I sindacati uniti: "2020 anno nefasto. Utilizzare i fondi europei per rilanciare la Sicilia" :ilSicilia.it

L'intervista

I sindacati uniti: “2020 anno nefasto. Utilizzare i fondi europei per rilanciare la Sicilia”

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1 Gennaio 2021

Se la situazione non era rosea già in “tempo di pace” con la pandemia il quadro economico e lavorativo della Sicilia è uscito totalmente devastato. L’avvento del coronavirus ha causato un’emorragia di posti di lavoro acuendo ulteriormente i problemi già esistenti in termini occupazionali e sociali.

Anche se il quadro epidemiologico rende volatile ogni tipo di valutazione il 2021 nelle speranze e nelle intenzioni deve essere l’inizio di una stagione di rilancio per la Sicilia come in generale per l’Italia. In merito a ciò che va fatto per dare il là a questa stagione i tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil non hanno dubbi: usare tutte le risorse europee per pianificare una strategia che metta al centro occupazione, rilancio industriale e rinnovamento della pubblica amministrazione.

Alfio Mannino

Il Segretario generale di CGIL Sicilia Alfio Mannino ha messo in evidenza quelli che sono i problemi principali che hanno investito la nostra regione spiegando a chiare lettere i punti su cui bisogna lavorare: “Chiaro che l’emergenza sanitaria ha influito pesantemente sul sistema socio-economico e in un tessuto già molto fragile prima della pandemia perché già c’erano dati sull’occupazione preoccupanti: basti pensare che eravamo la regione con il più basso di occupazione femminile e il più alto tasso di disoccupazione giovanile. La pandemia ha determinato un ulteriore aggravarsi della situazione: abbiamo già perso qualcosa come 76mila contratti di lavoro a tempo determinato. Sui contratti a tempo indeterminato ancora non possiamo avere contezza perché è intercorso il blocco dei licenziamenti ma la nostra preoccupazione è che a marzo quando scade il blocco possa esserci un effetto devastante a livello occupazionale. I settori maggiormente colpiti sono stati il terziario e il sistema dei servizi e anche l’agricoltura, nonostante sia un settore anticiclico ha avuto una sua contrazione. Noi dovremo far tesoro di questa emergenza e delle opportunità che ci vengono date, penso al Recovery Fund e alla nuova programmazione 21-27 dei Fondi Strutturali, il Patto per il Sud: fatti che consegneranno alla regione una cifra attorno ai 30 miliardi di euro, che possono cambiare il volto della Sicilia. Per farlo non dobbiamo sprecare queste risorse e avere un’idea dello sviluppo regionale puntando su tre settori strategici. Una rivisitazione delle politiche energetiche che possono anche modificare il nostro modello industriale slegato dalle nostre vocazioni territoriali l’opportunità che ci da l’Unione Europea è più una necessità di rivedere il modello in chiave di riconversione energetica e pulita visto che quello attuale è incentrato sul petrolio che negli anni non solo ha devastato un territorio ma che in termini occupazionali va sempre più scemando. Non a caso Lukoil poche settimane fa ci ha presentato un piano che rischia di creare problemi da un punto di vista occupazionale ai lavoratori dell’indotto. Poi dobbiamo rilanciare le politiche agroalimentari comprese quelle agro industriali: siamo la seconda regione d’Italia per produzione agricola ma la dodicesima per lavorazione e trasformazione, questo significa mancanza di valore aggiunto. Poi c’è il turismo: noi abbiamo un patrimonio culturale e naturalistico incommensurabile però abbiamo le visite concentrate per il 75% a luglio e agosto. Bisogna mettere in campo un’industria turistica che punti alla destagionalizzazione dell’offerta. Poi è chiaro che per rilanciare l’apparato produttivo abbiamo la necessità che si avviino da subito, e questo tocca a noi farlo le riforme: riforme delle politiche energetiche, della formazione del personale, della pubblica amministrazione che va rigenerata: serve un’amministrazione digitalizzata, innovativa, con nuove professionalità e competenze. Abbiamo a tutti livelli una burocrazia troppo lenta. Bisogna anche ridisegnare il welfare, visto che i dati ci dicono che abbiamo 181mila percettori del reddito di cittadinanza, il 14% dei siciliani in povertà assoluta e i 29% in povertà relativa. Poi ovviamente anche potenziare il sistema sanitario, che come messo in mostra dalla pandemia, è stato abbandonato negli anni a livello territoriale con le conseguenze che abbiamo visto.

