Messina, in cella un ex giudice del Cga: "Intascava mazzette per pilotare le sentenze" :ilSicilia.it
Messina

L'operazione della guardia di finanza

Messina, in cella ex giudice del Cga: “Mazzette per pilotare le sentenze”

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4 Luglio 2018

I finanzieri del comando provinciale di Messina  hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal gip del tribunale del capoluogo peloritano che ha disposto due misure cautelari, una in carcere e una agli arresti domiciliari, nei confronti di Giuseppe Mineo , ex magistrato già in servizio presso il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana e Alessandro Ferraro, stretto collaboratore dei legali Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Tra i protagonisti anche l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo.

Mineo si sarebbe interessato perché fosse sovrastimato il danno chiesto, tramite ricorso amministrativo, dall’impresa Frontino “Open Land” al Comune e alla Sovrintendenza di Siracusa. Il giudice era magistrato relatore in una delle cause celebrate nel corso del lungo contenzioso amministrativo tra la società e gli enti.

Amara e Calafiore, hanno scoperto i pm, avrebbero avuto sul libro paga magistrati, consulenti, professionisti che venivano pagati perché favorissero gli interessi dei loro clienti più importanti, come gli imprenditori siracusani Frontino. Nell’inchiesta messinese viene fuori il caso della Open Land, una società molto nota a Siracusa, controllata appunto dai Frontino.

Nel 2008 la Open Land comincia a costruire il centro commerciale Fiera del Sud, che viene completato nel 2015. Sarà al centro di una serie di complesse vicende giudiziarie, ancora in corso, che cominciano con la denuncia, da parte della figlia del costruttore Frontino, compagna di Calafiore, dell’ingegnere del Comune che aveva negato all’impresa la concessione edilizia.

La donna lo accusa di tentata concussione, ma il tecnico viene assolto. All’ingegnere finito sotto inchiesta subentra Mauro Calafiore che annulla il diniego e dà la concessione, nonostante l’avvocatura del Comune avesse avvertito che si sarebbe dovuto risarcire la società Frontino per il tardivo rilascio della autorizzazione.

Puntualmente i Frontino chiedono 35 milioni di euro al Comune che rischia il default. Il Tar di Catania respinge il ricorso e dà torto ai Frontino che si rivolgono al Cga allora presieduto da Riccardo Virgilio, anche lui poi indagato, che nel 2013 dà ragione alla Open Land.

Il Comune di Siracusa, però, non ottempera e la cosa torna nuovamente davanti al Cga perché i Frontino avviano un giudizio di ottemperanza. Il presidente del collegio è il giudice Raffaele De Lipsis, un anno fa coinvolto nell’inchiesta della dda di Palermo sull’armatore Ettore Morace. Tra vari colpi di scena giudiziari, il caso Open Land pende ancora davanti al Cga.

A fare agli inquirenti messinesi il nome di Giuseppe Mineo, ex giudice del Consiglio di Giustizia amministrativa siciliano arrestato per corruzione, è stato l’avvocato Piero Amara, ex legale dell’Eni che a febbraio è finito in manette e che da mesi rende dichiarazioni alle Procure di Messina e Roma.

E’ stato Amara, al vertice di un sistema corruttivo che manovrava la giustizia e gli affari a Siracusa, a raccontare la vicenda che ha come protagonista Mineo. Le rivelazioni del legale sono al vaglio anche della Procura di Roma che ha aperto un’inchiesta su presunti casi di corruzione al Consiglio di Stato.

La vicenda è legata alla operazione “Sistema Siracusa” diretta dalla procura di Messina che, nel mese di febbraio scorso, ha portato all’arresto di 13 persone componenti di un “comitato di affari” capace di condizionare il buon andamento della gestione della giustizia nella provincia aretusea.

Le fiamme gialle ritengono acclarato che Mineo, ora in quiescenza e, all’epoca dei fatti, in servizio presso al Cga “Si è adoperato al fine di determinare, nella qualità di giudice relatore, il collegio del Cga, ad assumere, contra legem, una decisione favorevole a due imprese riconducibili ai citati legali (la Open Land e la AM Group) nell’ambito di altrettanti contenziosi amministrativi instaurati rispettivamente contro il Comune di Siracusa e contro la Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Siracusa.

Coinvolto anche un ex presidente della Regione

Inoltre, secondo l’ipotesi accusatoria Mineo avrebbe rivelato, ad Amara e Calafiore notizie coperte da segreto d’ufficio afferenti allo svolgimento delle camere di consiglio. In cambio di tali favori Mineo avrebbe fatto erogare dai due avvocati, grazie all’intermediazione di un loro collaboratore, Alessandro Ferraro a beneficio di Giuseppe Drago (già Presidente della Regione Siciliana e deputato nazionale, deceduto nel 2016 ed, all’epoca dei fatti, legato a Mineo da rapporti di stretta amicizia) una somma pari ad oltre 115 mila euro”.

Gli accertamenti svolti hanno consentito di evidenziare che tale somma è stata versata da una delle tante società riconducibili ad Amara e Calafiore su di un conto maltese intestato a Ferraro e, da questi, successivamente trasmessa a beneficio di Drago. 

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