Lo Stretto di Messina e la continuità territoriale ai tempi degli antenati, "i Flintstones" :ilSicilia.it

donna Sarina

Lo Stretto di Messina e la continuità territoriale ai tempi degli antenati, “i Flintstones”

di
12 Settembre 2022

Nelle stesse ore in cui, in piena campagna elettorale, si parla di Ponte sullo Stretto, Pnrr, alta velocità, continuità territoriale, infrastrutture e bla bla bla, tra Messina e Reggio la macchina del tempo fa un balzo indietro. E lo fa, paradossalmente, proprio nel giorno in cui i sindaci delle due Città Metropolitane s’incontrano nella sede dell’Aeroporto dello Stretto per parlare di conurbazione e servizi integrati.

Appena 3 km di mare dividono la Sicilia dalla Calabria e certe volte da Messina ti par quasi di poter toccare la sponda opposta, eppure, nei fatti, la distanza è diventata abissale.

La seconda gara del Ministero dei trasporti per il collegamento veloce tra Messina e Reggio Calabria, una tratta che ha più pendolari di una metropolitana, è andata deserta. Nessuna offerta ad un bando che evidentemente non solo non era appetibile ma a quanto pare neanche sostenibile per le imprese. Il servizio quindi andrà ancora in proroga alla Blu Jet, società creata dalle Ferrovie per questo scopo ma con risultati deludenti, in attesa di un terzo bando. Frattanto però la Blu Jet ha problemi di flotta e dovrà trovare aliscafi a noleggio. Va da sé che, lungi dal potenziamento del servizio auspicato ormai da anni, le corse tra Messina e Reggio cesseranno nei giorni feriali alle 20 e nei week end e festivi, udite udite, alle 17 (salvo imprevisti, intoppi, guasti etc etc).

Una situazione surreale che si trascina da anni nonostante le battaglie sindacali (Uiltrasporti in testa), le proteste degli utenti, le promesse della politica ed i voli pindarici di chi vive scollato anni luce dalla realtà.

Tra Messina e la sponda calabra ormai si troverebbero più a loro agio Fred e Barney, i simpatici personaggi degli Antenati. Ai tempi dei Flintstones la soluzione c’era: un paio di tavole di legno sulla testa del dinosauro marino e il gioco è fatto. Invece noi i dinosauri, tirannosauri e affini li abbiamo negli uffici dei Palazzi e nelle stanze dei bottoni.

Messina e Reggio Calabria si specchiano l’una nell’altra ed insieme a Villa San Giovanni costituiscono l’Area dello Stretto, diventata ormai figura mitologica che è nei discorsi ufficiali di tutti e nei fatti concreti di nessuno.

La continuità territoriale con la Sicilia infatti ormai da mezzo secolo la vogliamo fare con i fichi secchi, mentre nel resto del Paese si viaggia ad alta velocità e persino i porti del Pireo, finiti in mano ai cinesi, ci hanno superato da un pezzo.

Stiamo parlando di una realtà che numericamente conta non soltanto migliaia di pendolari ogni giorno, ma anche di una tipologia di passeggeri che potrebbe e vorrebbe attraversare lo Stretto senza affidarsi al fato e al dio delle coincidenze tra treni, aerei e aliscafi, giacchè chi studia gli orari dei rispettivi mezzi di trasporto spesso e volentieri neanche conosce il numero di telefono degli altri protagonista del sistema.

Nel 2022-2023 chi arriva sulla sponda opposta alla Sicilia entra in un mondo parallelo, quello dell’imponderabile, non sa mai con certezza con quali modalità, né mezzi, né in che tempi, potrà arrivare dall’altra parte. Questo vale per Reggio come per Villa. Non sa se, ad esempio, atterrando all’Aeroporto dello Stretto (che in teoria si chiama così per attirare anche messinesi…..) dopo le 19.30 nei giorni feriali e dopo le 16.30 nei week end, anche a causa di un ritardo o di un intoppo coi bagagli, dovrà pagare profumatamente un taxi per arrivare fino a Villa San Giovanni e traghettare con le società private. Del resto se fai il percorso inverso, da Messina verso il Minniti, poiché l’aliscafo diretto all’aeroporto è rimasto in funzione quanto il diavolo in paradiso (perché è stato visto davvero come il demone che avrebbe abbassato i profitti di altri), arrivato a Reggio non sempre trovi il bus navetta e devi in ogni caso usare un taxi.

