23 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento alle 10.08

L'auspicio di intese fra i moderati fa riflettere sul destino di Forza Italia e del Pd

Miccichè & Faraone: l’accoppiata vincente contro il populismo?

17 Dicembre 2018

Vi ricordate il siparietto a cui qualche mese fa hanno dato vita Gianfranco Micicchè e Davide Faraone, che ballavano e cantavano insieme “Bella ciao” a una festa di compleanno? Non lo ricordate, meglio …E non saremo noi a mostrarvi quel video (tanto lo trovate in rete), che però – al di là degli intenti ludici dei protagonisti – alla lunga potrebbe assumere un significato politico su cui riflettere.

Sì, perchè pochi giorni fa il renziano Faraone – come si sa – è stato nominato “a tavolino” segretario del Pd siciliano per mancanza di contendenti, dopo che la compagna di partito Teresa Piccione si era ritirata dalla corsa a due per la segreteria, denunciando mancanza di trasparenza e democrazia interna tra i Dem isolani. Amen…

Un partito che se a livello nazionale vive momenti difficili, in Sicilia appare boccheggiante, specie dopo le sonore sconfitte subite negli ultimi appuntamenti elettorali. Ma poi ecco che accade: Gianfranco Miccichè, presidente dell’Ars, coordinatore regionale di Forza Italia (partito di centrodestra che alla Regione sostiene il governo Musumeci mentre il Pd è all’opposizione) non perde occasione per pronunciare parole di miele verso il Partito Democratico, auspicando un’alleanza tra i “moderati” per combattere nientemeno che i populismi, “perchè il populismo – sono parole sue – è sinonimo di fascismo e razzismo”.  Invito, immediatamente raccolto da Davide Faraone e dai suoi più stretti collaboratori.

La precisazione del presidente dell’Ars sul Partito Democratico non appare poi un presa di distanze, anzi, sembra piuttosto la base per un’apertura a intese future da cercare in chiave anti-salviniana: “Il Pd di Faraone? – ha affermato Miccichè – Non faccio accordi che la storia non consentirebbe di fare, non voglio fare entrare il Pd in Forza Italia, ma voglio convincere le persone a unirsi per creare un argine contro i populisti”. Che tradotto dal politichese, ha il sapore del “mettiamoci attorno a un tavolo e ragioniamo insieme”.

Chissà se gli elettori di Forza Italia in Sicilia saranno d’accordo sul nuovo corso del suo coordinatore regionale? Visto che il partito degli Azzurri sostiene un governo regionale di centrodestra, mentre il Pd è una delle principali forze di opposizione… Un Pd in difficoltà che trova un’insperata ancora di salvataggio nel partito che fino a ieri era il suo principale avversario. Chissà se i Siciliani, il cui parlamento è presieduto dallo stesso Miccichè, non aspettassero altro che questa svolta antipopulista?

L’impressione è che certa politica appare sempre più scollegata e scollata dai problemi veri della gente, specie in una terra, come la Sicilia, in cui milioni di persone attendono risposte che non facciano loro abbandonare definitivamente la speranza. Una terra, in cui il lavoro per molti è ancora un sogno o nel peggiore dei casi, un’utopia irrealizzabile, e dalla quale i ragazzi sempre più spesso partono per non tornare più.

Ecco, forse la politica dovrebbe occuparsi di queste cose e non di formulette o slogan a effetto. Pd e Forza Italia, per come li avevamo conosciuti, erano alternativi l’un l’altro. Se qualcosa è cambiato a livello regionale o nazionale è bene che questo lo si sappia in modo chiaro ed evidente, per l’onesta intellettuale che si deve agli elettori, in modo che, già a partire dalle Europee di primavera, possano valutare e scegliere se premiare o meno questo fidanzamento in chiave “moderata”.

Altrimenti, si rischia di trasformare la politica in un coretto da festa di compleanno…

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