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Ma scherziamo? Assurdo mandare Giovanni Brusca ai domiciliari

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7 Ottobre 2019

Va bene che Giovanni Brusca, con le sue dichiarazioni, ha dato un contributo importante per la cattura di diversi mafiosi, va bene anche che in Italia siamo in un sistema nel quale la Costituzione prevede che si dia priorità alla funzione rieducativa della pena, ma scarcerarlo e mandarlo ai domiciliari sarebbe decisamente irrispettoso per tutte le vittime.

Brusca, anche se negli anni di detenzione è cambiato, resta un assassino che ha sulla coscienza la vita di persone innocenti. Per intenderci, è colui che sciolse nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, suo figlioccio. Colui che premette il telecomando nella strage di Capaci del 23 maggio del 1992. E potremmo continuare ancora con tutti i crimini da lui commessi.

Adesso, attraverso i suoi legali, chiede di andare ai domiciliari. La gente forse non sa che questo individuo ha usufruito in tutti questi anni di circa 80 permessi dovuti alla sua collaborazione sulla con la giustizia. Ci sta, si potrebbe dire, se tutto questo non stridesse con una ferita che il nostro Paese ha ancora aperta e sanguinante, provocata dal piombo e dal tritolo mafioso. No, aprire le porte del carcere per Giovanni Brusca è davvero troppo, perché costituirebbe un pericolosissimo precedente diseducativo (altro che funzione educativa della pena) verso tutti coloro che mietono violenza, organici o meno a organizzazioni criminali assassine come la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra e altre.

L’auspicio è che la prima sezione penale della Corte di cassazione rigetti la richiesta di detenzione domiciliare, accogliendo il parere negativo della procura generale della Cassazione. Inspiegabile poi l’orientamento della procura nazionale antimafia che si è detta favorevole alla scarcerazione, giustificando questo orientamento con il fatto che Brusca si sarebbe ravveduto. Come se questo possa bastare per garantire a delinquenti e assassini lo spalancarsi delle porte del carcere.

No, i familiari delle vittime di mafia meritano giustizia. Lo Stato non  può dimenticare la memoria dei propri caduti e deve scongiurare provvedimenti che possano minare il rapporto fra i cittadini e le istituzioni. Un  passo falso del genere sarebbe davvero troppo.

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