Mafia dei pascoli e truffe con fondi Ue: al via il maxiprocesso 'Nebrodi' :ilSicilia.it
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Mafia dei pascoli e truffe con fondi Ue: al via il maxiprocesso ‘Nebrodi’

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2 Marzo 2021

Comincia oggi nell’aula bunker di Messina il maxiprocesso alla mafia dei Nebrodi. Imputati, davanti al tribunale di Patti, 97 tra boss, insospettabili professionisti e gregari dei clan tortoriciani. In 9, davanti al gip, hanno scelto il rito abbreviato e vengono giudicati separatamente. Le parti civili costituite finora sono 26.

Il procedimento nasce da un’inchiesta della Dda di Messina guidata dal procuratore Maurizio de Lucia che ha decapitato la mafia dei Nebrodi e ha scoperto una truffa milionaria all’Ue che ha portato nelle casse dei clan milioni di euro di fondi europei. L’accusa in aula è rappresentata dall’aggiunto Vito Di Giorgio e dai pm Fabrizio Monaco, Francesco Massara e Antonio Cerchietti . A fiutare il business dei fondi Ue sono stati i clan storici di Tortorici, paese dei Nebrodi, i Batanesi e i Bontempo Scavo, che, anche grazie all’aiuto di un notaio compiacente e di funzionari dei Centri Commerciali Agricoli (CCA) che istruiscono le pratiche per l’accesso ai contributi europei per l’agricoltura, hanno incassato fiumi di denaro.

I due clan, invece di farsi la. guerra, si sono alleati, spartendosi virtualmente gli appezzamenti di terreno, in larghissime aree della Sicilia ed anche al di fuori dalla regione, necessari per le richieste di sovvenzioni. ‘Ciò, – scrisse il gip che dispose gli arresti su richiesta della Dda di Messina – con gravissimo inquinamento dell’economia legale, e con la privazione di ingenti risorse pubbliche per gli operatori onesti’. La truffa si basava sulla individuazione di terreni ‘liberi’ (quelli, cioè , per i quali non erano state presentate domande di contributi). A segnalare gli appezzamenti utili spesso erano i dipendenti dei Cca che avevano accesso alle banche dati. La disponibilità dei terreni da indicare era ottenuta o imponendo ai proprietari reali di stipulare falsi contratti di affitto con prestanomi dei mafiosi o attraverso atti notarili falsi.

Sulla base della finta disponibilità delle particelle, veniva istruita da funzionari complici la pratica per richiedere le somme che poi venivano accreditate al richiedente prestanome dei boss spesso su conti esteri. All’elenco delle parti civili, fino all’udienza preliminare, mancava ancora la Agea, l’ente che eroga i finanziamenti stanziati dall’Ue per i produttori agricoli, obiettivo del raggiro delle cosche. L’ente ha tempo fino all’udienza di oggi per costituirsi.

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