Nella politica italiana non c'è spazio per le balene bianche, solo per i 'centrini' :ilSicilia.it

La riflessione di Elio Sanfilippo

Nella politica italiana non c’è spazio per le balene bianche, solo per i ‘centrini’

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28 Settembre 2020

Nell’attuale mare della politica non crediamo che vi sia ancora spazio per balene bianche, al più per qualche merluzzo. D’altronde non ci sarebbe neanche più lo spazio per una balena in un parlamento rattrappito dal recente referendum. Andrebbero bene le sardine ma perfino il nome è già occupato.

Non pare, peraltro, che sia più tempo di balene se si pensa che il massimo dei consensi che si ottengono non supera il 25%, tranne che in momenti contingenti come avvenne per Renzi e Salvini, e non a caso in occasione di elezioni europee.

I fautori o i sognatori del ritorno della balena bianca, sembrano, infatti, più dei gamberi che camminano a ritroso in un utopistico sogno di portare indietro l’orologio della storia.

Il direttore del IlSicilia.it, Manlio Melluso ci informa, nel suo articolo di sabato, che questo progetto partirebbe proprio dalla Sicilia con la nascita di una scuola di formazione politica patrocinata dall’ex presidente della regione Totò Cuffaro. Il progetto parte dalla valutazione che esista una domanda di “Centro” anche se non viene fuori quale dovrebbe essere l’offerta politica. Probabilmente a questo dovrebbe servire la scuola politica che a quanto è dato sapere si proporrebbe di formare una nuova classe dirigente.

Un progetto ambizioso, ma, e questo Cuffaro dovrebbe saperlo, le classi dirigenti non nascono a tavolino o tra le mura di un’aula, ma attraverso lo studio la capacità di analisi, che è cosa diversa dall’ascoltare una lezione anche d’illustri relatori, che deve coniugarsi con l’impegno sociale civile e culturale.

Ma esiste veramente questa voglia di centro? Per coloro i quali sono intenzionati a farlo resuscitare parrebbe di sì. L’Italia, sostengono, è un paese di tradizione moderata e gli elettori di questa area non trovano più un coerente riferimento politico e d’altra parte non hanno nessuna voglia di cadere tra le braccia di Salvini, di Meloni o di Grillo.

Essi non guardano neppure al versante opposto di sinistra , anche se non pare che in quell’area vi sia il trionfo dell’estremismo, probabilmente per un retaggio ideologico, anche se in particolare nel PD si ritrovano in gran parte i sopravvissuti della vecchia balena bianca e con ruoli non secondari.

Gli ex centristi sono convinti che il loro bacino elettorale risieda nel grande mare dell’astensionismo. Questo in parte è vero, ma solo in parte. In quel mare, infatti, si ritrovano chi non si riconosce in nessun modo negli attuali partiti ma non rimpiange i vecchi della prima repubblica, chi rifiuta la politica in quanto tale perché la disprezza o è convinto della sua inutilità, e tanto altro ancora, tra cui anche coloro i quali hanno voglia di Centro, ma non sembrano essere la maggioranza.

Quali sono le forze interessate alla costituzione di un nuovo Centro? Oggi lo vogliono in particolare Matteo Renzi, Carlo Calenda e la frangia di Forza Italia che rifiuta l’egemonia di Salvini. Poi vi sono alcuni fuoriusciti in cerca di una casa e i malinconici nostalgici della vecchia che DC che aveva anche una corrente molto potente che si chiamava appunto il grande Centro.

Tutti insieme appassionatamente non faranno un grande Centro, tutt’al più un centrino, ma sufficiente a garantire sopravvivenze politiche individuali e soprattutto a rilanciare la vecchia politica andreottiani dei due forni. Con la differenza che allora era la DC e in particolare Andreotti – che in questo era un maestro – che decideva e sceglieva a quale forno approvvigionarsi secondo le circostanze e le convenienze. Ora sarebbero i forni che andrebbero alla ricerca degli acquirenti del loro pane per continuare ad esistere.

Stare al governo a tutti costi in nome di una ipocrita governabilità perché relegati all’opposizione sarebbero condannati in breve tempo all’estinzione. Ecco perché tutti sono diventati sostenitori accaniti del sistema proporzionale nella nuova legge elettorale, secondo la vecchia logica di scegliere non il sistema che serve al Paese ma quello che serve ai partiti. In primo luogo, i Cinque Stelle che sperano in tal modo di fronteggiare il declino che stanno attraversando e restare nel gioco politico. Il bipolarismo, l’innovazione introdotta da Berlusconi, lo spirito maggioritario auspicato da Veltroni, come in tutte le democrazie occidentali che favoriscono la semplificazione, l’aggregazione e scoraggiano la frammentazione sono ormai un lontano ricordo.

Perfino a sinistra LEU che non avrebbe più alcun motivo per non rientrare nel PD, da cui era uscito per la presenza di Renzi, preferisce il proporzionale per assicurarsi una comoda sopravvivenza piuttosto che rischiare e scommettere su un progetto di cambiamento

Speriamo e confidiamo nell’intelligenza di una personalità come Draghi affinché, come apprendiamo dall’articolo di Melluso, non si presti ad essere l’ombrello protettivo di questo disegno. D’altronde la miseranda esperienza di Mario Monti 0 anche lui con il pallino del Centro moderato da questo punto di vista dovrebbe insegnare qualcosa.

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