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Lo strano caso di Messina: a 14 giorni dal voto non si sa chi è eletto in Consiglio Comunale

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26 Giugno 2022

In tutta Italia, nei comuni chiamati alle urne il 12 giugno, oggi è domenica di ballottaggio, ovvero secondo turno. Sono trascorse due settimane tonde da quando Messina ha votato per eleggere il sindaco ed il consiglio comunale. Eppure, caso unico in tutto il Paese, la macchina elettorale solo a Messina è andata in tilt. A due settimane dal voto, per di più con affluenza di poco superiore al 55% degli elettori, quindi non proprio un boom di schede da scrutinare, non è dato sapere quale sia la composizione del consiglio comunale e chi siano i consiglieri comunali eletti.

Il sindaco c’è, è Federico Basile, eletto al primo turno con il 45,54% dei voti ed è stato proclamato il 15 giugno con tanto di convalida di voti.

E’ al lavoro, insieme alla sua giunta che è quella dell’ex amministrazione De Luca confermata in blocco più la new entry di Luana Cannata, sin dal primo giorno. Ci sono già state riunioni di giunta e la macchina è alacremente al lavoro.

Nel frattempo con il contagocce si registrano le proclamazioni nei consigli di circoscrizioni, non senza polemiche e ricorsi per l’assegnazione dei seggi. Pronti a ricorrere al Tar al terzo e quarto quartiere per un’interpretazione che di fatto assegna una sorta di “premio di minoranza” al miglior perdente e toglie il seggio al terzo classificato.

Per il consiglio comunale invece ci sono i candidati con il fiato sospeso. Già, perché in gioco ci sono non soltanto le corse individuali che spesso si basano su una manciata di voti tra contendenti, ma il premio di maggioranza. In questo caso c’è una querelle in corso tra due interpretazioni diverse . Nel mezzo “ballano” sei seggi, il punto di equilibrio tra una sindacatura Basile che può contare su una maggioranza   di consiglieri ed una sindacatura con un’Aula non a favore. Ed è questa seconda tesi quella sostenuta dai delegati delle liste di centrodestra e centrosinistra che hanno depositato memorie in tal senso. Il nodo sarà sciolto da presidente del seggio unico centrale a fini conteggi. Ed è proprio questa la nota dolente. La durata di conteggi che altrove rappresentano la verifica dei conteggi effettuati durante la scrutinio, e solo a Messina, per una serie di criticità a dir poco incomprensibili, rappresentano una sorta di “spoglio effettivo”.

Il 12 giugno il caos dovuto da un’elezione accorpata con i referendum ed in una sola giornata, con tanto di norme covid, domeniche di comunioni e di mare, è stato un po’ ovunque. La raffica di rinunce di presidenti di seggio c’è stata ovunque ed a Messina in fondo è stata risolta nella giornata di sabato 11 giugno senza troppe problematiche. Certo, a Messina c’era una scheda in più, quella del referendum per il Comune Montemare, bocciato dalle urne. Ma in fondo una scheda in più non giustifica in alcun modo quello che è accaduto dopo.

In riva allo Stretto infatti si sono registrate alcune anomalie. La più importante è stato il trasferimento di elettori da una sezione ad altra attraverso una riorganizzazione che il Comune ha effettuato ma non ha comunicato in modo efficiente e soprattutto tempestivo. E’ così accaduto che centinaia di elettori si sono recati nella propria sezione salvo scoprire che il loro nome non compariva più. Il peggio è che non solo non erano stati avvisati in tempo ma nessuno sapeva dare indicazioni sulla nuova destinazione. Molti sono stati visti vagare tra una scuola ed un’altra chiedendo informazioni. Altri, costretti quindi a doppie e triple file, hanno rinunciato. Il Comune ha provveduto (soltanto però dopo che si è verificato il problema) ad attivare sette linee telefoniche destinate ai malcapitati. Probabilmente un po’ troppo tardi, anche perché solo uno stakanovista del voto ha la pazienza, dopo aver scoperto il fattaccio, di girare per sezioni e sobbarcarsi le file.

Iniziato lo spoglio sono venute a galla tutte le carenze che erano state annunciate nelle settimane precedenti, impreparazione di operatori spesso chiamati in sostituzione di persone più esperte, troppe schede, lentezze, confusione.

E’ andata quindi che nel passaggio dei risultati dalle singole sezioni alla conclusione dello spoglio fino al ced ed a Palazzo Zanca, il meccanismo, inizialmente lento come ormai da decenni, si sia a un certo punto inceppato. Conti che non tornano, dati di 73 sezioni non allineati e via dicendo.

Il sito ufficiale del Comune predisposto per la comunicazione dei dati si è inceppato e del tutto fermato, lasciando i candidati con il fiato sospeso.

La “patata bollente” è stata quindi trasmessa al seggio unico centrale che di norma avrebbe svolto l’attività di controllo con maggiore serenità giacché di verifica trattasi e non di conteggio primario.

Per di più in questo caso si sta svolgendo con il fiato sul collo di candidati che sconoscono la loro sorte. “Sono stato eletto? Mi mancano venti voti? E in quale sezione?”.

Non a caso il candidato sindaco Salvatore Totaro ha annunciato ricorso al Tar.

Nel mezzo, come detto, non c’è soltanto la consueta assegnazione dei seggi in base alle percentuali delle liste ed ai voti dei singoli candidati, ma il premio di maggioranza.

Ci sono 12 “consiglieri in pectore” 6 da una parte (quella di Basile) e 6 dall’altra (centrodestra e centrosinistra) che non sanno chi di loro alla fine occuperà gli scranni.

E tutto questo, in modo davvero imbarazzante, mentre negli altri comuni al voto per il ballottaggio domani si conosceranno gli esiti.

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