Ma siamo certi di volere il “cambiamento”? :ilSicilia.it

Così è quella politica con la “p” minuscola, l’arte del compromesso che ti fa accettare cose non universalmente corrette

Ma siamo certi di volere il “cambiamento”?

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12 Maggio 2017

Carissimi, non esiste comizio dall’invenzione della democrazia che non inizi con l’affermazione retorica del candidato di turno: “basta è ora di finirla”. Ma siamo certi di volere il “cambiamento”? Tutti si riempiono la bocca con la parola “cambiamento”, ma alla fine lo vogliamo veramente un “cambiamento”? Sappiamo le conseguenze di un “cambiamento”?

La parola “cambiamento” serve riscuotere applausi, per attirare la rabbia degli scontenti e per coalizzare quelli che oggi vengono definiti populisti. In un certo senso vi capisco, mi metto nelle vesti di un padre di famiglia che deve assicurare il futuro ai propri figli, costui saprà battersi per una giustizia e l’applicazione della meritocrazia o si darà da fare per arrivare al potente di turno che gli possa garantire una corsia preferenziale per i propri ragazzi?

In un mondo giusto i nostri figli valgono tanto quanto i figli degli altri, come dice qualcuno “uno vale uno” e non ci saranno più furbate di pseudo-cooperative-associazioni che attraverso corsi di formazione creeranno precari senza pre-valutazioni (tranne la conoscenza o la colorazione politica) che alla fine verranno stabilizzati, mentre c’è chi ancora fa la fila e spera nei concorsi volendo fare valere il merito. Per farvi un esempio, immaginate per strada le macchine incolonnate procedere a bassissima velocità ma con un traffico veicolare che scorre, ognuno sa che il transito a velocità media di quel percorso duri 30 minuti e di conseguenza potrà organizzare la propria attività sapendo che dovrà impiegare mezz’ora per strada.Immaginiamo parimenti una strada giornalmente davanti i nostri occhi, dove nessuno sta in colonna, dove ognuno tenta di coprire lo spazio creatosi in un istante, dove si utilizzano illegalmente le corsie preferenziali, dove le motociclette sgattaiolano facendo la gincana tra le auto e dove ai semafori si trova di tutto, dall’ipermercato alla questua istituzionalizzata.

Quanto tempo è possibile stimare per la percorrenza di tale tratto di strada se si aggiunge a tutto ciò il tizio idiota che lascia la macchina in doppia e tripla fila restringendo la carreggiata?

Certo mi convinco sempre di più che un mondo con le regole giuste non conviene a tutti, a partire da chi trova comodo non cercare un parcheggio e lasciare l’auto in doppia fila. Per cambiare ci vuole coraggio, non ci vuole egoismo, non sempre serve eroismo e quando serve bisogna avere la forza di fare scelte giuste e non scelte che ci lascino tranquilli.

Così è quella politica con la “p” minuscola, l’arte del compromesso che ti fa accettare cose non universalmente corrette al fine di raggiungere un tornaconto, così spazzati gli ideali se devo fare una puntata, preferisco farla su chi sta vincendo e non certamente per chi fa dei bei discorsi che mi convincono di più ma che non ha nessuna chance di vincita. Secondo alcuni le scelte “romantiche” creano soltanto le minoranze e oggi non vi è posto per le minoranze perché chi vince, grazie a queste cattive regole, prende tutto.

Non pensate che il vostro disagio sia frutto di una posizione di nicchia, oggi il mondo è diviso a metà e se una cosa è giusta secondo il 50% dei votanti che sono abbondantemente al di sotto della metà della popolazione, non è detto che sia giusta in assoluto, ma potrebbe essere soltanto la verità del vincitore. Malgrado quanto sopra e fin quando ce lo permetteranno, giunge il momento che la parola torna alla gente che ha dovuto fare battaglie epocali per avere l’universalità del voto e che di contro in grandi numeri percentuali si astiene dal far valere un diritto.

Non voglio personalmente più sentire di “voti inutili”. I voti come le opinioni sono tutti utili e se le cose a nostro parere non vanno è nostro dovere cercare di cambiarle, se a nostro parere vanno bene le si mantengono, ma in entrambe i casi sarà una espressione della volontà popolare a decidere il tutto e non c’è nessuno che dovrà offendersi. Sorridiamo di più, togliamo offese e volgarità alle nostre campagne elettorali, questo modo di far politica delegittimando, coprendo di merda l’interlocutore e soltanto squallido. Questo creare frasi fatte da ripetere in coro verso il “non noi” a lungo andare ha fatto perdere di credibilità il sistema.

Inizio io nel darvi uno spunto, comunque andranno le prossime elezioni, a giudicare dai manifesti per strada, avremo il nostro consiglio comunale pieno di modelle elette nel partito del Photoshop.

Un abbraccio, Epruno.

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