L'obbligo di dichiarare l'appartenenza alla Massoneria infiamma l'Ars :ilSicilia.it

La proposta di Fava non trova il consenso dell'Aula

L’obbligo di dichiarare l’iscrizione alla Massoneria infiamma l’Ars

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27 Settembre 2018

“Vincolo gerarchico, di obbedienza e di riservatezza non vanno in accordo con la Carta Costituzionale, con i principi della buona amministrazione e con quello di essere al servizio esclusivo dello Stato”. Per Claudio Fava, autore della proposta di legge che prevede l’obbligo dichiarativo da parte dei parlamentari regionali di comunicare l’eventuale appartenenza a logge massoniche, non ci sono molti dubbi. La legge da lui proposta, con o senza sanzioni, è l’unica soluzione per alimentare un “obbligo di trasparenza” senza affidarlo a fattori discrezionali.

Ieri l’Ars ha trattato a lungo della questione in occasione della discussione generale. Forza Italia con Milazzo e Calderone ha mostrato una timida apertura con il capogruppo Giuseppe Milazzo che ha precisato “non ho preclusioni e sono disponibile, ma vorrei capire meglio finaltà o obiettivi” e Calderone che si è pronunciato invece sulla parte delle sanzioni: “Basta la parte precettiva della legge”– ha commentato.

Per il deputato regionale dell’Udc Vincenzo Figuccia, “il ddl proposto da Fava appare persino bizzarro quando stabilisce che debba essere la Presidenza dell’Ars a sanzionare i deputati che non dichiarassero l’appartenenza alla massoneria”.

La norma insomma non ha mancato di accendere il dibattito e le polemiche. “Trovo che il ddl che obbliga i parlamentari a dichiarare l’eventuale appartenenza a logge massoniche, piuttosto che affermare i principi di trasparenza, possa invece alimentare la cultura del sospetto nei confronti proprio della massoneria che, lungi dall’essere una società segreta, esprime al contrario l’impegno etico degli iscritti a essere costruttori di una società migliore. Voterò contro questo ddl perché la massoneria è un’organizzazione assolutamente legale e i registri degli appartenenti sono conosciuti alle Prefetture” ha detto Eleonora Lo Curto, capogruppo dell’Udc, per la quale «l’obbligo di riservatezza e obbedienza richiesto agli iscritti non può mai violare le leggi e la Costituzione. Per questa ragione le argomentazioni rese dall’onorevole Fava non trovano alcun fondamento».

Resa esplicita ieri anche la posizione di Alessandro Aricò, capogruppo all’Ars di DiventeràBellissima: “Noi deputati del gruppo di DiventeràBellissima abbiamo appena consegnato alla segreteria generale dell’Ars una dichiarazione scritta in cui certifichiamo di non appartenere ad alcuna loggia massonica”. E poi ha aggiunto: “Noi siamo per l’assoluta trasparenza e per questo abbiamo fornito sin da ora questa dichiarazione”, ha aggiunto Aricò, sottolineando: “Tuttavia, riteniamo che l’obbligo debba essere introdotto anche per i vertici della burocrazia di Regione, Società partecipate, Ars e Comuni oltre che al momento delle candidature, altrimenti rischia di essere un semplice provvedimento demagogico. Ci sorprende, pertanto, che il collega Claudio Fava ritenga possa essere “da fumetto” ampliare la portata di questo ddl, includendovi anche le più alte cariche della burocrazia regionale. Inoltre, a nostro parere la dichiarazione dovrebbe essere relativa agli ultimi cinque anni”.

Insomma, molta carne al fuoco e alla fine, nulla di fatto e rinvio.

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