13 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 10.52
Palermo

le ragazze venivano ricattate e assumevano un debito di 30 mila euro

Nigeriane fatte prostituire a Palermo con riti voodoo: 4 arresti, c’è anche la maman

13 Giugno 2019

Traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, con riti magici e ricatti a giovani donne nigeriane, costrette a prostituirsi nel capoluogo siciliano sotto il controllo di una “mamàn” che le ricattava con percosse e minacce di morte. Un giro che sarebbe andato avanti da anni. Le donne attualmente vittime erano una quindicina e si sarebbero prostituite in varie zone della città, dal parco della Favorita al centro storico. I finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, hanno proceduto al fermo di 4 persone, tra cui una donna nigeriana residente nel capoluogo, T.E. di 35 anni, e un cittadino italiano, G.M. di 78 anni. Insieme ad altri due residenti in Campania e Lombardia, G.P. di 26 anni e G.S. di 29,  sono accusati di appartenere ad un’associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione.

L’operazione si è svolta fra Palermo, Napoli, Dervio (Lecco), Bergamo, e si è conclusa con la cattura del capo dell’organizzazione – già rifugiato politico – presso l’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo). L’indagine delle fiamme gialle, coordinate dalla Dda palermitana, ha consentito di smantellare l’organizzazione che operava tra la Nigeria, la Libia e l’Italia, costringendo giovani donne nigeriane – a fronte della promessa di opportunità lavorative nel nostro Paese – ad assumersi un debito di 30 mila euro, quale pagamento del viaggio verso l’Italia e per l’avviamento al lavoro.

Le ragazze – di fatto avviate alla prostituzione – si trovavano in un evidente stato di vulnerabilità psicologica, determinato dalla celebrazione di macabri riti “Voodoo” a garanzia del debito contratto. Le donne dalla Nigeria venivano, poi, trasferite in Libia, dove erano costrette a permanere presso strutture di detenzione prima di essere imbarcate alla volta dell’Italia. Dai centri di prima accoglienza in Sicilia, venivano successivamente avviate alla prostituzione, con l’obbligo di riscattare progressivamente la somma concordata per riottenere la libertà ed evitare conseguenze per loro e i propri familiari in Nigeria.

Le indagini hanno consentito di accertare come gli odierni fermati concorressero nel reclutamento delle giovani ragazze in Nigeria, nella loro “traduzione”, attraverso il Nord Africa, sino alle spiagge libiche ove, con l’utilizzo dei consolidati canali di migrazione illegale, venivano condotte in Italia e consegnate al capo dell’associazione (una donna di etnia nigeriana, T.E. di 35 anni, residente a Palermo). Su questo territorio, la “maman” provvedeva ad avviarle forzatamente alla prostituzione, spesso con minacce di morte e percosse, grazie al fattivo contributo di due sodali residenti in Campania e Lombardia, G.P. di 26 anni e G.S. di 29 anni.

La “maman” – crudele promotrice del consesso criminale – si avvaleva, inoltre, del contributo di un cittadino italiano, G.M. di 78 anni, il quale – con la propria autovettura – si adoperava per la collocazione delle vittime destinate allo sfruttamento presso i luoghi di prostituzione del capoluogo siciliano, promuovendo un servizio “dedicato” di trasporto da e verso i luoghi di sfruttamento. L’anziano fungeva anche da vedetta, segnalando alla “responsabile” l’eventuale intervento delle forze dell’ordine.

Le indagini avrebbero anche consentito di far luce su un articolato e lucroso sistema di trasferimento di denaro contante all’estero, denominato “Euro to Euro“, utilizzato dal clan per il trasferimento dei proventi illeciti grazie al concorso di altri due cittadini nigeriani residenti a Palermo, denunciati a piede libero.

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Rosso di sera
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