7 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 08.24

Noi che vedevamo in bianco e nero

2 Febbraio 2019

botindari epruno

Carissimi,

accendevo la TV in rigoroso bianco e nero dell’ultima generazione che dava la possibilità di ricevere addirittura un secondo canale, ma per poter passare da un canale all’altro dovevo necessariamente alzarmi e pressare l’apposito pulsante posto di fianco sullo schermo.

Le dimensioni delle TV erano pressoché uguali a meno dell’involucro esterno e soprattutto le trasmissioni iniziavano a metà pomeriggio, interrompendo quell’immagine fissa del mitico monoscopio RAI, mandando il Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini e dando inizio ai programmi, udite, udite della “TV dei ragazzi”, altro che “Amici degli Amici”, “Masculi e Fimmine” o Tv del dolore di Barbara e quant’altro e i bambini, dopo aver fatto i compiti, potevano deliziarsi con Giocagiò, Palan, Patitù, la Fata Muccona, Ciuffettino e tanta produzione dedicata ai ragazzi con fior di autori alle spalle.

Inutile dire che dopo il programma di prima serata (che iniziava in prima serata e non alle 21.30), un film alla settimana (e dovevano passare 20 anni dall’uscita nelle sale per poterlo trasmettere), teatro, cultura, varietà del sabato, alle 23.30 circa, con l’ultimo notiziario, tornava il monoscopio, Rossini e tutti a nanna.

A proposito di quella che chiamiamo oggi “prima serata”, bisognava dire che questa era preceduta dal “Carosello”, un geniale prodotto pubblicitario che diveniva esso stesso l’evento e non la fastidiosa interruzione di una visione per trasmettere spot promozionali.

Ogni quadro di questo prodotto legava storie, filmati, animazioni con l’ausilio di importanti testimonial pubblici dell’epoca dietro la valente maestria di grandi registi televisivi e cinematografi. Da qui la mitica frase che anche chi di voi non fosse ancora nato all’epoca avrà certamente sentito, “i bambini andavano a nanna dopo il Carosello” ed era vero.

Per non parlare del calcio in TV al quale non bisognava dare appuntamento nell’agenda come si fa ai giorni d’oggi grazie SKY ma ci si limitava verso le 19.00 circa alla visione del 2° tempo della partita più importante della domenica (perché solo la domenica dopo pranzo si giocava, quali anticipi, posticipi, ore di pranzo e turni infrasettimanali), un solo cronista (“il cronista”) senza analfabetici commenti in sovrapposizione di ex calciatori e la domenica passava.

Andava meglio prima? Non è questo lo scopo del mio discorso, ma soltanto di far conoscere alle generazioni delle TV commerciali cosa ci fosse prima e tentare di comprendere dove ci siamo persi. È ovvio che si trattasse di una offerta unica di stato e culturalmente ben differenziata, con una ratio e un certo ordine e diciamolo pure, una certa qualità.

Vogliamo parlare del dibattito politico? Allora esisteva la “tribuna politica”, un asettico studio con un tavolo, un conduttore giornalista esperto di politica (io rammento Ugo Zatterin, ma non era il solo) e difronte una tribunetta dove stavano seduti giornalisti, ripeto, esperti di politica (e non gli onniscienti personaggi delle arene e dei talk televisivi che parlano di tutto, su tutto, senza una specifica competenza, ma una sola maestria nella provocazione). Il programma andava avanti con una domanda e una risposta e non esisteva la frase “io non l’ho interrotta è per questo non mi interrompa”, non esisteva lo starnazzare, il parlarsi sopra oppure il vezzo di odierni intervistatori schierati che al seguito delle risposte, aggiungono con tono calante la loro considerazione, per arrogarsi l’ultima parola, come se il protagonista del dibattito politico fosse l’ancor-woman e non il politico intervistato.

Bene, erano noiosi, forse sì, ma in noi c’era l’attesa di testare la capacità oratoria di certi leader politici dell’epoca e perché no, la maestria di giornalisti con la “G” maiuscola.

Oggi piango per certi “politici” costretti a faticose turnazioni per garantire la loro presenza in tutti gli spazi mediatici e televisivi che finiscono per diventare “personaggi di spettacolo” prestandosi a piacionerie, a giochi in studio e a quant’altro per raccogliere consensi.

Certe volte penso a quella generazione di cappottoni pesanti e grigi, seri, a volte misuratamente ironici, ma autorevoli. Ma quando mai un La Malfa (padre), un Aldo Moro, un Berlinguer, un Almirante avrebbero accettato di giocare in Tv uscendo fuori dal loro ruolo pubblico ed istituzionale, permettendo come si fa oggi di farsi ridicolizzare e sbeffeggiare in quasi tutti i programmi dove in assenza di ispirazione nei loro testi, si scherza solo e unicamente di politica, come se questa fosse una cosa sulla quale si possa giocare.

Ai tempi, l’unico che sconfinava su questi temi e con grande misura e geniale ironia era Alighiero Noschese e voi miei cari giovani amici, abbiate la curiosità su internet di saperne di più su questi uomini, su quei periodi e scoprirete che “il colore” veniva lasciato alla nostra fantasia, ma soprattutto che ci sarà un motivo per cui questa nazione si è ridotta così.

Un abbraccio, Epruno

Tag:
Sanità in Sicilia
di Salvatore Corrao

Cos’è la Medicina interna e perché può essere una risorsa per il Sistema sanitario nazionale

Un grande maestro il professore Giacinto Viola scriveva sul suo trattato di Medicina Interna del 1933: “in Clinica tutto è improvvisazione, caso per caso, e gli ammalati così diversi sempre, anche quando hanno la stessa malattia, sono poi così mobili nei loro sintomi e fatti obiettivi, che spesso ciò che di essi si dice alla sera non è più vero al mattino”. 
Wanted
di Ludovico Gippetto

“I vestiti nuovi” della dea di Morgantina

Il caso della famigerata dea di Morgantina, ritornata in Sicilia nel 2011 dopo una lunga trattativa con uno dei più grandi musei del pianeta: il J. Paul Getty Trust di Malibu, in California.
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Il 25 aprile festa della libertà tra memoria e impegno

Anche quest’anno la ricorrenza del 25 aprile non è immune da polemiche insulse e pretestuose che puntano a delegittimare e a ridimensionare la portata storica di quel straordinario avvenimento che fu la Resistenza, quel grande movimento di popolo che restituì agli italiani la libertà e cancellò la vergognosa pagina del fascismo.