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In Sicilia sono 360 le filiali

Il piano industriale di Unicredit è “lacrime e sangue”, a rischio 400 posti in Sicilia

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14 Dicembre 2016

Nel pieno della tempesta Mps (Monte dei Paschi di Siena) e delle continue fibrillazioni del sistema bancario italiano con i titoli sull’ottovolante ormai da tempo, UniCredit annuncia un piano industriale lacrime e sangue. L’impatto sul personale del documento presentato alle organizzazioni dei lavoratori è devastante: 6.500 esuberi netti entro il 2019, 3.900 solo in Italia. Prevista la chiusura di 800 filiali. A ciò si aggiungono le cessioni già concordate dell’intera partecipazione in Pekao e Pioneer, oltre alla dismissione già finalizzata dell’Ucraina e della partecipazione di UniCredit del 30% in Fineco. Pesante il contraccolpo in Sicilia, i sindacati calcolano tra i 400 e 450 esuberi. Di colpo, dunque, risale la tensione in uno dei gruppi bancari più importanti nel Paese. Il piano, denominato ‘Transform 2019″, prevede un miglioramento della struttura finanziaria del gruppo attraverso un aumento di capitale in opzione da 13 miliardi di euro, che sarà sottoposto all’approvazione di un’assemblea straordinaria degli azionisti convocata per il 12 gennaio prossimo. Il gruppo per quest’anno non staccherà dividendi, con una politica di distribuzione cash pianificata per gli anni successivi del 20-50%.

“Non conosciamo in dettaglio i numeri che riguardano la Sicilia”, dice Gabriele Urzì della segreteria nazionale First Csil del gruppo Unicredit e componente della delegazione che sta trattando con la holding. “Ci riserviamo una valutazione compiuta nei prossimi giorni appena ne saremo in possesso, ma è ragionevole pensare che almeno un 10/15% dei tagli del personale (in Sicilia l’età media dei dipendenti è elevata) e delle dipendenze si registrerà nell’isola”. Unicredit ha circa 360 filiali in Sicilia e poco più di 4.000 dipendenti. “Ci preoccupa molto la riproposizione della ricetta dei tagli, che ha caratterizzato anche i precedenti piani industriali – aggiunge Urzì – Le riduzioni dei costi devono partire dalle tante, troppe consulenze esterne dalle spese legali e da operazioni di marketing superflue. E’ indispensabile, inoltre, garantire adeguate tutele al personale in esubero, e un turn over di personale con delle assunzioni che in Sicilia non avvengono da oltre dieci anni. Fa sorridere amaramente sentire parlare di digitalizzazione e pensare di non immettere nuove risorse a sostegno di tale trasformazione o destinarle solo ad alcune aree di questo Paese”.

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