Nelle acque di Panarea, una boa controllerà i camini vulcanici sottomarini :ilSicilia.it

Un'area sottomarina che non trova eguali nel Mediterraneo

Nelle acque di Panarea, una boa controllerà i camini vulcanici sottomarini

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5 Aprile 2021

 

Sarà installata una boa tipo Meda elastica che monitorerà i camini vulcanici sui fondali di Panarea. Il progetto è partito dall‘Ingv di Palermo, che ha installato l’apparecchio al largo dell’Isola appartenente alle Eolie con lo scopo di fornire servizi all’osservatorio sottomarino dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Come riportato da un’agenzia Ansa, l’apparecchio è “un modulo sottomarino, equipaggiato con sensori geofisici ed oceanografici, collegato tramite cavo ad una boa e connesso in tempo reale tramite ponte radio al centro di acquisizione dati. La boa è equipaggiata con sistema di alimentazione ed è strutturata in modo da rendere agevole la connessione a sensori ubicati in mare. Nei fondali di Panarea è stato scoperto un sito idrotermale, con oltre 200 camini vulcanici al largo di Basiluzzo, da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Cnr, dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e dall’Ingv, in collaborazione con la Marina Militare, le Universita’ di Messina e di Genova e l’Istituto per l’ambiente marino costiero”.

Si tratta di decine di strutture a forma di cono, composte soprattutto da ossidi di ferro, che presentano un’altezza variabile da 1 a 4 metri e una base con diametro medio di circa 3.8 metri – sottolinea Federico Spagnoli, dell’Ismar-Cnr – alcune di queste bocche emettono fluidi acidi, ricchi di gas, in prevalenza anidride carbonica. Una struttura così estesa e complessa non trova eguali in Mediterraneo ma solo in alcune aree oceaniche“.

Si è giunti alla scoperta in quanto sono state effettuate diverse indagini dall’Ingv per capire la natura di una vigorosa e improvvisa attività esalativa. Le attività di ricerca oceanografiche effettuate a bordo delle navi Astrea dell’Ispra ed Urania del Cnr, insieme ad unità della Marina Militare sono state piuttosto numerose e sono state finalizzate a studiare l’area in questione con lo scopo d’individuare altre zone di degassamento

Fino a quando durante una di queste campagne, a bordo della nave Astrea – ha sottolineato Teresa Romeo, primo ricercatore dell’Ispra – un robot filoguidato dotato di una videocamera, una fotocamera e un braccetto meccanico non ha individuato, in una zona del fondale a sud dell’isolotto di Basiluzzo, numerosi camini fortemente colonizzati da alghe e organismi bentonici, alcuni dei quali con evidenti fuoriuscite di fluidi idrotermali e bolle di gas”.

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