Sebastiano Cappuccio

Sebastiano Cappuccio, segretario generale di Cisl Sicilia nel condividere le preoccupazioni e le correlate soluzioni di cui sopra sottolinea come questo possa essere il momento per riconnettere il Sud al resto del paese: “ Noi in Sicilia osserviamo una sofferenza maggiore qui rispetto al resto d’Italia le ricadute sono quattro volte più pesanti. Abbiamo perso 44-45 mila  posti di lavoro, le attività sono crollate e c’è una drammatica congiuntura economico-sociale provocata dalla pandemia. Ora è chiaro che in questo momento dobbiamo sfruttare a pieno le opportunità date dal fatto  che l’Europa sta mettendo in campo finalmente con dei programmi di finanziamento. Per questo noi pensiamo che bisogna sfruttare a pieno il potenziale dei programmi comunitari, sia il Recovery Fund, le risorse per il MES, la riprogrammazione dei fondi Europei, ma anche gli investimenti pubblici e privati che con un programma di rilancio della Regione potrebbero tornare utili: in questo contesto potrebbe assolutamente dispiegare i suoi effetti il decreto Sud che prevede una decontribuzione fiscale rispetto alle condizioni sul lavoro. I punti fondamentali sono questi. Mettere in primis al centro il lavoro, rispondere ai bisogni dei giovani che dalla nostra regione vanno solo via  una strategia di lavoro che metta al centro l’occupazione femminile che può diventare un acceleratore di crescita. Altro tema quello delle infrastrutture, un tema decisivo per cui occorre un progetto di rilancio; poi come messo in mostra soprattutto dalla pandemia c’è necessità di rimettere in ordine  sicurezza e alla sanità; poi c’è il tema della coesione sociale in una regione in cui su 5 milioni di abitanti 1/3 lavora, 1/3 è disoccupato e un 1/3 è anziano con famiglie in povertà e condizioni di disagio. Ovviamente ci sono anche l’istruzione e il tema della digitalizzazione della pubblica amministrazione e il riassetto del sistema industriale e turistico della Sicilia. Abbiamo già richiesto che si apra un confronto con il Governo Regionale, finora non avvenuto, per mettere in campo un vero Patto di Rilancio che veda insieme imprese, istituzioni e forze sindacali con una prospettiva di ripresa della Regione utilizzando le risorse attraverso un grande patto di responsabilità e pratica attuazione delle questioni che servono. Questo soprattutto è il momento vero per rimettere al centro il tema di come riagganciare il sud al paese comprendendo che oggi si sta determinando anche per la pandemia un vero e proprio divario di cittadinanza che va colmato per rilanciare il paese.

Claudio Barone

Claudio Barone, segretario generale Uil Sicilia, nella condivisione di prospettiva con gli omologhi della confederazione sindacale, sottolinea come sia importante pensare a un piano di riconversione delle industrie petrolchimiche, un tema che rientra tra le potenziali preoccupazioni occupazionali per l’anno venturo: “Siamo preoccupati dal fatto che all’emergenza epidemiologica possa seguire l’emergenza sociale dal momento in cui verrà meno il blocco dei licenziamenti: lì la situazione sarà drammatica. Dobbiamo vedere di utilizzare la crisi coronavirus come occasione di cambiamento. L’Europa ha cambiato complessivamente atteggiamento passando da politiche restrittive ad una disponibilità a liberare risorse per lo sviluppo: adesso che i soldi ci sono diventa fondamentale la capacità di spenderli bene. Fondamentale migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, dobbiamo fare in modo di informatizzare la struttura regionale, cambiare le strutture, valorizzare lo smart-working non come forma di lavoro a distanza ma come modalità più evoluta che utilizza l’informatica e consente una verificabilità dei risultati. L’altro grande nodo è far partire una grande campagna di formazione per le nuove generazioni, abilitandoli a essere presenti in maniera diversa sul mercato del lavoro. Poi servono grandi piani di infrastrutture ma devono essere piani funzionali: non abbiamo apprezzato in tal senso le proposte della Regione Siciliana sul Recovery Fund perché le abbiamo trovate molto dispersive e non pensate per un vero e proprio progetto strategico che rilanci la Sicilia al centro di un Mediterraneo: rischiamo di perdere un’occasione storica perché stanno cambiando le dinamiche dei flussi economici internazionali. Siamo di fronte ad un anno che può essere di svolta in positivo se lo sappiamo cogliere e se si crea un clima di collaborazione. Col Governo Regionale abbiamo avuto finora confronti formali: se dobbiamo cambiare le cose o c’è la volontà di confrontarsi e mettere insieme le migliori energie di questa terra oppure se ognuno pensa al suo piccolo ritorno abilmente sprecheremo delle occasioni importanti. Ci sono tante cose che si possono fare: noi vogliamo mandare un messaggio di speranza ma non possiamo muoverci da soli. C’è stata una perdita consistente di posti di lavoro con interi settori allo sbando, il turismo in maniera più drammatica ma anche il commercio. Poi c’è da stare attenti anche ai settori industriali: noi siamo preoccupatissimi, per esempio, per il principale settore dell’isola che è il Petrolchimico. In questo momento Lukoil, uno dei principali produttori a livello mondiale minaccia di abbandonare la regione: significa mezza Sicilia che chiude. Abbiamo problemi che sono già pesanti, dobbiamo evitare che si aggravino con crisi che sono superabili. Un esempio: destinare risorse per la riconversione industriale, come previsto dal Recovery Fund, diventa fondamentale per la tutela dell’ambiente e per consolidare le attività produttive che abbiamo”.

 

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