18 gennaio 2019 - Ultimo aggiornamento alle 19.30
caronte manchette
caronte manchette

Lo sport fra droga e mania

6 gennaio 2019

Con lo sport si attiva il rilascio di endorfine e dopamine, gli ormoni della felicità

La vita di uno sportivo non è come le altre. Prevede un allenamento quotidiano, fra cardio, potenziamento muscolaree una alimentazione ricca di proteine e sali minerali. Alcuni lo chiamano exercise addiction come se si trattasse di una dipendenza negativa, di una malattia, ma ci si riferisce a chi usa lo sport per dimagrire (l’anoressico) e non ha una vera e propria passione per l’attività ginnica. In altre parole, si sforza, si consuma ma, se potesse, ne farebbe volentieri a meno.

Gli amanti dello sport sono “ossessivi” e dinamici. La struttura di personalità di questi soggetti è orientata alla perseveranza, all’azione, alla disciplina. Si può rilevare se è un “disturbo” che provoca un disagio all’individuo e a chi si relaziona con esso solo se c’è un eccesso “effettivo”, non “giudicato” tale dai non addetti ai lavori o da coloro che si ritengono esperti ma non considerano i fattori “positivi” di ogni abitudine e/o malattia. “Ma sei pazzo a uscire col freddo per andare a correre?”, “Non sei stanco dopo lo sport?”, sono alcuni dei luoghi comuni, che vorrei provare a sfatare, utilizzati dalla media degli individuiper designare ciò che non vivono personalmente e non capiscono. Le stesse “corsie per bicicletta”, qui a Palermo, sono state progettate e arrangiate da qualcuno che non ama lo sport e non comprende le necessità di un “vero” sportivo e sono emblematiche del fatto che la mentalità comune è lontana mille miglia da determinate verità soggettive e oggettive (tipo quelle logistiche di chi è costretto alla pedalata “assistita”, sul marciapiede, fra una macchina e un lampione, anche se può permettersi un buon uso delle gambe!).

Freud diceva che aveva un’ossessione, una mania: la psicologia. Era maniacale il suo trascrivere tutto, studiare e scervellarsi per ogni paziente. Se questo è ritenuto un problema, allora non è chiaro che, invece, il lavoro dovrebbe essere vissuto così. Per me, è insano il contrario. Essere ossessivi in ciò che provoca piacere, produzione di beni e benessere, non è affatto un male da curare. Occorre solo saper staccare quando è il momento di farlo per lasciare spazio anche ad altre priorità, come la famiglia, gli amici, etc.È distonico, cioè, ridurre –fino a eliminare- le altre attività giornaliere per lo svolgimento di quelle fisiche.

Per chi ama lo sport, essere costretti a non praticarlo, per motivi di salute, può essere doloroso e deprimente. Tutto ha a che fare, da un lato, con l’estetica: si prova, infatti, un grande piacere guardandosi allo specchio e/o sentendosi ammirati dagli altri per la forma fisica raggiunta. Dall’altro, c’è il fattore chimico: con lo sport si attiva il rilascio di endorfine e dopamine naturali, gli ormoni della felicità. A me è capitato che, per l’euforia provata durante l’esercizio fisico, non abbia sentito dei dolori agli arti che, finito lo sport, invece, si sono manifestati costringendomi a periodi di riposo forzato.

Ognuno deve vivere lo sport e scegliere l’attività preferita in base alle proprie potenzialità fisiche, cognitive ed emotive. Il training fisico è possibile, infatti, solo se si prova piacere nel farlo, altrimenti, si finisce con il pagare a vuoto la palestra. Bisogna seguire il proprio ritmo e organismo e anche una determinata disciplina e delle regole. La formula è: deconcentrazione psicologica e concentrazione muscolare. Ecco perché noi atleti, anche dopo due ore di allenamento fisico e potenziamento muscolare, siamo perfettamente in grado di lavorare cognitivamente anche tutto il giorno. Anzi! Ci si sente come “risvegliati” e pieni di energia fino a sera, quando si sprofonda, facilmente e senza alcuna fatica, in un sonno profondo e ristoratore.

Non usate con leggerezza parole come “pazzo, folle, malato”, perché hanno un preciso significato che solo un esperto diagnosta può conoscere. Se un individuo vi sembra “esagerato”, non è il caso di dirlo o di comunicarlo, a meno che non abbia un senso costruttivo il vostro dire. Guidati da preconcetti e opinioni malsane, oltre che da una cattiva conoscenza del bonton, spesso, usiamo in modo “distonico” ed “ectopico” la nostra bellissima e ricchissima lingua italiana. Nell’esprimere opinioni “vivaci” su argomenti del tutto “ignoti” si pecca di presunzione e di mancanza di rispetto. Ragion per cui, nel definire un appassionato di sport (ove appassionato non è sinonimo di esaltato) come “folle”, perché rinuncia alla pausa pranzo per andare in palestra o a correre, vi invito a guardare la trave del vostro occhio. That’sit. Mi auguro di aver cagionato buone riflessioni, soprattutto, nei tuttologi.

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