Non va meglio ai poveretti che prendono i treni a lunga percorrenza fino a Villa San Giovanni (e viceversa). Quest’estate è passato sotto il silenzio il fatto che Ferrovie ha messo a disposizione alla stazione di Villa S. Giovanni, udite udite, personale con divisa e capellino blu pronto ad aiutare i viaggiatori con valigie e trolley per salire le scale e raggiungere i binari (servizio garantito fino al 4 settembre dalle 8 alle 22). Sì, avete letto bene. Nel 2022 alla stazione di Villa ci sono le scale perché quella mobile non funziona quasi mai e l’ascensore è un’altra figura mitologica dello Stretto come l’aliscafo dei Flintstones.

Sorvoliamo sul fatto che centinaia di passeggeri spesso non trovando la coincidenza con l’aliscafo, si sobbarcano, trolley alla mano, la strada fino ai traghetti privati, tra gas di scarico di tir e auto in attesa d’imbarcarsi e imprecazioni se con l’avanzare dell’età te la vedi lasciare il molo e piangi non per la nostalgia ma perché se avessi fatto un po’ più di dieta e sport magari quella nave l’avresti presa al volo.

L’alternativa per chi viaggia nei treni a lunga percorrenza o ha troppi bagagli e non è un sollevatore di pesi olimpionico è restare a bordo del vagone un’altra ora in attesa che la nave arrivi sull’altra sponda.

A questo proposito nel mese di marzo, in occasione dell’inaugurazione della nave Iginia il ministro per le infrastrutture e la mobilità sostenibile Enrico Giovannini aveva annunciato che i tempi di traghettamento dei treni sulle navi sarebbero stati ridotti. Stando a Giovannini entro l’estate sarebbero stati messi su rotaie locomotori dotati di batterie elettriche in grado di far risparmiare un’ora di tempo accorciando le fasi di manovra dei convogli. Siamo ancora in attesa.

Qui non si tratta di essere pro o contro il Ponte, ma di pretendere almeno l’ABC della continuità territoriale. Inutile parlare di alta velocità in Sicilia, doppio binario e miracolo Pnrr se poi, giusto per fare un esempio, il Freccia Bianca, inaugurato a fine novembre come la panacea di tutti i mali, è stato sospeso per mancanza di viaggiatori. Del resto Frecciabianca è un treno a mercato il cui costo si basa sulla vendita di biglietti e nonostante 350 posti a disposizione viaggiava quasi vuoto.  Al di là del costo del biglietto, il Frecciabianca voluto per collegare Catania-Palermo-Messina non era esattamente celere: tre ore per coprire i poco più di 200 chilometri tra Palermo e Catania, lo stesso tempo impiegato dai Frecciarossa o da Italo per coprire i quasi 600 chilometri di distanza tra Roma e Milano.

Sempre in tema di continuità territoriale non va meglio con i viaggi aerei. Mentre in Sardegna i costi dei voli sono da circa 20 anni basati sul rispetto del principio di continuità territoriale e persino i low cost hanno iniziato ad applicare tariffe agevolate per i residenti, dalle nostre parti il caro-voli è tema di cui ci si ricorda solo alla vigilia di Natale, di Pasqua, per il Ponte dell’Immacolata. I fuorisede siciliani che vogliono tornare a casa per votare ed eleggere chi li rappresenta sono costretti a sobbarcarsi un calvario in treno (solo le ferrovie applicano lo sconto per gli elettori) e dopo 12 ore votare e ripartire, oppure mettere mano al portafoglio.  Perché noi siciliani anche in questo siamo elettori di serie B.

Sono sicura che se dovessi invitare i Flinstones a trasferirsi da noi lasciando Bedrock, declinerebbero l’invito….

 

 

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