Mafia, ventisei arresti all'alba nel Catanese. In manette pure un carabiniere :ilSicilia.it
Catania

fatta luce sull'omicidio di un consigliere comunale

Mafia, ventisei arresti all’alba nel Catanese. In manette pure un carabiniere

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30 Aprile 2019

Carabinieri di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 26 presunti appartenenti al clan dei ‘Tuppi’, gruppo legato ai Mazzei, storico gruppo di Cosa nostra.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, omicidio, estorsione in concorso, furto, ricettazione, riciclaggio, porto di arma, trasferimento fraudolento di valori e corruzione. Sono stati sequestrati beni per 1,5 milioni di euro.

L’operazione, denominata ‘7 ore’, ha fatto luce su uno degli omicidi da ricondurre alla guerra di mafia tra i ‘Tuppi’ e la cosca Pulvirenti negli anni ’80 e ’90: quello del consigliere comunale di Misterbianco, Paolo Arena, esponente di spicco della Dc, assassinato il 28 settembre del 1991. Nella faida mafiosa era coinvolto anche Orazio Pino, l’ex boss rivale del “Mappassotu” poi pentito, ucciso la settimana scorsa a Chiavari.

Paolo Arena, 54 anni,Dipendente del Comune di Catania in pensione da poco, era un esponente di spicco della Dc di Misterbianco, partito di cui era anche segretario locale, ed era legato alla corrente che faceva capo a Giulio Andreotti.

Sul suo omicidio, commesso il 28 settembre del 1991 davanti alla sede del Comune, la Dda della Procura di Catania, a conclusione di indagini dei carabinieri, ha fatto luce. Membro della direzione provinciale della Dc, ex amministratore della Usl 35, una delle maggiori della Sicilia, prima consigliere e poi vicesindaco di Misterbianco, Arena fu ucciso con colpi di fucile caricati a pallettoni davanti al Municipio di Misterbianco in pieno giorno.

Tra i primi ad accorrere sul posto furono diversi consiglieri comunali che erano a Palazzo di città per un incontro di maggioranza Dc e Psi con l’allora sindaco Salvatore Saglimbene, democristiano, e altri esponenti politici. Mancavano pochi minuti a mezzogiorno.

Arena stava posteggiando la sua Lancia Thema quando arrivò il ‘gruppo di fuoco’: tentò la fuga a piedi, ma fu raggiunto e ferito a morte.

Gli arrestati. Uno dei provvedimenti restrittivi dell’operazione denominata ‘Gisella’ è stato notificato in carcere a Giuseppe Piro, di 28 anni. Tra i destinatari dell’ordinanza anche una donna. Gli altri arrestati, oltre a Carpino, sono Domenico ed Emanuele Agosta, rispettivamente di 33 e 29 anni, Giuseppe Avellino, di 55, Filippo Buzza, di 45 Rosario Salvatore Cantali, di 46, Luca Destro, di 37, Vincenzo Di Pasquale, di 42, Daniele e Filippo Distefano, rispettivamente di 35 e 42 anni, Carmelo Guglielmino, di 41, Gaetano Indelicato, di 32.

Arrestati anche Alfio La Spina, di 37 anni, Carlo Marchese, di 47, Saverio Monteleone, di 37, Daniele Musarra Amato, di 49 e Antonino Navarria, di 59. In manette sono anche finiti Antonio Nicotra, di 53 anni, Gaetano Nicotra, di 40, un suo omonimo, di 68, Lucia Palmeri, di 50, Emanuele Parisi, di 30, Antonino Rivilli, di 48, Giovanni Sapuppo, di 39, e Francesco Spampinato, di 42.

C’e’ anche un carabiniere tra gli arrestati dell’inchiesta della Dda di Catania contro il clan dei ‘Tuppi’. Nell’ambito dell’operazione ‘Gisella’ emerge una forte presenza sul territorio, riscontrata anche dall’infiltrazione del clan nelle istituzioni. Le indagini attestano infatti che il gruppo sarebbe stato agevolato da un militare, Gianfranco Carpino, di 51 anni, effettivo alla locale Stazione Carabinieri di Motta Sant’Anastasia (anch’egli destinatario di misura cautelare detentiva), che avrebbe fornito informazioni sulle attività del proprio ufficio, orientando il gruppo nella programmazione dei reati.

In particolare, il militare, dal mese di gennaio al mese di aprile 2017, in cambio di utilità economiche, avrebbe riferito a due affiliati informazioni riservate (rivelazione dell’identità dei confidenti nonché modalità su come sottrarsi alle attività di controllo).

Il militare è stato indagato per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, con l’aggravante di favorire e agevolare il clan mafioso. (

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