'Ndrangheta stragista, il processo al boss Graviano e l'ambiguo ruolo di Totuccio Contorno :ilSicilia.it

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‘Ndrangheta stragista, il processo al boss Graviano e l’ambiguo ruolo di Totuccio Contorno

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30 Maggio 2020

 

Giuseppe Graviano ha deciso di rinunciare al suo interrogatorio. Ha smesso di voler parlare. Lo ha comunicato proprio ieri durante l’udienza a Reggio Calabria.

Dopo 26 anni di silenzio, aveva parlato dei rapporti con Silvio Berlusconi. La spiegazione dalle parole del suo avvocato: “Avremmo voluto parlare dei rapporti di Contorno con alcuni imprenditori. Non ci è stata data la possibilità di poter andare ad accertare e integrare questi argomenti, la motivazione è questa: non c’è la possibilità di riscontrare le dichiarazioni del Graviano“. Un processo in cui la parola chiave per la difesa del boss di Brancaccio, insomma, sembra essere proprio Salvatore Contorno, come se per Giuseppe Graviano il pentito palermitano soprannominato ‘Coroliano della Foresta’, personaggio dei Beati Paoli a cui Natoli dedicò il titolo del secondo libro della ‘saga’, rivesta un un ruolo decisivo nel processo, in particolare per quel che riguarda la morte del padre del boss di Brancaccio.

Una figura che avvolge numerosi misteri, quella di Contorno, il pentito arrestato all’alba del 26 maggio 1989 a san Nicola L’Arena. “Quando avvenne il mio arresto – ha raccontato in passato Contorno della sua cattura – stavo entrando nel fondo del vivaio Mottisi… in questa stradella vedo della gente in borghese con armi in mano: sono tanti… tentavo di scappare da loro pensando che erano banditi e, quando ho visto quello che sparava i primi colpi, sono crollato, le forze sono finite…

L’arresto di Totuccio Contorno. Che ci fa in Sicilia?

Il suo arresto fu clamoroso e, per certi versi, lasciò stupiti anche coloro che gli misero le manette: i poliziotti della squadra mobile di Palermo agli ordini di Arnaldo La Barbera, futuro questore della città. Tanti sono gli interrogativi che quella cattura solleva. Che ci fa Totuccio Contorno in Sicilia e prima ancora in Italia? A quanto risultava a La Barbera, infatti, il pentito avrebbe dovuto essere negli Stati Uniti sotto la protezione degli uomini della Dea.

Contorno era stato arrestato nel 1982 a Roma condannato a sei anni di carcere nel maxiprocesso aveva saldato il suo debito con la giustizia. In quanto collaboratore di giustizia doveva essere sottoposto a un programma di protezione e comunque proprio per la sua incolumità non avrebbe dovuto trovarsi in Sicilia, in quanto poteva essere vittima potenziale di un agguato, avendo fatto parte della cosca perdente di quegli anni: ossia quella capeggiata da Stefano Bontade di cui Contorno è stato autista e guardaspalle.

La polizia arrivò a Contorno intercettando alcune telefonate da una cabina telefonica pubblica. Proprio in quelle telefonate si parlava di estorsioni. Ma come poteva un collaboratore di giustizia commettere reati?

Un rapporto della Criminalpol cercò di fare un po’ di luce nella vicenda, affermando che il pentito era tornato in Sicilia di sua spontanea volontà. Una delle tesi è che Contorno fosse andato a chiedere del denaro al cugino Gaetano Grado, circa un milione delle vecchie lire: il killer di Michele Graviano, padre di Giuseppe e Filippo.

Contorno e i contatti con la Criminalpol

Un’altra ipotesi è quella per cui Contorno volesse ottenere dei ‘sussidi’, e sembra che li abbia chiesti al commissario antimafia dell’epoca Domenico Sica e al dirigente della Criminapol Gianni De Gennaro. Ma in cambio di che cosa? Non si sa, in quanto sembra che nessuno accordo sia mai stato raggiunto. Intanto sono tante le chiamate che dalla cabina telefonica di San Nicola l’Arena compie Contorno, ben due volte a settimana. Sembra fossero dirette alla Criminalpol. Tra gli altri, l’ex senatore radicale Franco Corleone riferì ai giornalisti di una telefonata che Contorno avrebbe avuto con De Gennaro.

Una telefonata del 16 maggio, 10 giorni prima del’arresto, che inizia con le parole di De Gennaro: “professo’, come andiamo” (Contorno era a Palermo). E Contorno risponde: “Mah! Come andiamo…vedi il maltempo che c’è, io sono raffreddato…”. A questo punto De Gennaro chiede novità. “Niente c’ho”, risponde Contorno, “Da te le sto aspettando le novità”. La telefonata prosegue. Tra l’altro Contorno dice: “Io per il momento sto fermo, dopo vediamo cosa c’è da fare…io non ho niente, perchè vengono qua come le lumache sotto terra: quando c’è il bagnato vengono subito tutti fuori”. E De Gennaro: “Ma manco mi puoi dare qualche indicazione, qualche cosa?”. Contorno risponde: “Per il momento no, niente”.

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