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Messina, al rettorato il dipinto “I profughi 2” di Biggi. Cuzzocrea: “Simbolo di accoglienza”

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28 Giugno 2022

Il grande dipinto, di Gastone Biggi “I Profughi 2”, dopo un accurato restauro è stato collocato stamani all’ ingresso dello scalone del Rettorato.

La cerimonia è stata inaugurata dal Rettore,  Salvatore Cuzzocrea e dal Presidente del Polo Museale Munime, prof. Giacomo Pace Gravina. Sono, inoltre, intervenuti, il Prorettore Vicario, Giovanni Moschella, la Prorettrice al Welfare e Politiche di genere,  Giovanna Spatari, il dott. Giorgio Kiaris, Presidente Fondazione Biggi e l’Architetto Maria Teresa Giorgio.

L’opera è appartenente alle collezioni dell’Università di Messina ed esprime l’ultima fase figurativa dell’artista romano, il cosiddetto realismo sociale.

Nell’atrio sono esposti anche altri dipinti dell’artista, provenienti dall’ex Facoltà di Magistero: “Omaggio a Parigi”, “Racconto giapponese” (1958), “Tessitura di un tempo” (1962), Due pendant “Relax 7” e “Relax 8” (1967) e “Le Variabili Giallo 5 e Rosso 20” (1973), che, restaurati con metodologia scientifica, saranno al più presto esposti in maniera definitiva nella sede del Museo Universitario in fase di costituzione.

La collezione abbraccia un periodo che va dalla metà degli anni Cinquanta agli anni Settanta, ed evidenzia il passaggio dalla stagione figurativa a quella dell’espressionismo astratto dell’artista.

Ringrazio i presenti – ha detto il Rettore- in particolare il prof. Pace Gravina e tutti coloro i quali si sono impegnati per il restauro del dipinto, “I Profughi 2″ acquistato dal prof. Antonino Mazzarino insieme ad altre opere, qui esposte. La scelta del quadro non è casuale e vuole essere simbolo di accoglienza e di apertura da parte dell’Ateneo nei confronti della collettività.  Desideriamo spalancare le nostre porte non solo a studenti e docenti, ma anche all’intera città, ai rifugiati che fuggono da situazioni difficili”.

Questo è un primo nucleo di dipinti che abbiamo fatto restaurate – ha commentato il prof. Giacomo Pace Gravina – e che riportiamo all’attenzione del pubblico. Tutto ciò vuole dare la misura dell’importanza di una prima sala del museo dell’Ateneo, che, con il Rettore Cuzzocrea, stiamo iniziando ad immaginare. L’Università possiede tanti altri dipinti realizzati da Guttuso, da Rosai e da altri artisti del Novecento; una vera e propria collezione che speriamo al più presto di potere rendere pubblica nei locali del nuovo museo”.

Per me è stata un’emozione – ha aggiunto il Presidente Kiaris – poter vedere collocata l’opera di Biggi, la più importante fra le opere figurative dell’artista che può essere, inoltre, definita di natura ‘giottesca’. Il dipinto è significativo nel titolo, poiché i profughi sono il simbolo di un’esperienza vissuta dalla dallo stesso Biggi nel periodo bellico. In quel frangente, prigioniero dei tedeschi, l’artista si trova sul fronte di Cassino e osserva l’abbattimento dell’abbazia. Dopo torture e vicissitudini, verrà ricoverato di Sondalo dove, per 2 anni, inizierà a dipingere. È in quella fase, come emerge anche dai racconti delle sue esperienze e degli amici del nosocomio, che da titolo al dipinto svelato oggi in Ateneo”.

La cerimonia si è conclusa con la testimonianza di Sharifullah Arabzai (Afghanistan).

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