Lotta alla mafia, Antoci parla ai ragazzi del liceo Meli: "Lo Stato continua a vincere" | VIDEO :ilSicilia.it
Palermo

Inaugurata la "Strada della legalità"

Lotta alla mafia, Antoci parla ai ragazzi del liceo Meli: “Lo Stato continua a vincere” | VIDEO

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18 Maggio 2021

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“Il mutamento della mafia: i fondi europei e le terre liberate” è il convegno organizzato dal liceo “Giovanni Meli” di Palermo, un percorso tematico e di approfondimento sulle infiltrazioni mafiose in agricoltura e sulle normative antimafia messe in atto per contrastarle.

Si è parlato dei risultati operativi ottenuti in questi anni che vedono, tra l’altro, celebrare proprio in questi mesi all’aula bunker di Messina, il maxiprocesso “Nebrodi”, il più importante processo in Italia e in Europa sui fondi europei per l’agricoltura in mano alle mafie.

Parliamo della vittoria dello Stato, di uno Stato che continua a vincere, dello Stato che agisce e che fa le norme, che partono anche dal basso come è accaduto per il Protocollo, al quale arrivano i compiacimenti della Commissione Europea per il lavoro che abbiamo fatto e la norma che abbiamo scritto, inserita nei tre cardini del nuovo Codice Antimafia”, ha detto Giuseppe Antoci, oggi Presidente Onorario della Fondazione Caponnetto e al quale il Comune di Torrenova ha conferito la Cittadinanza Onoraria.

Uno Stato che si unisce insieme a questi ragazzi e che di fatto sono lo Stato. E’ un messaggio di normalità, ognuno fa il proprio dovere nel suo campo, senza necessità di simboli ed eroi. Penso che oggi scriveremo un’altra pagina di normalità di questa terra siciliana, dove è vero che c’è stata tanta mafia, ma ci sono tante persone che la mafia la combattono. Si sta celebrando il maxiprocesso Nebrodi – ha aggiunto Antoci – tra i più importanti in Sicilia, il primo in assoluto in Italia e all’Estero sui fondi europei per l’agricoltura in mano alle mafie. Ci sono state le prime severissime condanne e questo ci fa ancora dire che stiamo vincendo. E’ chiaro che è una battaglia che va continuata ogni giorno”.

Al Liceo Meli, dunque, un’altra bella testimonianza di cultura della legalità e di educazione alla cittadinanzache i ragazzi sapranno far diventare un seme affinché possa germogliare nelle coscienze di ognuno di loro”, ha concluso l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci.

L’iniziativa rinnova l’impegno nella lotta alla mafia del liceo Meli, di cui fu alunno Paolo Borsellino. Si ricorda l’evento del 21 febbraio del 1984, quando il liceo Meli organizzò al Teatro Politeama di Palermo, nel corso della seconda guerra di mafia, un’assise nazionale contro la mafia a cui parteciparono migliaia di studenti. Il movimento studentesco di Palermo fu propulsore e protagonista di una risposta corale della città contro la violenza mafiosa.

Ripercorrendo le tappe di quella storia, oggi il liceo Meli ha raccontato, insieme a più di 60 Scuole e 5 Università di tutte le regioni italiane, una partita vinta contro la criminalità organizzata e il lavoro di Giuseppe Antoci, a cinque anni dall’attentato mafioso che ha colpito l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, salvato dagli uomini di scorta della Polizia di Stato.

L’occasione per approfondire la questione delle infiltrazioni mafiose in agricoltura si è tramutata anche in un momento per riflettere sui risultati raggiunti grazie alle normative antimafia messe in atto per contrastarle. E tra queste si rammenta il “Protocollo di legalità”, (Protocollo Antoci) diventato Legge e recepito dal nuovo Codice Antimafia, trovando applicazione in tutta Italia.

Un protocollo per l’assegnazione degli affitti dei terreni, che prevede la presentazione del certificato antimafia anche per quelli di valore a base d’asta inferiori a 150.000 euro. Il c.d. “Protocollo Antoci”, firmato il 18 marzo 2015 presso la Prefettura di Messina dalla Regione Siciliana e dai 24 Sindaci del Parco, nel settembre 2016 è stato esteso a tutta la Sicilia e sottoscritto da tutti i Prefetti dell’Isola. Un atto elaborato come strumento per liberare i territori dalla pressione mafiosa, nel segno della normalità e come prospettiva per lo sviluppo.

Proficua la partecipazione degli studenti, principali interlocutori dell’incontro, e di autorevoli esponenti delle Istituzioni, del mondo accademico e delle Forze dell’Ordine, tra cui il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, il Prefetto Francesco Messina, Direttore Centrale Anticrimine P.S. e, in collegamento dal Viminale, il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese che ha concluso i lavori.

