Messina vs Gioa Tauro, Augusta vs Ragusa. La riforma dei porti naviga in acque agitate. Quando la politica prevale sul buon senso :ilSicilia.it
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Il peso politico di Catania ha prevalso su quello portuale di Messina ed Augusta

Messina vs Gioa Tauro, Augusta vs Ragusa. La riforma dei porti naviga in acque agitate. Quando la politica prevale sul buon senso

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23 Marzo 2017

Naviga in acque agitate la riforma del sistema portuale in Sicilia e ad agitarle non sono soltanto le correnti della politica per motivi di piccolo cabotaggio o di propaganda, ma anche quelle imprenditoriali. Dopo il maroso scatenato dallo spostamento da Augusta a a Catania della sede dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia orientale, l’ultima ondata che sta sferzando le scelte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è quella che muove dalle critiche dell’imprenditore Vincenzo Franza, amministratore delegato della Caronte&Tourist, una delle principali società di navigazione dello Stretto.

Per Franza l’accorpamento del Sistema portuale di Messina e Milazzo con il porto di Gioa Tauro, in un unico ente guidato dal porto calabrese, non risponde a logiche di buon senso, gestionali, di efficienza ed efficacia. Al contrario sembra una decisione figlia di giochi politici al ribasso, di una difesa miope degli interessi locali, incapace di maturare un sguardo ampio e di prospettiva. La fusione con Gioia Tauro appare innaturale dal punto di vista geografico e sconveniente dal punto di vista economico, viste le difficoltà registrate di recente dallo scalo. Il modello del grande hub per lo smistamento delle merci su cui si fonda è entrato in crisi già da un po’ di anni. Perchè, quindi, perseverare su questa strada?

 

Secondo l’armatore Messina ha prima di tutto bisogno di un’Agenzia della Mobilità, composta da tutti i soggetti pubblici e privati interessati, per coordinare il traffico passeggeri e mezzi sullo Stretto. Sul fronte portuale, invece, la rotta naturale da seguire sarebbe dovuta essere la realizzazione di un’unica autorità portuale della Sicilia orientale, in grado di coordinare le attività dei porti di Messina, Milazzo, Catania, Augusta, Siracusa e Pozzallo. Questa opzione, non a caso, era stata contemplata in una delle prime versioni della riforma discussa con gli enti territoriali ed il Ministero. Dopo una serie di confronti, però, a Messina ha prevalso la paura di perdere le proprie prerogative istituzionali a vantaggio di Catania, città più rilevante dal punto di vista politico ma non portuale.

E qui arriviamo al principale problema di navigazione che sta rendendo difficile l’approdo sicuro della riforma: lo spostamento da Augusta a Catania della sede dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia orientale. Una decisione aspramente contestata da diversi rappresentanti politici e del mondo dell’economia, tra quest’ultimi spicca il catanese Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia, che ha bollato l’operazione come il frutto di una “logica medievale della guerra fra Comuni”. Agen ha, infatti, riconosciuto la centralità del porto di Augusta per “caratteristiche, per retroterra, per posizionamento”. Questo, infatti, vanta una posizione logistica, infrastrutture e volumi di traffico più rilevanti rispetto al porto catanese.

 

Nel frattempo dalle parole si è passati ai fatti. L’onorevole siracusana Stefania Prestigiacomo, con un’interrogazione parlamentare, ha chiesto al governo di ritornare sui suoi passi e portare la sede ad Augusta. L’ex ministro dell’ambiente, consapevole dell’impossibilità che la sua richiesta venga accolta, ha richiesto in alternativa la separazione delle due autorità, come è avvenuto in passato, lo stesso ha fatto per quanto riguarda quelle di Messina e Gioia Tauro. L’Assoporto di Augusta, guidata dall’ex assessore regionale all’industria Marina Noè, ha invece presentato due settimane fa un ricorso al Tar per ottenere la sospensiva in via cautelare e l’annullamento nel merito del decreto.

Cosa accadrà? Difficile pensare ad una virata da parte del ministro Graziano Delrio e dell’esecutivo che metta d’accordo tutti. Il decreto pubblicato assegna a Catania la sede dell’Autorità per un periodo di due anni. Una soluzione per lasciare aperta la questione e scaricare ai posteri il compito di risolvere la diatriba, nella speranza che in questo tempo, a Messina come ad Augusta, si calmino le acque.

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