Nina Siciliana, una poetessa entrata nella leggenda :ilSicilia.it

Una figura precorritrice dei tempi

Nina Siciliana, una poetessa entrata nella leggenda

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27 Agosto 2019

La vostra Patti Holmes desidera porre alla vostra attenzione una straordinaria figura di donna, avvolta nel mistero, il cui nome potrebbe essere Nina Siciliana, Nina da Messina o Monna Nina, che contende a una fiorentina, conosciuta con lo pseudonimo Compiuta Donzella, il riconoscimento di prima poetessa in lingua volgare.

Insomma, dopo la batosta all’orgoglio British con la notizia quasi provata, e per loro scioccante, di uno Shakespeare di origini messinesi, un’altra ne arriva per i toscani grazie alla nostra bellissima, colta e singolare protagonista.

Nina Siciliana, Compiuta Donzella o Gaia da Camino?

Nina Siciliana poetessa

Ovviamente, è inutile nasconderlo, la contesa è più accesa e aperta che mai e, infatti, oltre a Compiuta Donzella, di cui ci sono giunti tre sonetti, vediamo apparire all’orizzonte Gaia, figlia di Gherardo da Camino, signore di Treviso, ricordata da Dante nella Divina Commedia, ma di cui, a differenza delle altre due, non si conosce alcuno scritto. Di Nina, vissuta alla fine del XIII secolo, non ci è dato conoscere né il nome completo, né il luogo di nascita, ma tre studiosi, anzi due versus uno, vissuti tra il XVII e il XVIII, hanno elaborato differenti ipotesi: per Leone Allacci e Geronimo Ragusa, Nina era di origini messinesi; per Antonino Mongitore, invece, di origini palermitane. Si narra, ma qua entriamo nel più tenero dei gossip, che il poeta toscano Dante da Maiano si fosse innamorato dei suoi versi e di lei, senza neppure conoscerla, al punto da dedicarle un sonetto a cui la rimatrice siciliana rispose con altrettanto trasporto; d’altronde il mondo di versi che li univa permetteva loro di intrecciare un intenso e struggente scambio epistolare e una romantica e platonica relazione. Questo rapporto amoroso eternò la nostra poetessa come “La Nina del Dante”.

Chi era Nina?

Nina Siciliana poetessa

Ma chi era questa donna che, ricordata per la straordinaria bellezza e l’acu­ta intelligenza, nei suoi ver­si bra­ma in­ten­sa­men­te l’in­con­tro col suo amato? Il derby Palermo-Messina propenderebbe più verso la città dello Stretto e, infatti, nel caso fosse il suo luo­go di nascita collegherebbe la no­stra Nina con Gui­do e Oddo del­le Co­lon­ne, per­so­nag­gi di spicco del­la Scuo­la Si­ci­lia­na di Mes­si­na, e spiegherebbe la passione nutrita e sviluppata dalla nostra protagonista per quel­le rime così raf­fi­na­te e vo­ta­te al­l’a­mo­re. Ma cosa la con­trad­di­stin­se, rendendola unica? Da un lato il merito di porre la figura femminile in primo piano e darle un ruolo attivo nei confronti dell’amato e dall’altro l’ele­gan­za nel­lo sti­le e il nuovo significato dato alla scrittura poetica.

Avvolta da un’aura leggendaria, nel ten­ta­ti­vo di rie­la­bo­ra­re i mo­del­li con cui era en­tra­ta in con­tat­to, fu in gra­do di ri­bal­tar­li, diventando apripista di una ri­vo­lu­zio­ne che le sue “col­le­ghe” ita­lia­ne recepiranno solo tra il XV e il XVI se­co­lo. Nina, nel di­ven­ta­re sog­get­to e non più oggetto di passione, aman­te anelante, cen­tro pro­pul­so­re del­le sue li­ri­che, ri­mise in di­scus­sio­ne gli sche­mi del­l’a­mo­re cor­te­se che vo­le­va­no la don­na-angelo, fonte d’ispi­ra­zio­ne per l’uo­mo che, pur “cantandola”, la relegava in un ruolo di secondo piano che lei, passivamente e orgogliosamente, accettava perché grata di quella luce che la poneva, agli occhi di tutti, al centro del mondo. La nostra “trovatrice”, capirete tra un po’ il perché di questa definizione, aveva una visione diversa e voleva che la “madon­na”, mea domina a parole, ma non di fatto, fosse realmente e attivamente pro­ta­go­ni­sta, ri-velando, scoprendo per poi ammantare con i suoi versi, i sen­ti­men­ti più intimi che, con lei, tro­vava­no la loro di­gni­tà let­te­ra­ria.

