Mafia, blitz a Messina: arrestato politico, pagò voti a boss | VIDEO :ilSicilia.it
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L'OPERAZIONE

Mafia, blitz a Messina: arrestato politico, pagò voti a boss | VIDEO

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9 Aprile 2021

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Il boss Salvatore Sparacio, oggi arrestato nell’ambito di una inchiesta della dda di Messina, alle elezioni comunali del 10 giugno 2018 avrebbe ricevuto 10mila euro da un politico locale, Natalino Summa, sottoposto agli arresti domiciliari per voto di scambio.

Il capomafia, in cambio dei soldi, avrebbe dovuto procurare voti a Summa che aspirava a diventare consigliere comunale. Il padre del politico avrebbe preso parte agli incontri col boss. L’accordo illecito raggiunto avrebbe portato a Summa 350 voti che però non sono stati sufficienti a farlo eleggere. Oggi, nella sua abitazione, durante una perquisizione sono stati trovati 30mila euro in contanti e altri 10mila sono stati trovati in ufficio. In casa di Sparacio, invece, sono stati trovati 15mila euro.

SUMMIT DEI BOSS IN SALA BILIARDI

Il clan mafioso messinese sgominato oggi da carabinieri, finanza e polizia organizzava i summit mafiosi in una sala biliardi , la “Asd Biliardi Sud”, controllata da Salvatore Sparacio, nipote dello storico boss Luigi, poi divenuto collaboratore di giustizia. La sala è stata sequestrata.

La Asd è finita agli onori della cronaca lo scorso 11 aprile 2020, in occasione dei funerali di Rosario Sparacio, fratello dell’ex boss pentito e padre di Salvatore, perché il corteo funebre si fermò davanti al locale in violazione delle norme anti Covid.

Nel locale si giocava d’azzardo attraverso pc collegati tramite la rete internet con piattaforme di scommesse on-line con sedi all’estero, che permettevano di accedere a giochi offerti al di fuori del circuito autorizzato dai Monopoli dello Stato. Sparacio aveva rapporti con dirigenti maltesi di notissimi brand di settore, tanto da spuntare provvigioni del 40% sugli incassi delle scommesse.

CLAN TORNANO A BUSINESS DROGA

Un grosso traffico di droga distribuita nelle piazze di spaccio dei quartieri di “Provinciale”, “Fondo Fucile” e “Mangialupi” è stato scoperto dalla Dda di Messina nell’ambito dell’inchiesta che oggi ha portato a 33 misure cautelari. Cosa nostra, dunque, ormai sempre più spesso sceglie di fare affari col vecchio business del narcotraffico.

La droga veniva acquistata in provincia di Reggio Calabria e nella gestione del business il boss Giovanni Lo Duca operava insieme a Giovanni De Luca, esponente mafioso della zona di “Maregrosso“. Francesco Puleo e Ernesto Paone invece erano incaricati di procurare lo stupefacente e organizzare i trasporti con la collaborazione di Giuseppe Marra e Mahamed Naji, mentre Emanuele Laganà era il referente della sponda calabrese per il rifornimento della droga. Nel clan c’erano poi diversi uomini d’onore incaricati delle attività di spaccio al dettaglio.

RACKET A LOCALI MOVIDA, COSTRETTI AD ASSUMERE SECURITY

L’ultima inchiesta della Squadra Mobile di Messina, condotta insieme a Finanza e Carabinieri, chiude il cerchio sul clan mafioso Maregrosso, già finito sotto indagine nel 2019. Tra i 33 arrestati di oggi, infatti, ci sono sette affiliati alla cosca messinese guidata da Giovanni De Luca.

Il boss avrebbe gestito racket delle estorsioni e traffici di droga insieme ai fedelissimi Domenico Mazzitello, Kevin Schepis e Giuseppe Esposito. Mazzitello si sarebbe occupato delle estorsioni ai gestori dei locali notturni di Messina; Schepis era incaricato di aggredire i clienti per spingere i titolari dei locali della movida a rivolgersi alla security controllata dalla cosca, Esposito avrebbe commesso rapine per rimpinguare le casse del clan. Indagati anche la sorella del boss, Gabriella De Luca, e Serena Ieni e Antonino Soffli, accusati a vario titolo di favoreggiamento e di procurata inosservanza di pena.

Avrebbero dato supporto logistico e assistenza materiale ed economica al capomafia durante la latitanza. De Luca fu poi catturato dalla Squadra Mobile diretta da Antonio Sfamemi.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Le persone arrestate nell’operazione stamani da parte dei carabinieri e portate in carcere sono Giovanni Lo Duca, 49 anni, Emmanuele Balsamo 39, Ugo Ciampi, 40, Tyron De Francesco, 24, Vincezo Gangemi,46, Anna Lo Duca, 47. Franceso Puleo, 52, Maria Puleo, 41, Giovanni Tortorella, 51, Domenco Romano, 38, Ernesto Paone,25, Giuseppe Marra, 32, Mahammed Naji,22, Emanuele Laganà, 40, Mario Orlando, 40, Giuseppe Surace, 35 mentre obbligo d presentazione alla pg per Gaetano Vinci, 50 e Antonina Cariolo, 50. La Guardia di Finanza, sempre nella stessa operazione, ha tradotto in carcere Salvatore Sparacio, nipote del boss Luigi, e ai domiciliari Mario Alibrandi, 47, Carlo Cafarella, 40, Letterio Cuscinà, 40, Antonio Scavuzzo, 47, Antonino Summa, 79, Natalino Summa,51, Francesco Sollima, 51. La polizia infine ha tradotto in carcere Giovanni De Luca, 32, Domenico Mazzitello, 27, Giuseppe Esposito, 28, Kevin Schepis, 22, mentre ai domiciliari Gabriella De Luca 23, Serena Ieni, 32 Antonino Soffli, 43.

 

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