“Il protocollo Antoci ha impresso una svolta importante in un settore cruciale quale quello agricolo rendendo obbligatorie le verifiche antimafia tra le concessioni dei terreni agricoli demaniali che usufruiscono dei fondi europei, secondo un principio poi diventato legge dello Stato. Un settore molto importante tanto che tra il 2014 e il 2020 l’unione europea ha impegnato circa 408 miliardi di euro per il settore agricolo circa il 39% dell’intero bilancio”, ha detto il ministro Lamorgese, intervenendo all’incontro sui fondi europei e il rischio mafia organizzato dal liceo classico Meli, aggiungendo “Un rischio attestato dalle inchieste che in Sicilia hanno evidenziato l’ingerenza della ‘mafia dei pascoli’, destinataria, lo scorso aprile, di significative condanne per le truffe sui fondi Ue all’agricoltura. Il convegno è stato promosso e organizzato da Giuseppe Antoci, oggi presidente onorario della fondazione Caponnetto, vittima di un attentato quando ricopriva la carica di presidente del Parco dei Nebrodi.

La ripartenza dell’Italia dopo questo periodo di pandemia – ha aggiunto Lamorgese – si basa proprio su risorse che sono destinate a essere utilizzate con celerità. Proprio per questo abbiamo posto in essere protocolli di legalità con vari soggetti. Accanto ai controlli un aspetto importante sono le interdittive antimafia. Nel 2020 sono state 2.130, nel 2019 erano 1.541. Nei primi cinque mesi abbiamo adottato 698 provvedimenti interdittivi”. Il ministro dell’Interno ha poi illustrato i risultati ottenuti sul fronte delle misure di prevenzione patrimoniali. “Nel 2020 – ha sottolineato – sono stati sequestrati beni per 376 miliardi, confiscati beni per 232
miliardi”.

“Il dominio del territorio è per la mafia uno dei fattori principali che sta alla base del loro potere. Solo togliendogli il consenso possiamo fare sì che la lotta alla mafia vada avanti”, ha affermato Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia.
“È importante la presenza di uomini che hanno dato tutto per il nostro Paese. La lotta alla mafia che iniziò con Giovanni, con Paolo e con quanto hanno dato la vita per la legalità, deve continuare attraverso ognuno di noi. La mafia, come diceva mio fratello, sarà vinta da giovani che abbiano capito quanto sia importante la partecipazione civile della società per combattere la criminalità. La bellezza e la partecipazione dei giovani batterà la mafia”.

Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, intervenendo al convegno sul “rischio mafia” in agricoltura, ha messo in guardia dal pericolo che la burocrazia diventi causa o pretesto per gestire i fondi europei a vantaggio di gruppi di potere e della criminalità organizzata. “E’ noto che un gran numero di imprese confiscate – ha sottolineato il capo della Dna – non riescono ad avere lo sviluppo sufficiente nel momento in cui perdono il sostegno mafioso. L’impresa confiscata perde la capacità di stare sul mercato perché perde il sostegno economico delle mafie. E’ successo ad alcune aziende, come i supermercati, dove addirittura viene impedito l’accesso ai clienti da alcuni ‘ndranghetisti. In questo caso servirebbe una maggiore protezione”.

Il procuratore Cafiero De Raho ha affrontato anche il nodo relativo agli appalti: “Si sta seguendo il modello Genova. Un modello veloce capace di dare risultati. Sotto il profilo delle verifiche vi è una sospensione di alcune aspetti del codice degli appalti ma attraverso una serie di protocolli sono stati disposti controlli ulteriori tramite la consultazione delle banche dati.

“Nel corso del convegno è stato ricordato anche il cantautore Franco Battiato, scomparso oggi, e la sua canzone Povera patria. Ce la possiamo fare a vincere la battaglia contro le mafie, anzi ce la dobbiamo fare. Mai perdersi di coraggio”, così  ha concluso il procuratore nazionale rivolgendosi agli studenti.

Noi abbiamo fatto un percorso che ha portato ottimi risultati, abbiamo perfezionato l’azione di contrasto, non possiamo dire che la lotta si sia conclusa perché la guerra è ancora da combattere” ha dichiarato il Prefetto Francesco Messina.

Non abbassiamo la guardia perché da una mafia rurale, legata al territorio dal punto di vista materiale, si è passati ad una ‘cosa nostra’ che investe e dai pascoli attinge e colpisce l’intera filiera, fino ad arrivare ai trasporti, alla distribuzione dei prodotti che provengono dai nostri territori. In questo campo grande importanza ha l’azione di prevenzione, – ha sottolineato il prefetto Messina- vuol dire applicare iniziative come quelle del Protocollo Antoci che hanno colpito a fondo. Oggi celebriamo una festa perché Antoci è vivo, grazie a Dio, ed è una cosa significativa che dobbiamo ricordare”, ha aggiunto il Direttore Centrale Anticrimine P.S., Francesco Messina.

A conclusione dell’incontro, è stata inaugurata all’interno del plesso scolastico la “Strada della Legalità”. A tagliare il nastro il Procuratore De Raho alla presenza del Prefetto di Palermo Giuseppe Forlani, di Maria Falcone e Giuseppe Antoci.

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