Miccichè: "La politica in Sicilia è cambiata, la commissione Antimafia è la prova" :ilSicilia.it

le parole del presidente dell'ars

Miccichè: “La politica in Sicilia è cambiata, la Commissione Antimafia è la prova”

11 Ottobre 2019

Il Presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè è categorico: “la politica è cambiata“. Per il leader di Forza Italia “il sistema è assolutamente più trasparente rispetto a qualche anno fa“. E se le sue parole possono essere più o meno condivisibili dai cittadini che oramai non credono più nelle Istituzioni o da chi può porsi domande su una casta che da sempre in Italia ha riempito le prime pagine di scandali e truffe, una realtà positiva presente all’interno di Palazzo dei Normanni esiste: la commissione Antimafia. Le sue inchieste in questa legislatura stanno cercando di portare alla luce numerosi misteri siciliani. Miccichè elogia il lavoro del presidente Claudio Fava e di tutta la commissione: “Dieci anni fa la politica non poteva permettersi, attraverso la commissione antimafia, delle inchieste come quelle sui casi Antoci, Montante e Borsellino” afferma a ilSicilia.it.

Le dichiarazioni dell’ex ministro del governo Berlusconi arrivano a seguito dell’ennesima puntata di “Non è l’arena” di Massimo Giletti, in cui il presentatore con i suoi ospiti fa a “brandelli” mediaticamente, l’operato di Miccichè e di tutti i gruppi parlamentari. Un fiore all’occhiello, l’operato di Claudio Fava per il presidente dell’Ars in una valanga di responsabilità politiche che lo stesso Miccichè ammette: “E’ ovvio che la politica in Sicilia ha fatto i suoi enormi e gravi danni. Ma nessuno può negare che le cose stanno cambiando“.

Così a cuore le inchieste della commissione Antimafia per il presidente dell’Ars che proprio Miccichè e il presidente Fava hanno deciso di pubblicare dei pamphlet per ogni relazione elaborata, da distribuire nelle scuole: saranno dei quaderni di studio sulle principali inchieste avviate dalla Commissione parlamentare antimafia, perchè tutti possano conoscerne l’operato.

Nel frattempo, la deputata regionale dell’Udc, Eleonora Lo Curto, ha inviato una lettera proprio al presidente della commissione regionale Antimafia, Claudio Fava, chiedendo il suo intervento “presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la deliberata azione denigratoria posta in essere nei confronti della Sicilia” che da tempo attua Giletti attraverso il suo programma su La7.

Le tre relazioni evidenziate dal presidente Miccichè in merito ai casi del depistaggio sull’uccisione del magistrato Paolo Borsellino, delle relazioni istituzionali-mafiose dell’ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante,  e dello pseudo attentato dell’ex presidente del parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, hanno evidenziato numerose anomalie, irritualità e forzature. Relazioni che stanno avendo per lo più riscontro, attraverso i palazzi di Giustizia.

L’ultima inchiesta in ordine cronologico è quella sul caso Antoci. Proprio il presidente Fava in merito all’attentato subito da Antoci la notte tra il 16 e 17 maggio 2016 ha dichiarato: “se l’ipotesi di messinscena dovesse rilevarsi vera ci sarebbero della responsabilità in capo ad alcune persone presenti su luogo del presunto attentato, in particolare di un funzionario e di tre agenti della polizia di Stato: è chiaro che la simulazione avrebbe dovuto avere la disponibilità operativa di almeno tre persone presenti sul luogo. In questo caso, se venisse dimostrata una messinscena, Antoci sarebbe vittima di chi l’ha architettata. Tracce della presenza della mafia non ce ne sono nelle indagini. Non c’è traccia negli accertamenti svolti nei confronti dei 14 indagati, nei rilievi del dna, nelle intercettazioni telefoniche. Non c’è traccia attorno a questa vicenda di persone che possano essere riferite alla mafia. A parte quelle individuate quella sera e che sono state tutte sottoposte a un vaglio severissimo. La ragione per cui si arriva a questo risultato è una conclusone di necessità sulla quale, forse, l’autorità giudiziaria si sarebbe dovuta esercitare di più dal punto di vista dell’esame investigativo“.

 

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di Renzo Botindari

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