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Caltanissetta

in carcere oltre settanta boss e gregari

Maxi operazione contro la Stidda fra Sicilia e Lombardia, Gela sotto assedio

26 Settembre 2019

All’alba di oggi un maxi blitz della polizia ha decapitato la Stidda, a Gela, ma arresti sono avvenuti anche in Lombardia. La cittadina del Nisseno è stata letteralmente posta sotto assedio. Alla fine vengono arrestati in 50, ma l’ordinanza colpisce in tutto 75 persone. Gli arresti eseguiti a Gela sono 35, mentre una quindicina sono i “picciotti” fermati nel Nord Italia.

Gli arresti hanno colpito al cuore l’organizzazione mafiosa che negli ultimi decenni ha controllato il territorio della cittadina del nisseno. In carcere capi, semplici soldati dell’organizzazione e anche favoreggiatori. Con l’accusa, fra l’altro, d’aver gestito il traffico di droga nella zona, d’aver reinvestito gli utili del traffico servendosi di imprese di comodo e prestanome e dedicandosi ad autentiche estorsioni, anche con l’imposizione di loro prodotti alle aziende del nisseno. I clan avrebbero utilizzato quale anello di congiunzione tra i mafiosi e gli imprenditori i colletti bianchi, i quali individuavano i loro clienti disseminati principalmente tra Piemonte, Lombardia, Toscana, ma anche nel Lazio, Calabria e in Sicilia.

Metodi violenti, quelli usati dal clan, a capo del quale ci sarebbe stata la potente famiglia dei Di Giacomo. Tante le spedizioni punitive degli stiddari: con l’uso delle armi, danneggiamenti e incendi contro chi tentava di opporsi allo strapotere criminale. Sarebbero cinquecento gli uomini armati, in grado di scatenare una nuova guerra di mafia.

Le indagini hanno consentito di fotografare l’ala violenta del clan e di ricostruire numerosi episodi criminali, incluse le estorsioni ai commercianti e agli imprenditori che hanno trovato il coraggio di denunciare. Importanti le loro dichiarazioni, pure se le indagini erano in corso da tempo e si sono avvalse di altre attività investigative.

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Cultura
di Renzo Botindari

Musica e Qualità di Vita

Oggi questa città ha più teatri “aperti”, ma nessuno di questi è dotato di una agibilità definitiva per il pubblico spettacolo, nell’attesa di lavori che comportano serie risorse dedicate e destinate alla loro messa in sicurezza. La musica, gli spettacoli meritano e necessitano di spazi propri sia per apprezzarne in pieno la qualità, sia per garantire quella trascurata dalle nostre parti “qualità di vita”, diritto di tutti.