Dubbi sulla sua esistenza

Via Nina Siciliana Palermo

Vogliamo raccontarvi, anche, i dubbi sulla sua storicità. Adolfo Borgognoni, studioso abruzzese, nel 1877, per primo in “Studi d’erudizione e d’arte”, propose la tesi, ribadita un anno dopo in un articolo dal significativo titolo “La condanna capitale di una bella signora”, apparso sulla “Nuova Antologia”, che Nina Siciliana fosse nata, in realtà, nell’officina tipografica dei Giunti nel 1527. Ma da cosa Borgognoni  avrebbe partorito questa convinzione? Forse da una lirica contenuta nella raccolta “Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani”, in cui vi erano anche dei componimenti di Dante da Maiano che, in quanto edita a Firenze da Giunti proprio nel 1527, fu chiamata comunemente “Giuntina di Rime Antiche” .

Via Nina Siciliana Messina

C’è da dire, a onor del vero, che Borgognoni teorizzò pure l’inesistenza di Dante da Maiano ma, in questo caso, fu smentito nel 1907 da Santorre Debenedetti, filologo, critico letterario e accademico italiano, che ritrovò in un manoscritto quattrocentesco due suoi componimenti in occitano. I dubbi da parte di alcuni studiosi, probabilmente, non erano dovuti soltanto alla mancanza di dati storici ma, soprattutto, alla loro diffidenza nel credere che una donna, in un tempo in cui l’analfabetismo femminile era particolarmente diffuso, potesse passare da oggetto a soggetto di versi, utilizzando, per di più, un volgare che il grande Francesco De Sanctis, autore de “La Storia della letteratura italiana“, considerò: “esempio della eccellenza a cui era venuto”.

Le Trobairitz

In realtà, però, alcuni decenni prima, nel sud della Francia, una ventina di donne, le cosiddette trobairitz, la cui esistenza è stata accertata e non lascia margini di dubbio, aveva cantato con successo la “fin’amor” al femminile. Un particolare molto interessante, che vogliamo portare alla vostra attenzione, è l’affinità tra l’unico componimento di una di esse, Alamanda de Castelnau, e la produzione di Nina Siciliana. Ma la nostra poetessa come sarebbe venuta a conoscenza di quella parallela realtà poetica? La spiegazione è presto data: è possibile che avesse letto le liriche delle sue “colleghe” provenzali, come accadeva per quelle dei trovatori, nelle corti e negli ambienti colti siciliani dell’epoca in cui circolavano e che lei, quasi sicuramente, frequentava.

A Nina, di cui da siciliani non possiamo che essere or­go­glio­si, Francesco Trucchi, filologo toscano del XIX secolo, per primo, attribuì il sonetto “Tapina me”, presente nel codice Vaticano Latino 3793, definendolo“un prezioso gioiello”:

Tapina me che amava uno sparviero, amaval tanto ch’io me ne moria; a lo richiamo ben m’era maniero, ed unque troppo pascer nol dovia. Or è montato e salito sì altero, assai più altero che far non solia; ed è assiso dentro a un verziero, e un’altra donna l’averà in balìa. Isparvier mio, ch’io t’avea nodrito; sonaglio d’oro ti facea portare, perchè nell’uccellar fossi più ardito. Or sei salito siccome lo mare, ed hai rotto li geti e sei fuggito, quando eri fermo nel tuo uccellare.”

Quanta contemporaneità nello sparviero fuggitivo che sembra descrivere il nostro oggi in cui, al restare e al costruire, si preferisce il darsi alla fuga e il distruggere, a dimostrazione che il mondo slow di Nina, in fondo, nell’ingarbugliato ambito amoroso, non era molto differente dal nostro, che possiamo definire, e senza timore di essere smentiti, fast. Nonostante la sua esi­sten­za sia stata più vol­te mes­sa in di­scus­sio­ne, speriamo, col nostro piccolo contributo, di avere diradato qualche nuvola e averle dato  un po’ di quella luce che merita. Una cosa certa è che le sue città, Palermo o Messina, l’hanno voluta riconoscere, dandole il patentino di autenticità storica, con due strade a lei dedicate.

Viva Nina Siciliana, Nina da Messina o Monna Nina, e l’ingegno trinacrio che ci pone oltre e ci fa “vedere” altro dal comune “sentire”.

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