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Messina, una greenway dello Stretto. Croce: “Il mare è risorsa, crea lavoro e sviluppo”

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20 Maggio 2022

E’ vero, Messina ha 54 km di costa non valorizzata (né usata), ma l’attenzione di tutti, in campagna elettorale e non solo è posta sul tratto della zona falcata e dell’ex Fiera, come se da soli potessero bastare per rilanciare la città.

Invece, come ha ricordato Maurizio Croce nel corso della conferenza stampa, i progetti di riqualificazione della zona falcata, oggi area altamente contaminata da mezzo secolo d’inquinamento, richiedono tempo e molto denaro. Quanto all’ex Fiera oggi sono macerie. Entrambe le aree inoltre sono di competenza dell’Autorità portuale, fatto questo che sposta l’asse decisionale ad almeno un altro protagonista.

Ecco perché dovremmo iniziare a pensare anche agli altri chilometri di costa, che sono tanti e tutti straordinari.

Dal mare viene occupazione e sviluppo” è la sintesi di una conferenza stampa che ha spostato l’attenzione al litorale nord, quello che dal capolinea del tram (zona MuMe) arriva fino al borgo di Torre Faro. L’idea, a basso costo, tempi minimi ed alto potenziale di rilancio, è di uno di quei giovani che sono a rischio “fuga dei cervelli” ma che ha deciso di restare qui.

Gabriele Marchetta, 22 anni, neo laureato in Pianificazione e tutela del paesaggio e del territorio, ha presentato alcuni progetti per riqualificare il water front senza cifre da capogiro o tempi biblici: una greenway e  proposte di valorizzazione dell’area del Pilone, dell’ex Sea Flight e del Kartodromo.

Progetti presentati nella sala Fasola insieme ad Eleonora Urzì Mondo che ha ricordato come “alcune nostre proposte possono sembrare banali, ma in realtà sono concrete e vengono da noi direttamente dal territorio”. Eleonora Urzì Mondo, candidata al consiglio comunale ha ricordato l’emorragia di giovani “più di 30 mila in 20 anni. Basti pensare che nel ’93 la popolazione era di 280 mila persone ed oggi 220 mila….”. Citando Churchill ha sottolineato quanto coraggio serva non solo a parlare ma anche a sedersi ed ascoltare. “Ora è tempo di ascoltare le voci dei giovani che restano. Perché restare o andare via deve essere una scelta, non una necessità. Pensavo ci volesse coraggio ad andar via, invece ci vuole grande coraggio a restare”.

La Greenway di Gabriele Marchetta è divisa in 5 tratti e parte dalla premessa che se si vuole andare nella zona nord e godere del litorale o si va con un mezzo proprio o a piedi. Il tram infatti ha l’ultima fermata all’ex Baby park.

Il primo tratto rivoluziona il tracciato ciclopedonale di quattro chilometri e mezzo, oggi poco sfruttato perché non del tutto sicuro (né per i pedoni né per i ciclisti). Il progetto prevede l’allargamento del tracciato e l’aumento del passaggio pedonale. Il secondo tratto da Sant’Agata a Ganzirri, quindi il borgo di Torre Faro, il Pilone con Capo Peloro e l’area ex Sea Flight per un totale di 11 km di greenway. L’obiettivo è non solo una “strada verde” lunghissima e agevole, ma la riqualificazione delle aree limitrofe.

Realizzare la greenway – spiega Marchetta – porterebbe alla riqualificazione della spiaggia. Ci sono zone in parziale abbandono, stato di degrado”. Il progetto prevede la riqualificazione dell’area sottostante il Pilone, i muri verdi, il tracciato che attraversa il borgo di Torre Faro.

Sotto al basamento del pilone ci sono muri verdi per mitigare l’impatto visivo, ma risultano degradati e non sono particolarmente sfruttati- continua Marchetta- Si potrebbe sfruttare per zone di sosta e socializzazione. Numerosi esempi di sedute in stile Bonstali footbridge in Turchia o la High line di New York”.

Altra soluzione è un percorso panoramico da cui ammirare lo Stretto. Poi c’è la zona delle dune di sabbia nell’area nord-ovest: ma sull’ex Seaflight l’idea è il recupero non la demolizione. “E’ un esempio di archeologia industriale e la si può trasformare come accaduto alle Ciminiere di Catania, per l’Auditorium Paganini, per l’ex zuccherificio Eridania”. L’idea è quella di trasformarlo in un centro polisportivo da utilizzare anche in inverno.

“Messina deve ritrovare la sua identità- ha commentato Maurizio Croce– Finora si parla solo di zona falcata ed ex Fiera ma sono progetti a lungo termine e costosi. Nel frattempo dobbiamo concentrarci anche su ciò che si può fare in concreto anche nei primi 100 giorni. Questi progetti mi piacciono perché sono concreti e si possono realizzare in tempi brevi. Il mare crea lavoro, è la risorsa sulla quale puntare.  Il borgo di Torre Faro, ad esempio, può rappresentare un punto di attrazione turistica oltre che di incontro per i giovani e per i cittadini. Non ci vuole tanto. Un altro progetto importante del genere, in rapporto tra tempistiche e fondi, riguarderà il recupero dell’area del kartodromo. E poi ancora prevediamo qualcosa del genere anche nella zona sud”.

 

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