi è stato molto faticoso. Possono i libri aiutare a lenire la solitudine? E la musica? I nostri giovani hanno davvero tanto da insegnarci e, forse, loro sì che sono cambiati in meglio.

 

Di Nilly Cavallaro

“A volte vorrei mettere a tacere il mondo intorno a me, e la musica e la letteratura sono le uniche cose che mi permettono di farlo”, (Before, Anna Todd).

Sono stati dei mesi difficili. Stare chiusi in casa a osservare il mondo dai post di Instagram o dalle notizie di un telegiornale, non è stato per niente facile. Sentire ogni giorno il numero dei morti, dei contagiati, dei paesi in lotta con il virus, ascoltare quelle attesissime conferenze stampa del presidente del consiglio Conte non aiutavano a calmare la mia inquietudine. In un certo senso mi sentivo bloccata, intrappolata, privata della mia libertà.

Non è stato facile adattarsi a questa nuova situazione, alle nuove regole, alla nuova “normalità”.

Quindi per sfuggire a questo senso di malessere mi rifugiavo nei libri.

I libri sono stati e sono il mio posto sicuro. Infatti quando leggo riesco a estraniarmi dal mondo, tutto quello che succede intorno a me non mi preoccupa più. Perché partecipo attivamente alla vita dei personaggi. Sento tutto quello che provano, mi preoccupo dei loro problemi, mi immedesimo nella loro storia. Così tutte le miei preoccupazioni passano in secondo piano.

“Le persone che pensano tanto, in realtà, parlano poco” (Tutta colpa dell’auto correttore, Mina F).

Durante questa “clausura” forzata ho scoperto di apprezzare la solitudine (ovviamente in senso positivo) e il silenzio. In realtà, questo lato solitario del mio carattere c’è sempre stato, però solo adesso ne comprendo la vera natura e l’utilità. Infatti tendo a risolvere un qualsiasi problema o a ritrovare la calma stando sola con me stessa. Ho bisogno, in sostanza, di un mio spazio per riflettere e riordinare le idee. E quando ho troppi pensieri per la testa, li scrivo; in questo modo gli dò un ordine e una collocazione ben precisi.

In uno dei miei momenti di riflessione, pensavo a tutto quello che mi stavo perdendo stando a casa. A tutte le cose che avrei potuto fare coi miei amici. A tutti gli impegni presi che non avremmo potuto portare a termine. Non mi rimaneva altro che ricordare i bei momenti passati insieme, le giornate a Mondello, la vacanza a Dublino, le marachelle fatte a scuola, l’ansia pre-compito, i pomeriggi a ridere, le nottate in paese, la pizza all’una di notte, il cornetto alle cinque di mattina…

Sentivo la mancanza di tutte quelle persone che erano parte integrante delle mie giornate, della mia quotidianità. 

“Ogni ragazza felice, se la lasci sola abbastanza a lungo, prima o poi canta e balla” (Atticus).

Della mia routine faceva anche parte la danza. Stare all’Harmony mi faceva sentire bene, mi tranquillizzava. Se ero nervosa o stressata andavo lì, ballavo e mi calmavo. 

Avere le mezze punte ai piedi, stare comoda nel mio body nero, il tanfo di sudore appena entrati in sala, la sensazione del parquet sotto i piedi… Ecco le cose, che quelle poche ore a settimana, mi facevano sentire a casa e di cui adesso, sento la mancanza.

“(…) Dopo l’amore, c’è solo il sale delle lacrime” (La verità sul caso Harry Quebert, Joël Dicker).

Oltre ai dettagli più lampanti, come la danza e le uscite con gli amici, la pandemia ci ha anche tolto qualcosa di meno evidente come i piccoli gesti d’amore e d’affetto, che dimostriamo alle persone a cui teniamo davvero. Dei caldi abbracci e dei semplicissimi baci, a cui però abbiamo sempre dato poco valore. E solo adesso ci rendiamo conto che avremmo dovuto dargli molta più importanza. “(…) Oggi lasciate che sia felice, io e basta, con o senza tutti” (Pablo Neruda).

Non siamo nemmeno a metà del 2020 ed è già successo di tutto: l’incendio in Australia, l’ipotetico scoppio della terza guerra mondiale, l’incendio a Chernobyl, il Coronavirus. É vero il Coronavirus ci ha tolto tanto e ci ha sconvolto in maniera permanente, ma adesso io mi chiedo se veramente abbia portato solo “distruzione” nelle nostre vite. Perché, se devo essere del tutto sincera, il tempo “in più” che la pandemia ci ha donato mi ha permesso di scoprire lati di me stessa che prima ignoravo… Ho disseppellito la mia parte solitaria, scoprendo che a volte il silenzio può esserti amico; è emersa la lettrice di romanzi rosa che è in me, mi ha ricondotto verso la mia passione per il disegno; mi ha fatto apprezzare e desiderare ancora di più gli abbracci di Elisa, le lunghe chiacchierate con Addy e sclerare con Elisa per un libro. Ho aperto gli occhi, scoprendo di avere accanto delle amiche formidabili che credono in me, come quanto io credo in loro e nella loro amicizia. Insomma ho passato questo periodo a pensare e leggere, a leggere e pensare. E non mi pento di aver approfittato così del mio tempo, poiché, se adesso sono felice, è tutto merito delle risposte che ho dato alle mie domande. Anche perché nella vita due sono le scelte: o sottostai e ti abbandoni alla disperazione e all’angoscia, oppure trovi il coraggio di risollevarti e di correre verso la luce infondo al tunnel… Io credo di aver avuto coraggio! “Sono stata pioggia, finché non ho deciso di essere Sole.” (Fade to Gray, Mina F).

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