22 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 16.16

I giudici hanno respinto il ricorso

L’ex patron rosanero Zamparini ai domiciliari. Lo ha deciso la Corte di Cassazione

25 Gennaio 2019

La Corte di Cassazione, dopo una lunghissima camera di consiglio, ha respinto il ricorso contro il provvedimento di arresti domiciliari disposto dai giudici di Palermo per Maurizio Zamparini.

L’ex patron del Palermo calcio è accusato tra l’altro di falso in bilancio e autoriciclaggio. La misura cautelare è adesso eseguibile.

L’inchiesta che ha portato all’arresto di Zamparini è coordinata dai pm Dario Scaletta e Francesca Dessì, dall’aggiunto Salvo de Luca e dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. La decisione della Cassazione chiude una lunga vicenda giudiziaria: la richiesta di domiciliari fatta dai pm venne respinta dal gip che, pur riconoscendo che ci fossero a carico dell’ex presidente del Palermo gli indizi di colpevolezza, sostenne che non vi fossero le esigenze cautelari per l’arresto. Una decisione condizionata dalla scelta di Zamparini di lasciare le cariche ricoperte nella società rosanero. Il provvedimento del gip fu ribaltato al Riesame, contro i domiciliari ha fatto ricorso in Cassazione l’imprenditore friulano che oggi ha perso la sua partita.

Le indagini, avviate quasi due anni fa coinvolgono anche il figlio di Zamparini, la segretaria Alessandra Bonometti, cinque professionisti e l’ex presidente della società calcistica Giovanni Giammarva accusati, a vario titolo, di false comunicazioni sociali, ostacolo alle funzioni di vigilanza della Co.Vi.So.C., sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il Palermo fino al 2018 avrebbe ottenuto le certificazioni sui bilanci grazie a comunicazioni inesatte. Di questo risponderebbe Giammarva, che, per la procura, avrebbe ostacolato l’esercizio delle funzioni dell’autorità pubblica di vigilanza. Ipotesi che il Riesame sembra accogliere.

Alla U.s. città di Palermo S.p.a., persona giuridica, è stato contestato l’illecito amministrativo che deriva dal reato di autoriciclaggio che sarebbe stato commesso da Zamparini.

Nell’ipotesi della Procura, Zamparini si sarebbe sistematicamente servito della Mepal S.r.l., società nata per la commercializzazione dei prodotti rosanero di cui era l’ amministratore di fatto, come di una sorte di ‘cassaforte’, per mettere al riparo le disponibilità correnti della società dalle procedure esecutive dell’Erario, nei cui confronti il club era esposto per milioni di euro fino al 2017. Per rendere possibili tali spostamenti di denaro, sarebbero stati simulati dei finanziamenti verso la Mepal S.r.l. La Mepal è stata ceduta per 40 milioni a una società con sede in Lussemburgo, la Alyssa, che, per i pm, sarebbe comunque sempre riconducibile a Zamparini. Secondo la Procura il valore del marchio sarebbe stato nettamente inferiore e la sopravvalutazione avrebbe consentito di creare una sorta di riserva monetaria poi reimpiegata per ripianare il bilancio in rosso di 27 milioni di euro della Us Citta’ di Palermo.

Secondo l’accusa, peraltro, l’operazione di cessione sarebbe stata fittizia visto che la Alyssa di fatto era della famiglia Zamparini. Contestualmente all’indagine penale, la Procura ha chiesto il fallimento della società Us Città di Palermo. L’ istanza è stata respinta dai giudici fallimentari.

Nei mesi scorsi parallelamente all’inchiesta principale a Caltanissetta è stata aperta un’indagine a carico, tra gli altri, di Giammarva e del giudice fallimentare di Palermo Giuseppe Sidoti che era nel collegio che respinse l’istanza di fallimento del Palermo-Calcio. Entrambi gli indagati sono stati interdetti dalle loro funzioni e sono accusati di corruzione per aver pilotato il processo che ha evitato il crack della società rosanero.

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