Mafia: "boss in contatto anche se al 41 bis", c'è pure Graviano | VIDEO :ilSicilia.it

LA SCOPERTA SHOCK DELL'AVV. REPICI

Mafia: “boss in contatto anche se al 41 bis”, c’è pure Graviano | VIDEO

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26 Maggio 2020

 

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«Cosa accade? Accade che in realtà l’applicazione del 41-bis ha dei buchi madornali. Perché io ho scoperto documentalmente che non solo la impermeabilità nei messaggi verso l’esterno è una cosa che alle volte ha subito probabilmente qualche défaillance. Ma ho scoperto pure che non esiste neanche la impermeabilità nelle comunicazioni fra i più importanti capimafia, che possono tenere corrispondenza epistolare fra di loro addirittura da una struttura del 41-bis a un’altra struttura di 41-bis».

Sono queste le parole dell’Avvocato Fabio Repici pronunciate lo scorso 23 maggio durante il dibattito “Mafia e depistaggi: il carcere come centro occulto di potere”, organizzato in diretta streaming dal Movimento Agende Rosse.

Avv. Fabio RepiciLa scoperta shock riguarderebbe una corrispondenza epistolare, avvenuta nel 2008, tra boss detenuti al 41-bis (quindi in regime di “carcere duro”), tra cui Giuseppe Graviano, capomafia di Brancaccio condannato per le stragi di Capaci e via D’Amelio nel 1992, di Firenze e Milano nel 1993 e per gli attentati del 1993 e 1994 a Roma; Giuseppe Gullotti (capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto, condannato per essere stato il mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano); Francesco Sergi (boss della ‘ndrangheta, condannato all’ergastolo); Domenico Paviglianiti (boss della ‘ndrangheta, condannato per diversi omicidi); Domenico Papalia (condannato per l’omicidio di Umberto Mormile).

“Ecco come l’ho scoperto”

«Come l’ho scoperto? Questo è un dato, diciamo, inedito all’opinione pubblica. (…) La DDA di Reggio Calabria ha sequestrato la corrispondenza che nel 2008 Giuseppe Gullotti ebbe mentre si trovava detenuto al carcere di Cuneo. (…) Nel sequestrare la corrispondenza, la DDA di Reggio Calabria ha trovato anche delle cose sconcertanti. Ce le ho qui davanti», dice Repici nel video.

Lettera di Gullotti (Cuneo) a Giuseppe Graviano (Milano Opera)

«Il 9 dicembre 2008 Gullotti, oltre ad augurare (a Graviano, ndr) per il prossimo anno nuovo che sia messaggero di buone novelle, concludeva con inviargli un calorosissimo abbraccio, “ricordandoti sempre con tanta stima è profonda amicizia”. Domenico Papalia scrive a Gullotti il 18 marzo del 2008 e addirittura Papalia, cioè il mandante dell’omicidio Mormile, dice a Gullotti “vi prego di salutare i paesani e coloro che ho lasciato e sono ancora lì, da qui”, cioè dall’istituto detentivo nel quale era Domenico Papalia, che essendo (…) non era al 41-bis perché era al carcere di Carinola. “Da qui”, cioè dal carcere di Carinola, “vi saluta Attinà”, che era un ‘ndranghetista detenuto, “…e paesani”. 

Ora, capite bene che quando dei detenuti, tra l’altro uno al 41-bis, mandano saluti di paesani, non si parla del barbiere del paese o della cassiera del supermercato del paese, ma si tratta di soggetti che sono il 41-bis in quanto capimafia».

Lettera di Paviglianiti a Gullotti

Il 9 dicembre 2008 il boss Paviglianiti, dal 41-bis di Ascoli Piceno, scrive una lettera al 41-bis di Cuneo, Gullotti:  “Vi prego di salutarmi i miei paesani e di fargli gli auguri da parte mia, qui vi salutano i vostri compaesani”. «Cioè – spiega Repici – c’era qualche barcellonese capomafia al 41-bis al carcere di Ascoli e così Gullotti ha potuto ricevere quei saluti. Occhio! Stiamo parlando di capimafia, stiamo parlando di soggetti che si muovono all’interno di organizzazioni dentro le quali alle volte ci sono delle situazioni di crisi, quando nascono guerre di mafia è perché degli ex associati diventano nemici. Questo è un modo di mantenere le relazioni interne alle organizzazioni mafiose. Cioè, queste comunicazioni sono corpo di reato di 416 bis».

Il messaggio criptico

Francesco Sergi, altro ‘ndranghetista al 41-bis nel carcere di Ascoli Piceno, «comunica a Giuseppe Gullotti che “quando sono arrivato qui vi ho scritto una cartolina, che voi mi avete risposto con una lettera. Poi io vi ho risposto alla vostra lettera e non ho avuto più risposta. Perciò sono sicuro che o la mia o la vostra si è persa. Come con voi mi è successo con tanti altri che gli ho scritto e non ho avuto mai risposta”. Possiamo almeno dubitare che questo sia anche un messaggio un po’ criptico e possiamo dire che è una cosa scandalosa che capimafia al 41-bis si mandano questi messaggi? Tanto più che poi Sergi, il boss, scrive a Gullotti “Da qui vi saluta tanto Peppino”, che immagino non sia un congiunto di Gullotti, ma sia un compagno di detenzione di Francesco Sergi, cioè un altro capomafia, “…e altri conoscenti. Vi prego di salutare tutti i miei corregionali e tutte le persone che ritenete opportuno”. Cioè, manteniamo le alleanze. Si conclude con un altro scambio: la risposta di Gullotti a Sergi che gli dice “vi prego di salutarmi Salvatore e lo zio Peppino, che non è propriamente lo zio di Giuseppe Gullotti, che non ha zii al 41-bis, “…e di fargli auguri da parte mia”».

Comunicare al 41 bis è più facile che con l’esterno

carcere«Questi documenti dimostrano come nell’anno 2008 capimafia, fra cui Graviano, Gullotti, Papalia, Sergi e Paviglianiti, riuscivano a fare comunicazioni fra di loro all’interno del 41-bis. Altro che impermeabilità rispetto all’esterno! Qui, quasi quasi veniva più facile ai capimafia comunicare fra di loro dentro le carceri piuttosto che fuori», attacca il legale delle famiglie vittime di mafia.

In questo periodo di pandemia si sono verificati, ci sono stati, dei provvedimenti di scarcerazione assunti fuori dai casi previsti dalla legge. Ci sono molte lacune, molti buchi neri sul 41 bis in Italia. Voi vi chiederete, ma com’è possibile quello scambio epistolare? La legge prevede che il magistrato di sorveglianza curi la censura nella corrispondenza dei detenuti al 41-bis. Puntualmente ogni magistrato di sorveglianza delega il proprio potere di censura al direttore della struttura penitenziaria. E puntualmente il direttore della struttura penitenziaria si premura di delegarlo a qualche esponente del corpo della polizia penitenziaria», ha concluso Repici.

 

 

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