20 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 08.09

Ma cu mu purtaru, i muorti?

2 Novembre 2018

Carissimi

“Ma cu mu purtaru, i muorti? …”

Da queste parti, abbiamo dato ai “morti” (i nostri defunti) anche questa incombenza, di mettere tra i nostri piedi persone indesiderate che ci creano problemi o che ci danno dispiaceri e fastidi.

Purtroppo i morti sono morti e quando noi ne evochiamo la loro figura nelle nostre preghiere sappiamo bene che facciamo riferimento ad assenze che hanno lasciato un vuoto spesso incolmabile nella nostra vita e per la quale cerchiamo lungamente di elaborarne il lutto.

Siamo speciali anche in questo alle nostre latitudini, cercando di tenere in vita tradizioni che consentono almeno per un giorno di ricongiungersi con chi non c’è più, trascorrendo una giornata al cimitero sulla tomba come se costoro fossero ancora vivi, qualcuno addirittura imbandendo un vero e proprio pranzo (oggi usanza scoraggiata dalle norme), chiamando finanche dolci tipici del periodo con appellativi che esorcizzano la morte.

Qui dove le nostre nonne le ricordiamo sempre vestite a nero per il susseguirsi dei vari lutti, non abbiamo mai avuto bisogno di affidarci all’invito di Ugo Foscolo a perpetrare la presenza dei nostri cari che non ci sono più mediante il loro ricordo.

Qui che abbiamo un rapporto particolare con la morte e il mistico religioso a tal punto di vedere nella esposizione dei cenacoli pasquali nelle chiese dei sepolcri, facendo all’anagrafe morire Nostro Signore un giorno prima.

Qui che il lutto e le strisce nere sono state da sempre accettate quali normali e naturali passaggi della nostra esistenza avremmo dovuto ragionare e maturare per tempo quello che molto spesso è stato la perdita del valore dell’esistenza umana, il valore della vita.

Tanto rispetto per i morti e quasi nulla la considerazione per ciò che la vita umana rappresenta, anche attraverso la sua qualità e aspettativa di vita.

Siamo stati la terra dove si sono perpetrati efferati delitti e siamo la terra che convive con tanti morti viventi, trascurandoli e voltandosi dall’altro lato.

Quanti ultimi scansiamo ogni giorno? Quanta falsa partecipazione? Quanta falsa costernazione? E dire che per loro (ancora vivi) potremmo fare qualche cosa.

Dobbiamo necessariamente attendere che la gente muore per poterla ricordare ed onorare.

Dove siamo, dove eravamo quando costoro ci chiedevano silenziosamente aiuto. Dov’era la nostra sensibilità. Siamo strani, abbiamo ben conservato il nostro abito del lutto e la “maschera tragica” pronta a fare il nostro dovere, ma non siamo in grado di vedere per la sua vera ragione la morte perché non siamo in grado di apprezzare il vero valore di una vita.

Il progetto della vita è qualcosa che mi intriga tanto perché ho sempre pensato assurdo e bestiale mettere fine ad una vita (quando sento parlare di omicidi, di incidenti mortali) senza aver pensato per un istante che questa è il risultato di un lungo progetto, nato nella quasi totalità dei casi da un atto d’amore ed atteso per nove mesi, partorito e cresciuto con tanto amore e seguito in tutte le tappe della propria crescita.

Una vita umana non è una fotografia dell’ultimo istante, essa è un album di fotografie di una intera esistenza. Anche dietro alla vita più scellerata ci saranno stati istanti d’amore.

Ecco perché trovo insignificante e spesso di pessimo gusto, le esposizioni di mummie, l’esposizione della morte, di contenitori che furono corpi oggi devastati dal tempo, fatta nei secoli dalle nostre parti.

So di turbare la sensibilità di qualcuno dicendo che anche i cimiteri altro non sono che villaggi di morte il più delle volte maggiormente rappresentate dal ricordo, da foto e da storie nelle lapidi più che dall’ostinazione di preservare ossa raccolte e spesso vilipese nel tempo.

Ecco perché mi sento di amare la vita, non avendo più nulla da fare davanti alla morte, poiché qualunque sia la nostra convinzione religiosa, la vita e la morte sono due condizioni incompatibili di dimensioni assolutamente diverse ed intangibili.

Bisogna pertanto mostrare il nostro affetto e la nostra presenza in vita in quanto dopo, qualunque manifestazione, anche la più sentita non serve a niente se non per fomentare rammarichi di istanti sprecati che sarebbero potuti valorizzarsi accanto alla persona che ci ha voluto bene ed alla quale abbiamo voluto bene e di cui oggi ne celebriamo l’assenza.

Ecco perché più che commemorare per un giorno i defunti (che sono abbondantemente presenti costantemente nel mio cuore e nella mia mente) io celebro per gli ulteriori 364 giorni dell’anno la vita e la disponibilità, senza preconcetti, con approccio di grande apertura verso il mio prossimo, verso qualcosa che è viva e vive nella mia stessa dimensione.

Un abbraccio, Epruno.

Tag:
Libri e Cinematografo
di Andrea Giostra

Antonella Biscardi, scrittrice e produttrice, si racconta in un’intervista

Intervista ad Antonella Biscardi, scrittrice e produttrice "Nel mio libro c’è un invito a rallentare, un po' come andare in bicicletta, con il vento fra i capelli e camminare lenti verso la vita, guardandola, accogliendola, non divorandola … nasce dal desiderio di comunicare positività, dolcezza e amore. I miei hashtag sono: #felicità #amore #tradizioni #ricordi #vita #pezzidinoi".
LiberiNobili
di Laura Valenti

I passi di gambero e la regressione nei bambini

La probabilità di ricorrere a meccanismi di difesa regressivi è alta se alla particolare vulnerabilità emotiva del bambino si aggiungono atteggiamenti genitoriali di iperprotezione e di paura fino ad arrivare al baby-talking, per cui il bambino tende a ritirarsi sempre più dal rapporto con l'esterno.
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Al vincitore i giri

Non ho mai creduto e accettato i regolamenti che davano tutto il potere ad una sola persona, neanche quando da bambino giocando per strada davamo tutta questa importanza a chi portava il pallone, dando lui la possibilità di decidere chi giocava e in quale delle due squadre
Sanità in Sicilia
di Salvatore Corrao

Cos’è la Medicina interna e perché può essere una risorsa per il Sistema sanitario nazionale

Un grande maestro il professore Giacinto Viola scriveva sul suo trattato di Medicina Interna del 1933: “in Clinica tutto è improvvisazione, caso per caso, e gli ammalati così diversi sempre, anche quando hanno la stessa malattia, sono poi così mobili nei loro sintomi e fatti obiettivi, che spesso ciò che di essi si dice alla sera non è più vero al mattino”. 
Wanted
di Ludovico Gippetto

“I vestiti nuovi” della dea di Morgantina

Il caso della famigerata dea di Morgantina, ritornata in Sicilia nel 2011 dopo una lunga trattativa con uno dei più grandi musei del pianeta: il J. Paul Getty Trust di Malibu, in California.
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Il 25 aprile festa della libertà tra memoria e impegno

Anche quest’anno la ricorrenza del 25 aprile non è immune da polemiche insulse e pretestuose che puntano a delegittimare e a ridimensionare la portata storica di quel straordinario avvenimento che fu la Resistenza, quel grande movimento di popolo che restituì agli italiani la libertà e cancellò la vergognosa pagina del fascismo.