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Palermo

debiti per circa 61milioni di euro

Lo Iacp fa ‘crack’, delicata la situazione dell’Istituto e Tamajo chiede una riunione urgente

3 Luglio 2019

Lo Iacp fa ‘crack’ e il deputato regionale di Sicilia Futura, Edy Tamajo richiede una convocazione urgente della IV commissione dell’Ars alla quale siano presenti l’assessore regionale delle infrastrutture Marco Falcone, il dirigente dipartimento Fulvio Bellomo, l’amministratore unico di Amap spa Alessandro Di Martino, il commissario straordinario dell’IACP Ferruccio Ferruggia e gli assessori del comune di Palermo Gentile, Prestigiacomo e Mattina.

La Storia dell’Istituto case popolari di Palermo non è recente. Per quasi 50 anni, numerose famiglie non hanno pagato né i consumi dell’acqua né l’affitto, facendo ritrovare lo Iacp con il ‘cappio al collo’. L’istituto ha debiti circa di 61 milioni di euro, di cui 17 soltanto ad Amap, e crediti, a quanto pare, difficili da recepire superiori agli 80milioni di euro.

Una fotografia dello stato delle cose che può essere facilmente visibile attraverso la relazione redatta dal direttore generale Vincenzo Pupillo e il commissario straordinario Ferruccio Ferruggia. La nota è stata inviata al presidente della Regione, Nello Musumeci, al sindaco Orlando e a numerosi organi istituzionali come il Tar e la Corte dei conti.

Stando alla relazione che racchiude tutte le condanne di pagamento ai danni dello Iacp: “Il debito con Amap spa, per mancato pagamento di forniture idriche ad alloggi di Edilizia Residenziale publica dei quartieri popolari di Palermo, di proprietà dell’istituto, di Enti disciolti (Ina Casa, Icogap. Gescal e Incis) del demanio dello Stato e della regione, ha origine negli anni 60 e si protrae fino al 2014 in dipendenza delle maldestre modalità operative presumibilmente concordate, laddove i consumi di acqua rilevati sulla lettura del contatore generale (presumibilmente riconducibile all’Istituto) per ogni edificio, venivano fatturati dall’istituto che provvedeva conseguentemente al pagamento, procedendo contestualmente alla ripartizione del consumo tra i fruitori per il recupero degli importi corrisposti con Amap”.

I macro-debiti riguardano: con la Cassa depositi e prestiti, con il proprio tesoriere ex Banco di Sicilia (oggi Unicredit-doBank ndr), con Amap spa e con le amministrazioni comunali della Provincia di Palermo.

La situazione non è delle migliori sul piano  del mancato incasso degli affitti. Nel bilancio consuntivo del 2018 ci sono più di 86milioni di euro di crediti: “cumulati per prolungata morosità di assegnatari (70,838 milioni) e di occupanti abusivi in corso di regolarizzazione (15,529 milioni)

Proprio ieri, il deputato regionale Tamajo ha scritto una nota per cercare di sensibilizzare la Regione in merito al problema: “L’amministrazione regionale individui immediatamente le soluzioni per evitare l’imminente fallimento dell’Istituto autonomo case popolari di Palermo, a seguito di una sentenza da parte del TAR che condanna lo stesso al pagamento a favore di Amap spa della fornitura d’acqua in favore di inquilini di alloggi popolari di enti disciolti, del Demanio, della Regione e degli inquilini di 320 alloggi che si trovano all’interno dello Zen 1, quartiere popolare alla periferia ovest di Palermo. E’ del tutto evidente che l’Iacp è stato condannato nonostante si tratti di utenze di inquilini abusivi”.

Ma le dichiarazioni di Tamajo pare che non siano piaciute all’assessore comunale dei lavori pubblici ed ex presidente di Amap, Maria Prestigiacomo: “Mi dispiace dovere dissentire da tutto questo voglio ricordare a tutti che le somme sono state svincolate dalla giunta regionale in favore di AMAP e che la stessa deve essere pagata da decenni inoltre voglio ricordare a tutti che AMAP continua a dare l’acqua gratis agli abusivi nonostante la sottoscritta lo scorso anno si è impegnata insieme all’amministrazione regionale a fare approvare una legge che consente allo Iacp di sanare gli abusivi ma purtroppo questo grande ente che tutti difendono non ha mosso un dito per regolarizzare tutti gli abusivi che avrebbero consentito altri introiti allo Iacp e all’amap di fare regolari contratti invece di regalare l’acqua”.

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Sanità in Sicilia
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