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Lo avrei dovuto comprendere al primo incontro dal ghigno del Capo Ufficio

“Mi pare perfetto”

di
16 Luglio 2021

Carissimi,

da poco giunto in questo nuovo settore, una mattina il Capo Ufficio mi mandò a chiamare dall’usciere di piano, figura ormai mitologica frutto dei racconti che i nonni tramandano ai nipoti e mi ricevette nella sua stanza un po’ più grande di quella di noi funzionari, con un angolo divani e le bandiere alle spalle della scrivania presidenziale.

Mi salutò e mi disse: “Finalmente la conosco di persona dopo aver sentito tanto parlare di lei.

Io ringraziai e mostrai tanta modestia nel farlo, frutto del ruolo e risposi: “Grazie per avermi ricevuto con così poco preavviso. Ho avuto modo di rendermi conto del carico di lavoro, in qualche parte anche storico, affidatomi e sono qui per chiederle una squadra di collaboratori.

A questa mia ultima affermazione ebbi la sensazione che il Capo Ufficio fece difficoltà a trattenere la risata che fu subito e con maestria trasformata in ampio sorriso.

Veda mio caro – mi disse con tono confidenziale – da qualche tempo con i pre-pensionamenti e la carenza di organico, è sempre più difficile trovare le risorse umane per costituire uno staff che di certo lei merita, ma penso proprio che lei sia una persona fortunata, perché grazie ad una serie di circostanze del tutto casuali, potrò mettere a sua disposizione il collaboratore professionale Pietrino Battipanni, ormai una memoria storica della nostra realtà, rimasto fedele negli anni alla sua qualifica e al suo posto di lavoro”.

E fu così che, attraverso l’interfono, il Capo Ufficio disse all’usciere di piano di mandare a chiamare il Sig. Battipanni per presentarmelo, passarono pochi minuti e dopo aver timidamente bussato, dalla porta comparve il mitico (lo capii dopo) per tutti Pietrino Battipanni, persona uscita fuori da quei film in bianco e nero con Totò e Peppino, con indosso le mezzemaniche del dipendente e l’occhiale a doppia lente come un personaggio verdoniano. La prima impressione non deponeva bene, ed era la prima!

Guardai il Capo Ufficio come a volergli dire: “Ma mi sta pigghiannu pu u culu?

Ma lui mi anticipo annunciando al Battipanni: “Da questo momento lei collaborerà con il qui presente ingegnere!

A questa affermazione Pietrino, senza accennare a nessuna emozione si limito a dire “mi pare perfetto!

Dopo di che il Capo Ufficio soddisfatto ci fece segnale di andare fuori dicendomi: “Vada, vada, vi aspetta tanto lavoro. E anche questa è fatta!

Da quel giorno trascorsero tante giornate di lavoro e il contributo di Pietrino fu difficilmente stimabile, intanto perché vivevamo in due fusi orari diversi, il suo fermamente legato al rigoroso passaggio del badge alle 7.30 in entrata ed alle 14.00 in uscita ed inoltre perché non permetteva alcuna tolleranza per qualunque adempimento che andasse al di fuori delle sue “mansioni”, delle quali mi ricordava sempre l’esistenza, ma che non ebbi mai l’opportunità di vedere personalmente, inoltre la sua scheda era quella più consistente rispetto agli altri colleghi poiché era piena di tutti transiti e codici consentiti, permessi personali con e senza recuperi, malattie, legge 104, finanche i permessi studio del quale il Battipanni faceva ricorso scientificamente ogni qualvolta c’era una riunione di lavoro, un incontro per il resoconto lavorativo o la necessità di attribuire responsabilità seppur in deroga, ma mai una volta che ebbi la possibilità di poterlo richiamare per un diniego.

Ogniqualvolta lo chiamavo in stanza per assegnargli delle pratiche dicendo cortesemente “ho pensato che lei mi possa dare una mano d’aiuto in questo procedimento” la sua risposta era sempre la stessa: “mi pare perfetto”.

Ma “perfetto di che?” Se non fosse stato che nel primo pomeriggio e certamente non rigorosamente alle 14.00, passavo dalla sua stanza, non nella speranza di poterlo trovare al suo posto di lavoro, ma di poter quanto meno verificare lo stato dell’arte della sua “produzione”, trovavo una scrivania perfettamente ordinata e ciò mi faceva sempre piacere, ma purtroppo in questo ordine sulla destra riscontravo una pila di documenti (le pratiche da me assegnategli) nello stesso stato in cui le aveva ricevute.

Era in quel momento che scoccava quello che per il mio confessore spirituale si chiamava “buon senso” e che mi portava a sedermi nella postazione di Pietrino a fare io quanto lui aveva lasciato a stagnare, avendo la soddisfazione l’indomani di ferirlo moralmente nel dirgli “caro Battipanni, ieri pomeriggio mi sono seduto nel suo tavolo e visto che stavano per scadere i termini di alcuni procedimenti, mi sono permesso di esitarli personalmente.

Era quello il momento in cui ho rischiato più volte non solo il posto di lavoro, ma la libertà, ma non perché come da prassi mi sentissi ripetere il “mi pare perfetto” ma perché aggiunto a questo seguiva la rimostranza del tipo: “dottore, sono mortificato …” e qui la prima volta mi si accese un sorriso nel pensare erroneamente che costui avesse provato rossore e imbarazzo se non fosse stato per il resto “……. purtroppo se ci fosse stata qualche ora di straordinario disponibile, le avrei fatto compagnia! Lo sa, la mia mansione non mi permette di fermarmi oltre l’orario giornaliero di lavoro.

Di li a poco, andò in pensione e scoprii che malgrado la differenza gerarchica il Pietrino prendesse di più di me di stipendio. A me rimase il rammarico non solo di non aver potuto usufruire del suo aiuto, ma di non esser riuscito mai a fargli fare un “cazzo”, lui nemico giurato dei “furbetti del cartellino” puntuale e preciso come era nelle strisciate e nel non abbandonare mai il suo posto di lavoro (quando era presente), lui frutto e fruitore di tutte le conquiste sindacali. Lo avrei dovuto comprendere al primo incontro dal ghigno del Capo Ufficio che cercava di scaricarsi questo peso morto e che al brindisi con i colleghi per festeggiarne la messa in quiescenza ebbe a dire: “Pietrino finalmente va in pensione? Allora Battipanni ……. Liberi tutti!

Non siamo un paese serio. Un abbraccio, Epruno.

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